Dote scuola di Regione Lombardia, senza oneri e senza guadagni

Dote scuola di Regione Lombardia, senza oneri e senza guadagni
Politiche scolastiche che, mentre garantiscono la libertà di scelta educativa, il pluralismo educativo gravemente compromesso lungo la Penisola ma non in Lombardia, rappresentano una gestione responsabile dei danari pubblici

È stata approvata dalla giunta regionale il 28 Gennaio 2019, su proposta dell’assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro Melania Rizzoli, la delibera con cui vengono stanziati 286 milioni di euro per finanziare le misure a sostegno del sistema di Istruzione e Formazione Professionale e della Dote Scuola per l’anno scolastico 2019/20.

Un sistema di contributi e riconoscimenti incardinato su alcuni principi: “Noi crediamo”, ha dichiarato in conferenza stampa il 29 u.s. l’assessore Rizzoli, “in una formazione professionale di alta qualità, che porti per sua natura verso il lavoro; sosteniamo economicamente la libertà delle famiglie di scegliere i percorsi educativi per i figli, garantita dalla legge ma poi quasi mai sostenuta dallo Stato. E una famiglia che sa di poter contare su un contributo certo, può fare scelte più libere. Così come crediamo che sia giusto premiare gli studenti meritevoli, e soprattutto teniamo nella massima considerazione i problemi delle famiglie con figli disabili“.

Gesti di intelligenza e responsabilità che si levano alti sopra le polemiche incòlte e ideologiche che non mollano la presa sul tentativo di spostare l’intelligenza dalla garanzia di un diritto già ampiamente riconosciuto alla concessione di un privilegio alle cosiddette scuole private.

Repetita iuvant nella necessità di una chiarezza sempre più indispensabile ad uno Stato di diritto quale è l’Italia.

La dote scuola tenta, seppur in minima parte, di ridurre la grave ingiustizia che da anni colpisce le famiglie italiane, soprattutto le meno abbienti, nell’atto in cui esercitano la propria libertà di scelta educativa – come lo Stato Italiano riconosce de iure nella Costituzione.  Quando la famiglia sceglie una scuola pubblica paritaria, che al pari della scuola pubblica statale fa parte del sistema nazionale di istruzione, è costretta a pagare una seconda volta. La prima volta lo ha fatto con le imposte.

Allo Stato italiano: che senso ha riconoscere dei diritti che non si è in grado di garantire? Siamo la più grave eccezione in Europa.

Agli ideologici di tutte le razze: pubblico non è sinonimo di statale.

Requisiti di reddito e valore economico del buono per l’a.s. 2019/2020 ISEE 

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Si ribadisce che il contribuente che non sceglie la scuola pubblica statale regala allo Stato le imposte che paga per la stessa, la quale costa al cittadino circa 10.000,00 euro annui per alunno (dal Corriere della Sera). Dunque – facendo i conti della serva – lo Stato incassa e l’imposta e la mancata spesa. Il contribuente, per essere libero di scegliere ciò che gli spetta (la scuola pubblica per il figlio) devolve e l’imposta e la spesa per la pubblica paritaria, che costa in media la metà della pubblica statale (come ampiamente dimostrato attraverso il costo standard di sostenibilità). La dote scuola è un tentativo di fare giustizia. Almeno un pelo. (anche Repubblica l’ha capito)

Questi i punti strategici delle linee di indirizzo approvate dalla Giunta regionale:

DOTE SCUOLA. Sono state confermate le misure tradizionali del modello della Dote Scuola per il sostegno al diritto allo studio degli studenti, con lo stanziamento di risorse per 40.5 milioni di euro, così suddivisi:

– Il buono scuola (23 milioni) per le famiglie con figli che frequentano le scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado e il contributo per l’acquisito di libri di testo, di strumenti per la didattica e di dotazioni tecnologiche (10.5 milioni), nel limite di determinati parametri reddituali;

– I servizi di sostegno didattico per gli allievi con disabilità nelle scuole non statali e paritarie di ogni ordine e grado (4.5 milioni più un milione per quelli che frequentano le scuole dell’infanzia non statali e non comunali);

– La «Dote merito» (1.5 milioni), che premia gli studenti eccellenti nei percorsi di istruzione e di istruzione e formazione professionale con esperienze formative in contesti all’avanguardia, in Italia e all’estero.

I BENEFICIARI

Nell’anno scolastico in corso sono 23.500 gli studenti che beneficiano del buono scuola, con una positiva tendenza in aumento (500 studenti in più dell’anno precedente) che testimonia una crescita di fiducia da parte delle famiglie, fiducia che noi dobbiamo sostenere: “È una misura di libertà”, ha affermato l’assessore Rizzoli. I beneficiari del sostegno agli studenti con disabilità sono attualmente 2.000, più altri 1.800 nelle scuole per l’infanzia; il contributo per il materiale didattico è rivolto a una platea di 76.000 ragazzi, mentre la Dote merito ha raggiunto 2.500 studenti.

Ci si augura che questo gesto di intelligenza e responsabilità giunga sino a Roma. L’unica la strada verso la libertà di scelta educativa e il pluralismo formativo, cioè il costo standard di sostenibilità.

ultima modifica: 2019-02-03T09:10:34+00:00 da Suor Anna Monia Alfieri