Nel 2017, le vendite di armamenti delle prime cento aziende al mondo del comparto difesa sono cresciute del 2,5%, arrivando a sfiorare i 400 miliardi di dollari. Trainano il mercato le società Usa, seguite (grande novità) da quelle russe. Tutti i dati dell'ultimo report Sipri

L’effetto Trump sulla Difesa si fa sentire e come. Le aziende americane del settore continuano ad aumentare la quota di mercato, a partire da Lockheed Martin, saldamente al primo posto della Top 100 per le vendite del 2017. Mosca non resta a guardare, e guadagna il secondo gradino del podio, occupato sin dal 2002 dal Regno Unito. Proprio Londra guida la compagine dell’Europa occidentale, che cresce complessivamente di poco meno del 4%. Sono alcuni degli ultimi dati pubblicati dall’autorevole Stockholm international peace research institute (Sipri), che prende in considerazione le vendite nel settore difesa dei primi cento produttori al mondo (The Sipri Top 100 arms-producing and military services companies 2017). Nel puzzle complessivo manca però un tassello che pare ormai fondamentale nel contesto globale: la Cina, non compresa nel report per via della “mancanza di disponibilità di dati su cui elaborare ragionevoli o consistenti stime”.

I TREND GLOBALI

Lo scorso anno, le vendite del settore difesa dei primi cento produttori al mondo hanno raggiunto quota 398,2 miliardi di dollari, in aumento del 2,5% sul 2016, facendo registrare il segno più per il terzo anno consecutivo (dopo il trend calante post 2010). Rispetto al 2002, il valore è cresciuto del 44%, a testimonianza di un mercato complessivamente in espansione, comunque dominato dall’Occidente. Tra i primi cento venditori di armamenti, 66 sono infatti statunitensi o dell’Europa occidentale, con una quota di mercato pari all’81%. Nella top ten (che da sola ha registrato 198,2 miliardi di dollari di vendite nel 2017, il 10% in più dell’anno prima), solo l’ultimo posto è occupato da un’azienda russa, Almaz-Antey. Quattro aziende Usa e cinque europee coprono le altre posizioni.

GLI STATI UNITI SEMPRE PIÙ IN TESTA

Dominatrici assolute del mercato le società degli Stati Uniti, su cui si fa sentire l’effetto Trump. Le aziende d’oltreoceano, ha spiegato Aude Fleurant, direttore del programma Arms and military expenditure di Sipri, “beneficiano direttamente dalla crescente domanda di armi proveniente dal dipartimento della Difesa”. Così, ben 42 aziende Usa figurano nella Top 100, con 226,6 miliardi di dollari di vendite (il 57% del mercato, Cina esclusa), in crescita del 2%. Resta saldamente al primo posto Lockheed Martin, con vendite per 44,9 miliardi, circa l’8,3% in più rispetto al 2016. Il colosso guidato da Marillyn Hewson aumenta il distacco con la seconda, Boeing, che sfiora i 27 miliardi (-11% rispetto all’anno precedente), pur considerando che la parte armamenti copre solo il 29% delle sue vendite (contro l’88% di Lockheed). Secondo Sipri, la crescita della prima è imputabile alle consegne di F-35, missili e sistemi di difesa, mentre il calo della seconda è da attribuire ai ritardi nel programma tanker KC-46 e alla fine delle consegne del velivolo da trasporto C-17.

L’EUROPA OCCIDENTALE

Se si presentasse unita, l’Europa occidentale rappresenterebbe la seconda forza del mercato, ben sopra la terza. Eppure, non ci sono le condizioni per una simile semplificazione, e così Sipri analizza separatamente i maggiori Paesi del Vecchio continente. Guida il Regno Unito, con sette aziende nella Top 100 che fanno registrare vendite per 35,7 miliardi di dollari, il 2,3% in più rispetto al 2016, merito soprattutto di Bae System, quarta al mondo dopo l’americana Raytheon e gli alti due big Usa. Sono aumentate invece dell’11%, fino a 21,3 miliardi, le vendite delle sei aziende francesi presenti in classifica, a partire da Thales, che occupa il nono posto in classifica generale con 9 miliardi (+6,9%). Crescita in doppia cifra, rispettivamente da attribuire alle consegna di velivoli militari e fregate e sottomarini, per Dassault (+48% e balzo dal 61esimo posto al 50esimo) e Naval Group (+15% e 19esimo posto). Diminuiscono invece del 13% le vendite del gruppo franco-tedesco Airbus, che arriva 11,3 miliardi, con un peso del 15% sulle vendite complessive. Mostra invece un +1% l’altra azienda categorizzata come “trans-europea”, ovvero la joint venture missilistica Mbda: 3,4 miliardi di vendite e 26esimo posto in classifica

I DUE BIG ITALIANI

“Vendite stabili” per entrambi i colossi italiani del settore. Con 8,9 miliardi di dollari, Leonardo occupa il nono posto, confermandosi nella top ten di Sipri pur perdendo una posizione a vantaggio di Thales. La crescita dello 0,9% è attribuita al buon andamento dell’elettronica per la difesa e dell’aeronautica, mentre l’istituto di Stoccolma nota la decrescita del business elicotteristico. Fincantieri perde invece tre posizioni, passando dalla 55esima alla 58esima posizione. Le sue vendite nel settore difesa (pari al 29% delle vendite complessive secondo Sipri) sono cresciute dello 0,4% lo scorso anno, raggiungendo quota 1,7 miliardi di dollari.

LA CRESCITA RUSSA

Oltre alla crescita degli Usa, la grande rivelazione del report Sipri è senza dubbio la Russia, tutt’altro che in recessione per ciò che concerne la difesa. Le dieci aziende russe presenti in classifica hanno registrato vendite per 37,7 miliardi di dollari, in aumento dell’8,5% e arrivando a coprire il 9,5% del mercato. Significa che per la prima volta nelle rilevazioni dell’istituto, Mosca supera Londra e si prende la seconda porzione del business globale della difesa. Per quanto riguarda Almaz-Antey (le cui vendite sono aumentate del 17,%, arrivando a 8,6 miliardi di dollari), pesano soprattutto le consegne del sistema di difesa missilistica S-400, fortemente supportate dal Cremlino. I dati “sono in linea con l’aumento della spesa russa sul procurement militare, finalizzato a modernizzare le Forze armate del Paese”, ha notato Siemon Wezeman, senior researcher di Sipri. Inevitabile individuare in questo un ritorno al clima della Guerra fredda, in cui le frizioni tra le due superpotenze alimentarono la costante corta agli armamenti.

IL RESTO DEL MERCATO

Per trovare nella Top 100 un’azienda che non sia basata in Russia, Usa o Europa occidentale, bisogna scendere alla 24esima posizione, dove si colloca la giapponese Mitsubishi, con vendite di armi stabili a 3,6 miliardi. Poi, al 28esimo posto c’è l’israeliana Elbit Systems, in calo del 2,8%. La svedese Saab scende dalla 30esima alla 36esima posizione, facendo registrare un -5,3%. Da notare tuttavia la crescita dei cosiddetti “emerging producer”: Brasile, India e Turchia. Insieme, le aziende basate in questi Paesi hanno registrato 11,1 miliardi vendite di armi, l’8,1% in più rispetto al 2016. Quattro aziende della Top 100 sono indiane, con vendite complessive per 7,5 miliardi. In linea con il potenziamento della difesa voluto da Ankara, è stata ancora maggiore è stata la crescita delle due aziende turche: Aselsan (+29%) e Turkish Aerospace Industries (19%).

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