Ecco i numeri che smentiscono le fake news sulle pensioni pubbliche

Ecco i numeri che smentiscono le fake news sulle pensioni pubbliche
Non si può continuare a diffondere dati non certi sulle pensioni degli statali, per aizzare l'invidia sociale. L'articolo di Pietro Gonella e Stefano Biasioli

Ce lo aspettavamo. Cosa? Che quelli del governo gialloverde, per giustificare la ripresa delle persecuzioni economiche contro le pensioni medio-alte, utilizzassero ancora una volta (come ai tempi di Monti-Letta-Renzi e Gentiloni) l’arma delle fake news e dell’invidia sociale.

Adesso ci si mette anche Libero (articolo di Attilio Barbieri, giorno 6/12/18, pag.2 e 3) a sparare addosso ai pensionati statali che “prendono il doppio degli altri”, ossia i pensionati del settore privato. I primi (in totale = tanto al chilo) prenderebbero 2.469,7 euro lordi/mese mentre i secondi (in totale = tanto al chilo) prenderebbero 1.584,8 euro. Da dove vengono i numeri? Dal Rendiconto Sociale Inps, pubblicato il 4/12/18. Noi non discutiamo (per il momento) la correttezza dei numeri Inps, anche se continuiamo a ribadire che la  certezza dei bilanci e dati Inps ci sarà solo quando il successore di Boeri si deciderà finalmente a separare i dati dell’assistenza dalla previdenza. Ma l’articolista non si degna di ricordare alcune verità elementari che qui ribadiamo.

– Le regole pensionistiche non sono state fissate dai pensionati (pubblici o privati) ma dai vari governi, che le hanno modificate almeno 20 volte nei trentennio precedente.
– Esisteva una Cassa florida e autonoma, la Cps (Cassa pensioni sanitari) che è stata volutamente incorporata dai politici nell’Inpdap, per mascherare i mancati contributi di agricoltori, commercianti e via dicendo. Noi, che sanitari siamo stati, chiediamo: “Che fine hanno fatto e a cosa sono serviti i beni della Cps? Per regalare pensioni a chi?”.
– Lo stesso dicasi dell’Inpdap, incorporato poi ancora una volta in un ente piu’ grosso (l’Inps) per mascherare i buchi previdenziali Inpdap stesso, buchi non certo legati ai mancati pagamenti dei dipendenti pubblici, ai quali – mese dopo mese – è stato sempre trattenuto il 33% dello stipendio lordo, ai fini pensionistici. Che, nei fatti, si sia trattato di contributi virtuali (e quindi di debito pubblico mascherato) a noi pensionati pubblici non interessa, né può esserci imputato. A noi i soldi sono stati tolti: sul loro destino non abbiamo responsabilità. Né allora né ora. Nei fatti, siamo l’unica platea di pensionati che percepisce prestazioni previdenziali coperte con la percentuale più alta in assoluto dei contributi versati.
– Se in Italia il 48% dei cittadini non paga le tasse e se le tasse evase superano (dice un recente report del ministero dell’Economia) i 250 miliardi di euro/anno, ciò non dipende dai dipendenti pubblici e/o dai pensionati pubblici. La scadente lotta all’evasione provoca la comparsa di una serie di pensioni di vecchiaia , di invalidità (dirette e ai superstiti) che, in un Paese con un fisco equo, non ci sarebbero. Dette pensioni (di qualunque entità esse siano) non sarebbero così numerose e, quindi, non ricadrebbero sui costi assistenziali dell’Inps e, quindi, su ogni cittadino fiscalmente “corretto”.
– Tra il 2012 e il 2017, gli assegni erogati dall’Inps sono calati (-664.000; -3,9% in 6 anni), soprattutto per il calo delle pensioni di vecchiaia. Ed allora, perché il bilancio Inps soffre? Per colpa dei pensionati attuali (con pensioni legate ai contributi versati e non con pensioni assistenziali) o per colpa dei mancati controlli sugli aventi diritto e sui redditi Irpef degli autonomi?
– I pluriennali studi di Brambilla e C. hanno dimostrato che il bilancio previdenziale Inps è in pareggio o in attivo. È il bilancio assistenziale Inps (legato alle decisioni assistenziali delle leggi finanziarie annuali) a essere in profondo rosso, con le ovvie conseguenze.
– Le tabelle pubblicate da Brambilla, da un ex responsabile dei dati statistici Inps, dall’Aps Leonida etc. hanno ripetutamente dimostrato che, per fasce pensionistiche da 3.000 euro lordi in su (3.000-6.000-8.000-10.000 etc) , il valore della pensione in essere è giustificato (coperto) al 100% dai contributi versati. A proposito ricordiamo che, in data 15/03/16, un dirigente generale Inps (in audizione alla Camera dei Deputati) ha affermato quanto da noi sostenuto da anni. Ossia che, le pensioni lorde superiori ai 100.000 euro annui, in caso di ricalcolo contributivo (del periodo retributivo, cosa peraltro tecnicamente impossibile) sarebbero certamente state incrementate.
– Perciò, questi benedetti pensionati pubblici – definiti “ricchi” – oltre ad aver per decenni pagato le tasse fino all’ultima lira/euro (senza poter evadere), nel periodo 2008-2018 hanno pagato, da pensionati, le tasse più alte della media Ue (aliquota marginale massima del 43%…) alle quali si sono aggiunte ulteriori tasse (noi le chiamiamo così, perché così sono, nonostante il parere della Consulta) costituite dalla mancata rivalutazione delle pensioni per 8 su 11 anni (2008; 2012-2018) e dal contributo triennale di solidarietà (2014-2016). Si tratta di una tassazione aggiuntiva che ha portato all’Inps tra i 500 e gli 800 milioni di euro complessivi, denari usati dall’Inps per erogazioni assistenziali imprecisate (quali sono le voci relative, nel bilancio Inps?).

Anche l’articolista di Libero se la prende con le nostre pensioni dimenticando gli scandali legati a:

– Pensioni di diamante, cioè le pensioni che hanno un differenziale tra ricevuto e versato superiore al 50% (pre-pensionamenti per crisi aziendali; ex ferrovieri; ex postelegrafonici; pensioni sociali etc);
– Pensioni baby, tantissime e vigenti da oltre 30 anni: gente pensionata a 30-35 anni di età e che riceveranno il beneficio pensionistico per oltre 50 anni, con costi complessivi sui 9-10 miliardi di euro a fronte di non più di 2 miliardi di euro di contributi versato;
– Pensioni di 3.000 euro mensili erogate a ben 700.000 persone da oltre 38-41 anni (“pensionati imberbi”);
– Mancato controllo incrociato tra denuncia Irpef e tenore di vita. Basterebbe obbligare gli automobilisti a tenere in macchina copia della denucia dei redditi, da presentare obbligatoriamente alla Polizia, in presenza di controlli per i più vari motivi. Se ne vedrebbero delle belle!

Insomma, noi diciamo al governo gialloverde e a chi diffonde fake-news pensionistiche di documentarsi, prima di scrivere o di dire cose sbagliate. Per ora, invitiamo anche costoro a leggersi la sottostante tabella, elaborata da uno di noi, basandosi su cifre reali.

tabella pensioni biasioli

ultima modifica: 2018-12-07T12:14:01+00:00 da Stefano Biasioli

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