Teologia e tecnologia. La fede moderna secondo Ceresani

Teologia e tecnologia. La fede moderna secondo Ceresani
Conversazione di Formiche.net con Cristiano Ceresani, capo di Gabinetto del ministro per la Famiglia e le Disabilità Lorenzo Fontana e autore per Giubilei Regnani di "Kerygma. Il Vangelo degli ultimi giorni"

Possibile immaginare che esista un filo rosso, invisibile ma netto e ben tracciato, che taglia in mezzo tutta la storia dell’umanità, dal Big Bang in poi, passando per le persecuzioni cristiane, l’inquisizione e le Crociate, la Shoah degli Ebrei fino agli attuali cambiamenti climatici, unendoli uno per uno come in un grande mosaico, logico e sistematico, e che ci dimostra come queste parlino esplicitamente al mondo d’oggi e soprattutto ci indicano la direzione futura, sempre più segnata in maniera fondamentale dal progresso delle tecnoscienza? È quanto tenta di sostenere Cristiano Ceresani, giurista da lungo tempo impegnato nel ruolo di Consigliere parlamentare della Camera dei deputati, attuale capo di Gabinetto del ministro per la Famiglia e le Disabilità Lorenzo Fontana, studioso appassionato di teologia e di tecnologia alla sua prima esperienza letteraria intitolata “Kerygma. Il Vangelo degli ultimi giorni”, un volume di 504 pagine in uscita per Giubilei Regnani con la prefazione di padre Pedro Barrajón, rettore dell’Università Europea di Roma. In questa conversazione con Formiche.net l’autore spiega la genesi del libro e le conclusioni.

Lei nel suo libro ripercorre la storia dell’umanità in chiave escatologica, facendo peraltro intendere che è l’unica per capirne gli snodi e gli effetti del maligno alla luce della verità, per usare un linguaggio cristiano.

Non solo del male. Dio nella prescienza divina ci ha rivelato tutto ciò che è accaduto e che accadrà nella storia, e nei Vangeli Gesù ce lo racconta. Nei Suoi tre discorsi escatologici sul Monte degli Ulivi Egli parte dalla distruzione del secondo Tempio di Gerusalemme, vicenda che accadrà di lì a poco, nel 70 dopo Cristo. E poi continua: annuncia le persecuzioni dei cristiani, che effettivamente si manifestarono fino a quando il cristianesimo non divenne la religione dell’Impero, ma che si sono poi proiettate fino ai nostri giorni. E ancora, ci annuncia, guerre, rivoluzioni, carestie e pestilenze. Ma non sarà subito la fine. Gesù ci dice che questo sarà solo “il principio dei dolori”. Prima dell’avvento del Regno molte altre cose dovranno avvenire, i tempi dei pagani dovranno compiersi e il Vangelo dovrà essere proclamato a tutte le genti. Alla luce dei discorsi escatologici che si trovano nei tre Vangeli sinottici, e che a ben vedere viaggiano in parallelo con l’Apocalisse di San Giovanni, io cerco di indagare il senso profondo di queste profezie, che ci mettono in guardia su ciò che dovrà accadere sulla terra.

Nella prefazione padre Pedro Barrajón riprende il passo di Giovanni in cui si dice che “dopo l’Ascensione, il disegno di Dio è entrato nel suo compimento”,  e che “noi siamo già nell’ultima ora”.

Questa è la visione ufficiale della Chiesa, che giustamente ci ricorda che con l’Avvento di Cristo il Regno è cominciato. Da quel momento entriamo nell’ultima ora, che si dipana nel tempo e nella storia con una dinamica, una logica e una sequenza temporale che s’intravede nitidamente nei discorsi escatologici di Gesù, che culminano con alcune immagini: l’amore di molti che si raffredderà, l’apparizione dei falsi cristi e falsi profeti che verranno per confondere la verità, e la “grande tribolazione”, questo enigmatico evento evocato anche nella Rivelazione di Giovanni. Fino all’annunzio finale che “le potenze dei cieli saranno sconvolte”. Su questo mi interrogo. Io ritengo che queste parole siano lì a dire qualcosa a noi oggi, uomini del XXI secolo. E che non possano e non debbano essere interpretate come una mera metafora, una allegoria o una parabola.

C’entra anche una questione come quella ecologica, cioè il tema ambientale della Laudato Sì di Papa Francesco?

Assolutamente sì. Il surriscaldamento della terra, lo scioglimento dei ghiacciai, la desertificazione, l’estinzione delle specie animali. Noi viviamo in un’epoca dove stanno accadendo dei fatti climatici del tutto inediti, mai accaduti nella storia dell’umanità e che si sono manifestati negli ultimi decenni. Io mi domando perciò se le parole di Gesù non siano un ammonimento su quanto sta accadendo oggi.

Quindi per ultima ora si intende un incontro con una presenza che accompagna l’uomo qui e ora, Gesù, ma anche un progredire storico in un orizzonte escatologico.

Dal punto di vista teologico Gesù non se n’è mai andato: “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Ma ci dice anche che tornerà: il ritorno di Cristo, la Parusia, è uno degli aspetti più trascurati della rivelazione profetica. Questo lo dice anche Padre Barrajón nella prefazione: sia in ambito ecclesiale che teologico,  i versetti di natura escatologica sono spesso tralasciati in quanto troppo oscuri o interpretati soltanto in termini allegorici, come immagini simboliche e metaforiche. Ma in essi non ci viene detto solo che il bene vincerà sul male, c’è qualcos’altro.

Una visione biblica che ha cioè a che fare in maniera diretta con la storia umana. Ci fa qualche esempio specifico?

Oggi nel ventunesimo secolo la nuova utopia è quella della palingenesi tecnologica: ci dicono e ci raccontano che la morte è un problema tecnico che sarà risolto dalla tecnoscienza, dall’intelligenza artificiale,  dall’ingegneria genetica, solo esclusivamente per mano dell’uomo. Io dico che questo non è nient’altro che il riproporsi del Serpente Antico, la tentazione prometeica dell’uomo di farsi Dio.

In America c’è chi parla di immortalità corporea, e pare che già oggi c’è chi investe molti soldi per studiare questa possibilità.

È assolutamente così, in questo momento nei laboratori di tutto il mondo si sta cercando di insidiare la morte, studiano il Dna per eliminare i tumori fino ad arrivare a dominare i meccanismi della vita per vivere in eterno. L’uomo del ventunesimo secolo è questo. Io dico che abbiamo avuto già le utopie del ventesimo secolo, e quella del ventunesimo è data dall’illusione di risolvere i problemi del genere umano solo con la scienza e la tecnologia.

C’è un rischio di una nuova illusione totalitaria?

È il dogma scientista imperante. Io credo che la scienza e la tecnica siano un dono di Dio, che ha reso il mondo più bello e prospero, però dal punto di vista della fede dico che alla nuova creazione non arriveremo con le nostre mani, ma solo per opera divina. Come è nato l’universo col Big Bang, a un certo punto è nato l’uomo con la coscienza e col pensiero, e l’ulteriore evoluzione porterà, sì, ad una nuova creazione “dove non vi sarà più la morte”,  ma essa non sarà frutto solo delle mani dell’uomo. Sarà frutto di un nuovo irrompere maestoso del divino nella storia.

Tutto questo ha anche a che fare con rivelazioni private, penso alle famose profezie dei due papi e non solo?

Io mi limito ad un’analisi delle profezie bibliche e di carattere cristologico, le rivelazioni private non mi interessano, fuorché le più recenti apparizioni mariane, da Rue de Bac sino a Medjugorje, e credo che siano anch’esse un’ulteriore segno dei tempi. In questo momento mi domando se il Katéchon, il potere che frena, non sia stato tolto di mezzo. L’unico argine al male rimasto sembra l’intercessione della Madonna, che con le sue apparizioni rinsalda i cuori nella fede, e non a caso queste apparizioni cominciano a esplodere nel momento in cui parte il grande attacco alla fede e all’idea della trascendenza, dalla rivoluzione francese fino ad oggi,  al laicismo imperante e alla mentalità scientista che ha oscurato l’orizzonte trascendente: proprio in quel momento la Madonna inizia a battere i suoi colpi più forti.

Il Kerygma allora, l’annuncio, come nel titolo, sarebbe la via d’uscita.

Ovviamente. Oggi, grazie anche alla tecnologia, internet e il web, il Vangelo e la sua potenza salvifica può raggiungere quasi ogni angolo del pianeta. Un pianeta in cui la messe della terra sembra essere matura. Banalmente, anche l’esplosione demografica, il fatto che eravamo meno di un miliardo all’inizio dell’800, molti meno nei secoli precedenti e che oggi siamo oltre sette miliardi e mezzo, è un elemento che si inserisce in modo del tutto coerente tra i segni degli ultimi giorni.

Tra i capitoli del libro c’è anche la fine del capitalismo.

Io faccio un accostamento con la visione giovannea di Babilonia la grande. La domanda è: l’attuale modello di produzione e di consumo è sostenibile? Sicuramente è un modello che ci ha dato prosperità e benessere, e che rispetto ai modelli alternativi come il collettivismo ha sprigionato le migliori energie umane; al contempo, però, ha anche un lato buio, poiché ha divorato le risorse naturali, ha innescato processi di cambiamento climatico molto potenti, e tutt’ora, nonostante abbiamo tutti i mezzi tecnologici e finanziari necessari, da tre anni a questa parte la fame nel mondo, in termini assoluti e relativi, è in aumento. Le persone denutrite sono oltre ottocento milioni. E ciò è uno scandalo.

Anche il Papa su questo punto fa appelli molto forti, l’ultimo pochi giorni fa.

Nel libro io dico che se nel mondo spendessimo per combattere la fame nel mondo quanto si spende per cure dimagranti e per prevenire l’obesità la debelleremmo in sei mesi.

Esistono però anche diversi progetti a livello internazionale per debellare la fame nel mondo.

Sì, ma anche qui c’è una profezia di san Paolo illuminante, laddove afferma che gli uomini negli ultimi tempi saranno egoisti, amanti del denaro, ingrati, senza amore e senza religione, e conclude dicendo che avranno “la parvenza della pietà” mentre ne avranno rinnegata la forza interiore. Oggi nessuno si indigna dinanzi al fatto che ogni santo giorno trenta mila persone muoiono di fame, tra cui migliaia di bambini. Sono dati pubblici. Se ci fosse una pietà vera ci dovrebbe essere un moto di ribellione. Noi dovremmo reintrodurre la decima a livello globale e transnazionale per salvare i popoli afflitti dalla fame.

La tesi è cioè che in parallelo all’affermarsi della democrazia occidentale c’è stata, dapprima, una sorta di apostasia silenziosa dei valori cristiani, accompagnata per di più a un’anarchia crescente sul piano morale.

Il concetto base è che in questa epoca del tutto inedita della storia dell’umanità siamo a un bivio: da una parte la democrazia, i diritti umani, la scienza, la tecnologia e tutti i presupposti per costruire davvero la civiltà dell’amore, della conoscenza e della condivisione. Con i quali potremmo veramente costruire un piccolo paradiso. Ma poi abbiamo un mondo pieno di conflitti dimenticati, di odi etnici e religiosi, di disuguaglianze, dove le alterazioni climatiche stanno creando sconvolgimenti epocali, ormai patrimonio della comunità scientifica internazionale, che abbiamo visto anche in Italia con le disgrazie degli ultimi giorni, e il fatto che si moltiplichino è un dato. Nel mondo si avverte questa atmosfera di conflitto latente, di divisione, di inquietudine, in cui non si trovano più le ragioni dello stare insieme.

Il che mi fa pensare molto anche alla globalizzazione dell’indifferenza di cui parla Francesco.

È esattamente questo, assieme alla cultura dello scarto.

Il Papa, riportando alla mente la profezia di Paolo VI sul fumo di Satana entrato nella Chiesa, alla fine del Sinodo ha parlato del Grande Accusatore che attacca la Chiesa. Anche questo è un segno?

Assolutamente sì. Se la tesi è che siamo nell’ultima ora e che ci avviciniamo all’ultima parte della storia, le Scritture ci rivelano che Satana è sempre più arrabbiato, e quindi intensifica gli sforzi. In questo momento il Grande Accusatore, come l’ha chiamato il Papa, concentra il suo attacco contro le famiglie, la Chiesa e il Creato. Li prende di mira, perché sa, come dice l’Apocalisse, “ che gli resta poco tempo”. La stessa Chiesa, come ci dicono le profezie, non è stata immune dalle tentazioni del Demonio, che non  caso va a insidiare proprio chi è vicino alla fede, perché è invidioso. Gesù ci dice: lo spirito è pronto, ma la carne è debole. Però noi sappiamo che gli inferi non prevarranno su di essa. Che ci siano poi in questo momento, con l’informazione che viaggia dappertutto, le note vicende che mettono in difficoltà la Chiesa, è un fatto triste che segna un punto a favore del Maligno.

Cioè il tema degli abusi. Che ne pensa?

Alla luce delle Scritture questo non dovrebbe stupirci, perché è l’azione di Satana che cerca di screditare la Chiesa, di infangarne l’immagine, però noi sappiamo e diciamo che Cristo continuerà a camminare in mezzo a noi e alla Sua Chiesa e che il male non prevarrà. E anche questo può essere considerato un segno dei tempi. Il fatto che anche la Chiesa non sia immune dall’attacco del male è un dato teologico.

Un altro di questi segni, che lei avvisa nel suo libro e che si annida perfino dentro il mondo cristiano, ha a che fare con la perdita del senso del trascendente.

Si è perso di vista l’asse verticale della Croce: il senso della trascendenza, l’idea della vita eterna e della Parusia, la parte più mistica del cristianesimo, è entrata in un cono d’ombra ed è rimasto l’asse orizzontale della Croce, il cristianesimo come modello di perfezione etica universale. Il cuore del cristianesimo è l’amore, Dio è amore e la radicalità del messaggio cristiano è sicuramente nell’amore per Dio e per il prossimo. Ma per entrambi: il che ti porta a guardare in alto.

Il rischio è perciò quello di una Chiesa ong, di un cristianesimo in salsa prettamente umanitaria.

La Chiesa attenta solo alla dimensione dell’umanitarismo perde il sale. Non che non sia giusto professare la dimensione etica e morale, ma il cristianesimo è qualcosa di più alto, forte, nobile, che ci porta a pensare alle realtà invisibili, al sacro, alla trascendenza, il cui senso si è completamente smarrito. Tant’è che a parlare di angeli e demoni oggi ti guardano storto, eppure fanno parte e sono pilastri della teologia cattolica. Non si può pensare di concepire la storia del mondo e di ogni uomo, di ogni coscienza, senza capire il conflitto che c’è con le tentazioni di un agente esterno. Paolo VI diceva che il diavolo non è una rappresentazione generica del male, ma un essere vivo, spirituale, pervertitore, che agisce nella storia. Questo non ce lo dobbiamo dimenticare, e i fatti che accadono ci dicono che lui sta operando con astuzia, nascondendosi bene. Così che si rischia di non riuscire a immunizzarsi dalla sua opera, con la preghiera o altro.

Ecco, il cristiano ha le sue armi per difendersi: la preghiera, la fede, l’annuncio.

La parola, la preghiera, l’umiltà e, soprattutto, l’amore. La prima lettera a Giovanni ci dice che non dobbiamo avere paura, perché il timore suppone sempre un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore.

ultima modifica: 2018-11-11T08:50:46+00:00 da Francesco Gnagni

 

 

 

 

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