Innovazione tecnologica, il salto “quantico” dei distretti industriali italiani

Innovazione tecnologica, il salto “quantico” dei distretti industriali italiani
Oggi, l’azienda distrettuale, media o medio grande, tende sempre di più ad avere al suo interno competenze tecniche di adeguato livello dedicate in maniera specifica alla ricerca applicata e all’innovazione tecnologica, con il supporto di adeguate infrastrutture-pilota e di laboratori. L'analisi di Renato Ugo, presidente Airi, Associazione italiana per la ricerca industriale

In Italia, la quota di imprese meccaniche che dichiara di produrre macchinari 4.0 intelligenti e potenzialmente interconnessi è oggi arrivata al 60% del totale con punte dell’82% per le imprese con più di 25 milioni di euro di fatturato. Come conseguenza vi è stata una ricaduta diffusa sul sistema produttivo del Paese poiché la meccanica avanzata rappresenta oggi un importante volano innovativo, specialmente grazie all’offerta di macchinari 4.0 intelligenti customizzati in funzione delle richieste della clientela, che ha permesso un rapido e mirato aggiornamento tecnologico della clientela stessa.

Per sostenere una così rilevante crescita tecnologica, il sistema della meccanica ha messo in atto notevoli acquisizioni di tecnologie Ict, tanto che circa il 35% delle imprese della meccanica, ha acquistato negli ultimi anni tecnologie Ict soft con una intensità tre volte superiore rispetto all’economia italiana nel suo complesso.

Un’analisi recente, condotta dal Centro Studi d’Intesa San Paolo, sui fattori abilitanti alla base dello sviluppo in Italia delle produzioni tecnologicamente avanzate dei distretti industriali ha permesso alcune interessanti osservazioni e cioè: il 71% delle imprese ha ritenuto rilevante la presenza di una struttura di ricerca applicata e di sviluppo tecnologico all’interno dell’azienda stessa o nell’ambito del distretto; sono fattori importanti per il 55% delle imprese le richieste della clientela e per il 43% il contenuto tecnologico dell’offerta dei fornitori; molto meno rilevante è considerata l’interazione con le università e le strutture pubbliche di ricerca come Cnr, Enea, stazioni sperimentali.

Le relazioni di filiera con clienti e fornitori sono risultate più efficaci se le aziende distrettuali dispongono di strutture interne di ricerca applicata e sviluppo tecnologico, suggerendo il progressivo abbandono del tradizionale modello distrettuale in cui lo sviluppo incrementale dei processi e il miglioramento dell’innovatività dei prodotti erano delegati ad un generico ufficio tecnico interno preposto a tutte le funzioni pseudo-tecniche dell’azienda, incluso il controllo di qualità, le certificazioni e la manutenzione straordinaria.

Oggi l’azienda distrettuale, media o medio grande, tende sempre di più ad avere al suo interno competenze tecniche di adeguato livello dedicate in maniera specifica alla ricerca applicata e all’innovazione tecnologica, con il supporto di adeguate infrastrutture-pilota e di laboratori. Un vero e proprio salto “quantico”, che è ormai proprio di settori come la meccanica avanzata, l’agroalimentare e la produzione di piastrelle di qualità, eccellenze del sistema distrettuale italiano.

Questo crescente ruolo delle competenze tecnologiche interne e di attività proprie di ricerca applicata ha attivato un più efficiente scambio di competenze tecniche con i clienti/fornitori, e in particolare ha aumentato i rapporti con i poli tecnologici, aggregati territoriali, con una presenza qualificante di alcune aziende medio e medio grandi, ad alta intensità di ricerca, oltre che di micro e piccole.

La comune caratteristica territoriale favorisce efficaci rapporti fra distretti industriali e poli tecnologici, se localizzati nello stesso territorio o nelle vicinanze, attivando così un processo virtuoso di scambio di know-how sistemico e di tecnologie, in particolare quelle Ict, oltre che permettere la formazione di personale distrettuale tecnologicamente preparato.

In parallelo si è generata un’atmosfera positiva per una crescente attenzione distrettuale verso fattori strategici per la crescita sul mercato internazionale delle aziende, come i brevetti, i marchi Internazionali e le certificazioni di qualità. L’importanza di questo processo virtuoso appare evidente nel successo delle aziende dei distretti della meccanica avanzata, della Lombardia, dell’Emilia-Romagna e del Veneto, regioni dove i poli tecnologici ICT sono diffusi.

Il lancio nel 2016 del Progetto Industria 4.0 di sostegno fiscale mirato allo sviluppo in Italia di macchinari intelligenti 4.0 interattivi è stato certamente un rilevante fattore politico per favorire questa crescita nel Paese di processi produttivi intelligenti, per esempio in settori come la meccanica, l’agroalimentare, il packaging, i materiali per la casa come le piastrelle, tipiche eccellenze del sistema distrettuale italiano.

Assecondare questa crescita con il Progetto Industria 4.0 tramite lo sviluppo di una nuova e poi efficiente struttura tecnologica del Paese, e in particolare dei distretti industriali d’eccellenza, è un dovere politico, tenendo conto del loro ruolo-chiave per il manifatturiero italiano. Quindi è auspicabile che il Progetto Industria 4.0 sia mantenuto e sostenuto anche dall’attuale governo.

ultima modifica: 2019-02-03T09:00:01+00:00 da Redazione