L’Italia sul Venezuela si allinea con Grecia, Romania, Cipro, Slovacchia e Irlanda

L’Italia sul Venezuela si allinea con Grecia, Romania, Cipro, Slovacchia e Irlanda
Una linea ancora ambigua, quella dell'Italia sul Venezuela, lontana dalla decisione di 22 Paesi europei che hanno riconosciuto la legittimità del governo di transizione di Guaidó

La posizione del governo italiano sulla crisi del Venezuela è ancora ambigua. Il Movimento 5 Stelle innalza la bandiera della non ingerenza mentre la Lega spinge per il riconoscimento di Juan Guaidó come presidente ad interim del Paese sudamericano. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è pronunciato a favore di una presa di responsabilità in una vicenda che riguarda la scelta tra “democrazia e violenza” e che tocca da vicino l’Italia per la grande comunità di italiani residenti in Venezuela.

Dopo la scadenza dell’ultimatum dell’Unione europea a Nicolás Maduro per il richiamo ad elezioni anticipate, 22 Paesi europei hanno deciso di riconoscere la legittimità del governo di transizione di Guaidó, per avviare il percorso di un ritorno al voto trasparente, libero e giusto.

Lontana dai Paesi alleati da sempre (Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, tra gli altri), l’Italia mantiene la posizione di cinque Paesi che si avvalgono di diversi motivi per non ammettere il governo ad interim nominato dalla Costituzione venezuelana: Grecia, Irlanda, Romania, Slovacchia e Cipro.

Il governo di Alexis Tsipras in Grecia invoca le motivazioni più politiche. È allineato con la posizione dell’Uruguay e del Messico, per difendere la neutralità nella crisi venezuelana. Con il Venezuela, “l’Unione europea deve agire come un attore globale autonomo lasciare che imperino i principi di democrazia, le leggi e i diritti umani”, ha detto il ministro greco George Katrougalos. Il governo di sinistra di Syriza aveva rapporti stretti con l’ex presidente Hugo Chávez, e si mantiene lontano dagli Stati Uniti e più vicino alla Russia e la Cina.

L’Irlanda si basa sulla dichiarazione dell’Unione europea del 26 gennaio nella quale si chiede a Maduro il richiamo al voto anticipato, senza però dare una data di scadenza. Il premier Leo Varadkar, vicino al Partito Popolare Europeo, sembrerebbe tentato dal riconoscimento di Guaidó, ma ancora non si è pronunciato. Il ministro di Affari esteri dell’Irlanda ha insistito nella necessità di nuove elezioni in Venezuela. Un portavoce del governo di Dublino avrebbe dichiarato che la neutralità militare non implica la neutralità politica.

La Romania, che occupa la presidenza europea, insiste nella dichiarazione del 26 gennaio per le elezioni libere, ma aggiunge che “la posizione di Bucarest sui passi a seguire è ancora sotto analisi. Presto si comunicherà la propria decisione”. Mentre Slovacchia e Cipro si mantengono al margine senza chiare motivazioni; l’ambiguità probabilmente si deve al fragile equilibrio politico del governo socialista, che convive con una presidenza nelle mani dei conservatori.

Da quanto si legge sul quotidiano spagnolo El País, Federica Mogherini, l’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, insiste sul  consenso che c’è tra i Paesi membri negli aspetti fondamentali della crisi venezuelana. Il fatto che alcuni governi ancora non riconoscano il presidente ad interim Juan Guidó risponde a questioni e tradizioni legali, che non devono interpretarsi come differenze politiche all’interno dell’Unione europea.

ultima modifica: 2019-02-06T10:00:22+00:00 da Rossana Miranda

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