L’Italia per l’Arabia Saudita non è solo la Serie A. Oltre la Supercoppa 2019

L’Italia per l’Arabia Saudita non è solo la Serie A. Oltre la Supercoppa 2019
L’Italia rappresenta per Riad un ponte verso l’Europa, così come l’Arabia Saudita un crocevia fondamentale nelle relazioni con il Medio Oriente, con l’Asia e con l’Africa per il nostro Paese. Il super match tra Juventus e Milan a Gedda s’inserisce in un percorso di rapido sviluppo e apertura dell’Arabia Saudita

Una festa dello sport e dell’amicizia. Con grande entusiasmo per il nostro calcio e per l’Italia da parte di un Paese tradizionalmente amico. Proviamo per un attimo a mettere da parte le polemiche e a guardare alla finale di Supercoppa Juventus-Milan che si giocherà il 16 gennaio nello stadio di Gedda – l’avveniristico King Abdullah Sport City definito il “Gioiello Splendente” – con occhi sauditi. Il tutto esaurito è solo questione di ore. In pochissimi giorni sono già andati a ruba oltre 50mila biglietti. E non è solo “CR7 mania”. È passione vera per il calcio italiano. Tanto che l’Arabia Saudita ha siglato un contratto con la nostra Figc, Federazione italiana gioco calcio, per assicurarsi (per 21 milioni di euro) l’ospitalità delle prossime tre edizioni della Supercoppa italiana. A dimostrazione di come Riad creda nel futuro del calcio italiano. Il contratto è stato siglato lo scorso luglio, e questa non è un’inutile precisazione. Le polemiche dunque avrebbero dovuto semmai essere estive, mentre sono arrivate in zona natalizia solo a ridosso dell’evento di portata internazionale tanto che lo stesso presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha parlato di  “festival dell’ipocrisia”, a cui si è aggiunta la firma di una prestigiosa penna sportiva italiana: Gianni Mura. “Questo maxi-dibattito in zona Cesarini mi lascia perplesso”, ha chiosato Mura su Repubblica. “Si sono giocate finali di Supercoppa nella Libia di Gheddafi, nella non proprio democraticissima Cina e dall’estate si sa della partita fissata a Gedda”. La Supercoppa si giocherà tra una settimana fuori dall’Italia per la decima volta. Ed è stata ospitata in passato da Paesi non scevri da possibili critiche quali la Libia (nel 2002), la Cina (2009, 2011, 2012, 2015) e il Qatar (2014 e 2016). Eppure in quelle occasioni si è arrivati alla partita lisci come l’olio, con commenti esclusivamente calcistici.

Quella di Riad è stata una vera scelta di campo. Da apprezzare peraltro e non scontata. La Serie A è attualmente solo quarta nella speciale classifica stilata da Deloitte sui fatturati generati dai principali campionati europei di calcio nel 2018. Mentre la Premiership inglese supera i 5,3 miliardi di euro di fatturato annuo, la Liga e la Bundesliga viaggiano attorno ai 2,8 miliardi, mentre il nostro campionato nel 2018 ha appena superato la quota 2 miliardi.

Le ragioni dunque non sono solo commerciali. Il Regno dell’Arabia Saudita considera lo sport uno dei pilastri portanti dell’ampio e ambizioso progetto di sviluppo del Paese denominato Vision 2030. Uno degli obiettivi principali di Vision 2030 è proprio “la promozione del benessere fisico e sociale e di un sano stile di vita”. L’Italia per l’Arabia Saudita non è affatto solamente la Serie A. È un Paese con cui le relazioni sono ottime fin dal 1932, quando venne firmato il Trattato di Amicizia. Un rapporto che si è andato sempre consolidando nei decenni, con una cooperazione bilaterale molto proficua non solo dal punto di vista degli scambi commerciali, ma anche politica, culturale e nell’ambito della sicurezza e dell’impegno anti-terroristico. L’Italia rappresenta per Riad un ponte verso l’Europa, così come l’Arabia Saudita un crocevia fondamentale nelle relazioni con il Medio Oriente, con l’Asia e con l’Africa per il nostro Paese.

La Supercoppa italiana a Gedda s’inserisce in un percorso di rapido sviluppo e apertura dell’Arabia Saudita: l’evento sarà tra l’altro la seconda occasione, dopo il recente Gran Premio di Formula E di Ad Diriyah di dicembre, in cui grazie allo sport sarà possibile visitare l’Arabia Saudita con visti d’ingresso speciali e immediati collegati ai biglietti della partita. E forse, vale la pena di sottolinearlo, date le polemiche in corso, che proprio dall’Arabia Saudita è partita la “svolta rosa” del campionato automobilistico elettrico. Alla fine dello scorso giugno  infatti nel Paese è caduto un grande tabù: la legge che vietava alle donne di ottenere la patente e guidare. Le tester che il giorno dopo il primo ePrix del campionato 2018/2019 saranno al volante della Gen2 saranno le ambasciatrici di questo cambiamento. Gli spazi di manovra per un’evoluzione potranno esserci dunque anche sul piano calcistico.

Lungi dall’affermare che siamo di fronte ad un Paese che non abbia immense lacune da colmare sul piano dei diritti civili, del rispetto delle donne e delle pari opportunità; ma miope altrettanto non sottolineare i passi in avanti di un Paese in pieno sviluppo sociale, culturale ed economico. Passi che anche tanti Paesi europei, per non parlare solo dell’Italia, devono compiere su più e più livelli. Quanto ci abbiamo messo noi italiani perché le donne calciatrici venissero riconosciute come professioniste al pari degli uomini?

Siamo e saremo sempre, in tutti i Paesi, in tutti i campi ed in tutti gli sport, dalla parte delle donne e garanti del pieno rispetto delle parità, ma siamo anche di fronte ad una partita di calcio. Di quelle che si continuano a giocare quando muoiono uomini e donne sugli spalti, per dire. Soltanto perché indossavano la maglia della squadra avversaria, per dire. O di quelle in cui un giocatore viene insultato perché il colore della sua pelle è diverso. Sempre così, per dire.

Lo sport è educazione, è vero. Lo sport è esempio. Prima però di guardare l’erba del campo del vicino, forse dovremmo provare a sistemare quella del campo di casa nostra. E dovremmo farlo giocando, non boicottando e girandoci dall’altra parte come bimbi dispettosi. Contestiamo una partita di calcio perché giocata in Arabia Saudita mentre con quel Paese intratteniamo normali relazioni diplomatiche? Noi così come tutte le principali democrazie del mondo che insieme a noi partecipano alle più importanti coalizioni militari per l’equilibrio in Medio Oriente.

Giochiamolo allora il nostro calcio, uno dei più belli del mondo e con squadre tra le migliori pronte ad affrontarsi in questa Supercoppa. Da un lato la Juventus che sta dominando da un 7 anni, lo stesso numero del suo campione come nelle favole sportive più belle. Dall’altro il Milan, in rinascita e comunque la società insieme al Real Madrid che ha conquistato più titoli al mondo.

Giochiamolo e facciamo vedere che lo sport è sport e ai massimi livelli si arriva anche attraverso la stabilità di un Paese in cui le donne giocano un ruolo fondamentale e decisionale, senza limitazioni e senza veli. Come Paese e come comunità internazionale abbiamo il dovere etico di dare questi esempi, senza provocazioni o ipocrisie ma con quell’equilibrio che dall’alto delle nostre vette di conquiste democratiche, vogliamo insegnare all’Arabia Saudita e al mondo.

 

ultima modifica: 2019-01-09T08:06:07+00:00 da Emanuela Perinetti

 

 

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