Erano nati per "aprire le istituzioni come scatolette", per riportare "l'onestà nella politica" e per "cambiare" radicalmente le sue logiche. Dalle stelle del 2013 alle stalle del 2018. Un parabola interessante e assai sconcertante per il M5S.

Il M5S doveva rivoluzionare la politica in Italia e in Europa. In parte ci è riuscito, ma non come era nelle sue intenzioni iniziali. Sarebbe ipocrita, infatti, non riconoscere il grande ruolo giocato nel rompere, in Italia, la logica ormai ventennale del confronto tra Berlusconi e i suoi antagonisti, tra una certa destra e una certa sinistra. Non a caso, si sono detti sempre “oltre”. Ma dal 2013 ad oggi, cosa è successo al M5S?

Il M5S nasceva con uno scopo innovatore e rivoluzionario: eliminare la corruzione dalla politica e riformarne le logiche. Superare le dinamiche di gruppi di potere e di accordi fatti dietro le porte di salotti bene. Volevano, e con un sincero slancio, restituire il potere “al popolo”. Volevano abbattere la casta, quella categoria assai criticabile, nella teoria come nella pratica, che si spartiva il potere, le poltrone e prendeva le decisioni a danno del popolo.

Il M5S era, per me, il prototipo del populismo puro. Quello che basa la propria “ideologia” – seppur leggera – su una molto elementare dicotomia: elite vs popolo. Le prime dipinte come crudelli strutture di potere, il secondo come un innocente, uniforme e sempre puro corpo. Per questo, fin dall’inizio, la loro massima era: mai alleanze con chi è corrotto, con chi ha rovinato il paese, con chi ha oppresso il popolo. Già, all’inizio era così. Nel bene o nel male, questo movimento ha rappresentato uno spartiacque nella politica italiana, e non solo. Direi anche quella europea.

Passano gli anni e alle idee rivoluzionarie e positive, si affiancano le logiche del potere istituito, quelle che cristalizzano i movimenti in partiti. E così, alle elezioni del 2018, il M5S è premiato come mai nessun altro partito prima, in così poco tempo, e sfiora il 34% dei consensi, da solo, come singola sigla politica. Senza alcuna coalizione. Un risultato rimarchevole. Ma la maggioranza dei voti per formare il governo, non c’è.

Inizia la lenta, ma inesorabile caduta del M5S: l’accordo con la Lega. Il partito nazionalista, xenofobo, e con simpatie fasciste (Casapound e Forza Nuova infatti gli orbitano attorno) non è un corpicino inerme. Anzi. Salvini è un leader rodato. La Lega un partito novecentesco, un po’ militarista nella sua conformazione interna, ma è la formazione politica più antica in parlamento. Esiste, infatti, già dalla fine degli anni Ottanta, anche se era qualche cosa di un po’ diverso, alle origini.

Siamo sempre qualche cosa di diverso, tutti, alle origini. Poi la vita…Ti cambia. E ha cambiato anche il M5S. Che nel suo programma scriveva: abolizione del reato di clandestinità, ed oggi, con una votazione farlocca, una triste sceneggiata che con la democrazia diretta da loro professata non ha nulla a che vedere, salvano la pelle politica a Salvini, da un’autorizzazione a procedere per un reato contestatogli, di sequestro di persone. Ossia, il caso della nave Diciotti, con 49 disperati a bordo costretti per giorni, in condizioni disumane, per i calcoli cinici di un politico spregiudicato.

Che ne è delle idee del M5S? Se lo chiedono in molti. Anche, o soprattutto, nel Movimento. Grillo stesso ha “blastato” il quesito con cui il M5S ha invitato le sue attiviste e i suoi attivisti a votare. Berlusconi stesso, come il PD, ha osservato il tradimento dei valori del M5S, pur dicendosi contento del fatto che Salvini non verrà processato. Insomma, che brutta e triste fine per il M5S. Quella speranza di rivoluzione, tradita da loro stessi.

Sono un ottimista per natura, quindi, osservo la situazione – mi sforzo – da una prospettiva diversa: il 59% ha votato per difendere Salvini, il 41% perché il M5S non perdesse definitivamente la bussola. Ecco, quel 41% ci dice che il M5S non resterà quel che vediamo ora, a lungo. No, perché Di Maio è un leader vecchio e già archiviato dalla storia. La sua breve e imbarazzante ascesa al potere un’onta per il Movimento. Tanto che già puntano su altri volti, Fico in primis. Ma questa spaccatura ci dice che una parte forse si è svegliata dal letargo o dall’ubriacatura del potere.

Il M5S doveva rivoluzionare il Paese e salvare le sue istituzioni in nome della “vera” democrazia. E’ finito, per colpa di un manipolo di sprovveduti, per essere cibo politico – e di voti – per la Lega di Salvini. La parte più reazionaria e di destra di questo movimento è già confluita verso la Lega. La perdita di consenso per il M5S è un colpo mortale. Riponiamo fiducia in quel 41%, seppur per nulla rappresentativo in numeri assoluti, del Movimento. Ma guardiamo a questo come alla prima grande frattura del M5S, ciò che permetterà, presto, che la parte più progressista, legata a quei valori di democrazia e rinnovamento, prevalga, o si distacchi e allora, si apriranno nuovi scenari anche per il Paese.

Intanto, Salvini festeggia, e può serenamente portare avanti la sua linea politica fatta di propaganda volgare, violenta, razzista e xenofoba, per macinare ancora un po’ di voti sulle spalle del Paese e di chi davvero soffre. Perché l’ultimo dei problemi, in Italia, è proprio quello della migrazione. Ma per ora, la rabbia, offusca la mente alle italiane e agli italiani. Speriamo si sveglino prima che sia troppo tardi.

 

 

 

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