Santità! Papa Francesco visto con gli occhi della politica

Santità! Papa Francesco visto con gli occhi della politica
Come si è sviluppato il dibattito attorno al libro di Arturo Diaconale edito da Rubbettino "Santità! Ma possiamo continuare a dirci cristiani?", che si è svolto presso l’hotel Parco dei Principi di Roma

Il tema è spinoso, delicato, mentre il giudizio è duro e irriverente. Ma per un giornalista cresciuto alla scuola di Montanelli, come lui stesso si definisce, è la normalità. “Se la Chiesa resiste da oltre duemila anni è perché ha avuto la capacità di adattarsi ai cambiamenti del mondo in cui ha operato. Ma Papa Bergoglio, da buon gesuita cresciuto a pane, peronismo e terzomondismo anticolonialista e anticapitalista, si è spinto più in là dei suoi predecessori. Fino a trasformare l’istituzione inventata da San Paolo nella più grande Ong senza navi del pianeta, specializzata nel terreno del politicamente corretto”, si legge nella presentazione del libro del giornalista Arturo Diaconale, direttore del giornale L’opinione delle libertà, intitolato “Santità! Ma possiamo continuare a dirci cristiani?”, edito da Rubbettino e di cui si è discusso presso la splendida cornice dell’hotel Parco dei Principi di Roma.

L’evento, come la sede richiedeva, è ricco di ospiti noti provenienti dal mondo del giornalismo e della politica. Si va dall’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli al direttore del tg2 Gennaro Sangiuliano, dal senatore forzista Maurizio Gasparri al giornalista e scrittore Davide Giacalone, fino al vaticanista di lunghissimo corso Alberto Michelini. E anche la discussione verte in alto: citazioni di Benedetto Croce in primis, ovviamente, visto il titolo del libro. Ma a ruota seguono quelle di Spengler, Mazzini, De Maistre, Tocqueville, Del Noce, Gioacchino Volpe, Dante Alighieri, senza tralasciare Benedetto XVI o Giovanni Paolo II. Nonostante l’imputato sia lui, il Pontefice regnante, Papa Francesco.

“Sono preoccupato che questo Occidente declini senza il supporto del cristianesimo”, è il senso del libro spiegato da Diaconale a fine incontro, giusto prima che gli ospiti si alzino dalle proprie postazioni. “La Chiesa oltre che essere un soggetto religioso è anche un soggetto politico che condiziona la vita dell’Italia e dell’Occidente”, incalza ancora il giornalista. E “la scelta di Francesco di andare a Lesbo ha influito nelle scelte dei governi Letta, Renzi e Gentiloni, perché così potevano dirsi aderenti ai principi cristiani. Anche se in realtà venivano barattate con lo sforamento economico”, è la chiosa, tagliente. Considerato che proprio “questo ha poi creato i problemi. Da laico in realtà mi sento di stare difendendo la Chiesa, perché dico che abbiamo bisogno dei valori cristiani. Se l’Occidente vuole continuare a difendere i valori di uomo e di libertà ha bisogno di una Chiesa cattolica all’altezza”.

Il tema della discussione, che parte dal libro, di fatto è praticamente tutto compreso nell’assunto che “quello di Croce è un modello culturale” in cui “essere cristiani significa essere occidentali”, come sostiene dal suo canto il nuovo direttore del Tg2 Sangiuliano. Che per sorreggere la sua tesi porta come riferimento le “parole di un estremamente laico e anti-clericale come Prezzolini”, il tratteggio spengleriano del “Tramonto dell’Occidente”, o il semplice fatto che “tutto il diritto romano è stato mediato da religiosi, come i padri benedettini o domenicani”. Ma “con Papa Bergoglio succede che questo binomio, tra valori dell’Occidente e della cristianità, viene meno. Si pensa cioè che la Chiesa possa venir meno, ed ecco il tema della Chiesa Ong”, argomenta il giornalista napoletano. Aggiungendo che, in realtà, “prima di essere Stato siamo una comunità”, e che “essere cristiani è un valore non solo religioso ma anche meta-politico”.

Tesi in seguito rafforzate dall’ex sindaco Rutelli, anche quando indirettamente afferma che “quasi tutti i concetti fondamentali che hanno regolato la democrazia dei moderni vengono dall’antica Roma, la cui forza è il pluralismo”. “Stiamo conoscendo distruzioni folli della nostra storia che non le danno un’identità pluralistica”, affonda Rutelli. “In America stanno distruggendo monumenti di Cristoforo Colombo, hanno tolto da San Francisco la statua di un frate francescano che indica la via del cielo a un nativo. Ma il nome di quella città da dove viene?”, domanda graffiante. Si vuole cioè “riesaminare e riclassificare la storia. Non sono d’accordo con la giunta romana che vuole reintitolare strade a personaggi come Zavattari”, è l’ammonizione del politico, oggi presidente dell’Anica, verso l’amministrazione capitolina.

Ma tornando al giudizio sul Papa, per il democratico si tratta di “un Papa provvidenziale, in epoca anti-elitaria”, visto che interpreta una linea popolare in un momento in cui “sarebbe stato molto duro assumerne un’altra”. Tuttavia, per quanto “non ci sia dubbio che questo Papa non sia eurocentrico”, “molto spesso è vittima della comunicazione dei tweet e delle sintesi, spesso dozzinali: spesso l’ho ascoltato a braccio, la sua articolazione è molto più sofisticata”, dice Rutelli. Se si entra però nel terreno dei temi politici, il giudizio è netto: “Il multiculturalismo per me è un’illusione e un profondo errore. Non a caso Ratzinger ha sempre usato l’espressione interculturale: cioè il confronto e non la fusione delle culture, che implicherebbe un severissimo rispetto della legge”. E “cattolico vuol dire universale: oggi possiamo assimilare Roma e la Chiesa solo nella strada della modernità e delle regole, e non nel buonismo, perché dalla mancanza di regole all’esplosione della comunità il cammino è brevissimo”.

Diverso è il racconto di Giovanni Paolo II fatto dal vaticanista Michelini, che conosceva molto bene, e molto da vicino, Karol Wojtila. “Quando gli chiesi: Santità, ma lei è progressista o conservatore?”, il vaticanista ricorda la risposta del Papa polacco, spiazzante: “Basta con queste categorie che dividono l’uomo”. Il giudizio di Michelini sull’oggi, però, non è affatto tenero: “A me fa simpatia che il Pontefice dica buonasera, dal balcone di piazza San Pietro. Ma quando Giovanni Paolo II disse ‘sia lodato Gesù Cristo’, la folla rispose ‘sempre sia lodato'”. Esempio calzante se si considera che “oggi il problema è che i cattolici non vivono la loro fede”, sottolinea. “E così la società e la famiglia si disgregano. E allora dove va la Chiesa? Dipende da noi, affinché cambi la direzione e aumentino le vocazioni”. Alla domanda invece “qual è il senso del suo pontificato”, Giovanni Paolo II, aggiunge il giornalista, rispose: “Mantenere il senso trascendente della persona. Questo, oggi, viene mantenuto?”.

Il punto, per Michelini, è che “il male dei nostri tempi è la polverizzazione della persona umana. Le istituzioni, le Nazioni unite, quando legiferano conoscono l’uomo? È un tema sostanziale. La persona umana si può oggi facilmente convertire in oggetto da parte di chiunque”. Perciò “bisogna recuperare un tessuto culturale e valoriale in cui riconoscersi”, è la chiosa. “La Chiesa va avanti nonostante gli uomini e nonostante tutto, perché è stata fondata in Gesù Cristo”.

Fa infine sorridere il racconto del senatore Gasparri, quando ricorda il giorno dell’elezione di Bergoglio, e di quando poco prima incontrò il cardinale Ruini che si stava recando in piazza aspettando l’affaccio sul balcone. “È Scola”, disse Ruini, evidentemente influenzato dalle voci che circolavano in quelle ore. Dopo che la sorpresa dell’elezione di Francesco tuttavia si palesò, Gasparri richiamò l’ex guida della Cei. “Mi disse: state attenti, viene dall’Argentina. Noi ci lamentiamo della povertà del mondo occidentale, ma lì è ben diversa la percezione di questo. Vedrà, sorprenderà”.

ultima modifica: 2018-11-28T09:10:27+00:00 da Francesco Gnagni

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: