In un’analisi intitolata “Il Venezuela di Maduro è condannato? Hanno detto lo stesso sulla Siria di Assad”, il giornale sostiene che “sebbene gli Stati Uniti abbiano riconosciuto l'opposizione siriana come legittima rappresentante della nazione, Assad rimane più forte che mai”

Migliaia di persone in piazza che esigono le dimissioni del presidente; le frontiere collassate dai rifugiati in fuga; la vendita di petrolio sotto embargo e una condanna generale al modello economico socialista. Gli Stati Uniti che sentenziano: “Questo regime è un cadavere che cammina”.

No, non si tratta del Venezuela di Nicolás Maduro nel 2019, è la Siria di Bashar al-Assad nel 2011. E comunque, il suo governo resiste, nonostante le critiche della comunità internazionale. Succederà lo stesso con il Venezuela?

A fare il paragone è il sito Bloomberg. In un’analisi intitolata “Il Venezuela di Maduro è condannato? Hanno detto lo stesso sulla Siria di Assad”, il giornale sostiene che “sebbene gli Stati Uniti abbiano riconosciuto l’opposizione siriana come legittimi rappresentanti della nazione, Assad rimane nel palazzo presidenziale di Damasco, più forte che mai”. Anche i leader israeliani, molto scettici sulle rivolte della Primavera Araba, avevano previsto (sbagliando) la fine di Assad.

“Mentre restano alte le probabilità che Maduro venga cacciato – forse anche rapidamente – i paralleli con Assad e la Siria meritano di essere considerati – si legge su Bloomberg -. La pressione su Maduro va oltre lo spintone diplomatico. Gli Stati Uniti hanno bloccato l’acquisto di petrolio venezuelano, la principale fonte di entrate del governo. Circa tre milioni di venezuelani sono fuggiti, creando una crisi di rifugiati per i suoi vicini, in particolare Colombia e Brasile. Dimostrazioni di strada enormi hanno presentato un quadro costante della rabbia dei cittadini. L’unico Paese significativo che si batte per il regime è la Russia”.

Dunque, come con Assad otto anni fa, è molto difficile trovare un analista o funzionario occidentale che scommetta per la sopravvivenza a lungo termine del regime di Maduro. L’analisi ricorda come il governo di Assad è stato sfidato in poche settimane dalle partenze forzate di altri due dittatori arabi: Zine El Abidine Ben Ali della Tunisia e Hosni Mubarak dell’Egitto. Anche la fine di Muammar Gheddafi in Libia non era molto lontana. In America Latina, invece, un gran numero di governi populisti di sinistra – molto simili al Venezuela – sono tramontati. Dal Brasile fino all’Argentina. Tuttavia, ci sono anche discrepanze di peso.

A differenza della Siria, il Venezuela dipende quasi esclusivamente del petrolio, per cui l’embargo americano potrebbe paralizzare lo Stato. Inoltre, la lealtà del sistema di difesa siriano si basa sull’appartenenza alla minoranza alawita della famiglia Assad, mentre in Venezuela i militari sono più trasversali. Fare in modo che sostengano il governo ad interim di Guaidó è più facile.

“Infine, l’opposizione siriana è divisa per tribù, etnia e religione – aggiunge Bloomberg – senza una chiara leadership; in Venezuela, l’opposizione è notoriamente frammentata, ma secondo linee politiche. Nel mese scorso si è allineato dietro Guaidó”. Dany Bahar, ricercatore venezuelano al Brookings Institution di Washington, ha detto a Bloomberg che l’economia del Venezuela probabilmente si rivelerà fatale per Maduro.

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