In-Breeding a Cinque Stelle

In-Breeding a Cinque Stelle
Nelle discipline manageriali, In-Breeding vuole dire percorsi di carriera all’interno della stessa entità: si entra uscieri (o quasi) e per selezioni interne si esce amministratori delegati. L'analisi di Giuseppe Pennisi

Breeding significa “allevare” e si usa di solito nel senso di allevare una razza animali, buoi,  cavalli , cani o quel che volete. In-Breeding vuole dire al “proprio interno”. Per alcune razze si cerca di allevarle da sole, senza contatto con altri animali con un differente pedigree. Per molte invece, incroci ed innesti rafforzano e migliorano il bestiame. Nelle discipline manageriali, In-Breeding vuole dire percorsi di carriera all’interno della stessa entità: si entra uscieri (o quasi) e per selezioni interne si esce amministratori delegati. L’In-Breeding non è raccomandato nei testi di management; anzi, è sconsigliato perché non porta linfa nuova e fa sì che la dirigenza finisca con il portare i paraocchi e a non accorgersi dei problemi dell’ente.

Nelle migliori università americane è espressamente vietato per impedire che crescendo da studenti a ricercatori, a professori a presidi, si resti nella propria torre (di calcestruzzo, di cemento o d’avorio) senza rendersi conto del progresso della scienza. Nelle grandi aziende, di norma, non si può restare più di tanto in un incarico. Nella Banca mondiale, dove sono cresciuto ed ho fatto la mia prima carriera un incarico aveva una durata di quattro-sei anni dopo i quali era la norma spostarsi in un altro reparto o settore e le promozioni comportavano quasi sempre uno spostamento. In Italia, l’In-Breding è spesso prassi, una cattiva prassi che è tra le determinanti della nostra bassa produttività.

Il “governo del cambiamento”, invece di contrastarla, manda segnali di volerla rafforzare. La ragione è semplice, quasi banale. Il Movimento 5 Stelle (M5S) è fresco e non ha un radicamento negli ambienti culturali, industriali, finanziari e manageriali dove si cercano, e si trovano, i “vertici” di enti ed aziende ed allora pesca negli enti e nelle aziende medesime tra coloro che sembrano più disponibili a diventare della loro “area”. Ciò grazie allo spoil system all’italiana legiferato una ventina di anni fa. In materia di spoil system suggerirei a tutti , anche al M5S di leggere un testo di John Maynard Keynes, ignorato per decenni, e pubblicato poche settimane fa , con il titolo Il Tesoro dalla Fondazione Ugo La Malfa. Ed anche il vecchio “romanzo parlamentare” di Federico De Roberto L’Imperio.

Alcuni casi sono esemplari. Da mesi, la poltrona del presidente della Consob è vacante perché il M5S insiste per la nomina di un dirigente interno (probabilmente anche bravo) che è ora pentastellato ma ha avuto un lungo diverbio con il presidente precedente e – si dice – pare anche con altri membri della Commissione che vigila su borsa e finanza , nonché – secondo le malelingue- anche con altri colleghi. Per l’Inps si punta – pare – su un ex-dirigente dell’Istituto a lungo ai ferri corti con l’attuale presidente Boeri. Ricerche analoghe sarebbero in corso per Inail ed Isvap. E via discorrendo.

I segnali che provengono dal M5S sono eloquenti. Nel settore pubblico allargato numerosi “promuovibili” o “incaricabili” in potenza si trasformando in ‘”volenterosi collaboratori” sperando di diventare “collaborazionisti” per poi ascendere a più alte sfere. Per mettersi in mostra, se la prendono anche con funzionari, non tenendoli al loro posto, per lasciare spazio “al cambiamento che avanza”.

Non uno spoil system  all’americana dove ogni presidente ha un paio di migliaia di nomine che, se approvate dal Congresso (si veda il vecchio film di Otto Preminger Tempesta su Washington), restano in carica per l’intero mandato. Ricorda quello che conobbi in America Centrale quando dopo ogni elezione cambiavano quasi tutti i funzionari. E nessuno sapeva i precedenti delle “pratiche”.

ultima modifica: 2019-01-10T10:04:15+00:00 da Giuseppe Pennisi

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