Così il caos venezuelano divide la Russia

Così il caos venezuelano divide la Russia
Putin è al bivio: o resta fedele a Maduro o si siede sul tavolo dei negoziati per fare parte nel processo di transizione. L’analisi del New York Times

Mercoledì scorso un gruppo di funzionari del governo russo e rappresentanti del settore petrolifero hanno commemorato la morte dell’ex presidente venezuelano, Hugo Chávez nella chiesa San Luigi dei Francesi a Mosca. Nonostante il caos nel quale è sommerso il regime di Nicolás Maduro, Vladimir Putin si mantiene fedele al Venezuela, dopo un’alleanza durata anni. Ma qualcosa sta cambiando…

Secondo il quotidiano americano The New York Times, Alexander Shchetinin, principale diplomatico latinoamericano della Russia, e Igor Sechin, rappresentante della statale petrolifera russa, Rosneft, hanno depositato fiori ad un monumento di Chávez. “Tuttavia – si legge sul NYT – dietro questi eventi ufficiali, le élite politica ed economica della Russia si sta dividendo su come preservare i loro interessi nel migliore dei modi […] Il Cremlino affronta una forte decisione: aumentare il sostegno al suo alleato o fare parte di quelli che hanno scelto al successore”. La pubblicazione sostiene che la strada che prenderà Putin aiuterà a determinare se il Venezuela “avrà una transizione governative pacifica, se comincerà una guerra civile o se si consoliderà il modello repressivo del governo di Maduro”.

Per Vladimir Rouvinski, politologo dell’Università Icesi a Cali, Colombia, “l’immagine e l’influenza globale della Russia sono in gioco in Venezuela […] L’impatto iniziale e la paura in Russia di perderlo tutto in Venezuela stanno cambiando con la possibilità di fare parte di una transizione negoziata, che rispetti i loro interessi”. Gli investimenti russi in Venezuela includono progetti petroliferi e contratti militari con le firme statali russe in Venezuela.

Negli ultimi anni, la statale Rosneft è diventata il principale socio petrolifero del Venezuela. Ha titoli di cinque progetti di produzione di greggio e ha prestato circa 7 miliardi di dollari al governo di Maduro, più un debito ufficiale di circa 2,3 miliardi di dollari con lo stato venezuelano. Secondo il NYT, Caracas deve al ministero delle Finanze russo 3,1 miliardi di dollari per l’acquisto di armamenti, camion e tonnellate di grani. Cifre significative, secondo l’analista Alexander Gabuev del Centro Carnegie di Mosca, che però non sono determinanti per l’equilibrio dell’economia russa: “In Venezuela c’è in gioco l’abilità di Putin di proiettare la Russia come una potenza globale”. Oltre ad avere un alleato nella regione contro gli Stati Uniti.

Il NYT riporta, da fonti vicine al ministero degli Affari Esteri russi, che diplomatici russi sono in contatto con l’opposizione del Venezuela. Una persona vicina al progetto di difesa RosTec ha dichiarato al quotidiano americano che “tutti sanno che la situazione in Venezuela è terribile e che il governo deve cambiare. Quello che vuole la Russia è scegliere la persona che sarà al potere. O almeno avere potere decisione sulla transizione”.

Il deputato dell’opposizione Venezuela, Ángel Alvarado, ha avvertito che il tempo preme: “Se resta leale a Maduro, la Russia aumenta la dipendenza dell’opposizione dagli Stati Uniti, che potrebbe fare pressione con il nuovo governo per cancellare i contratti di Rosneft e distruggere le armi russe […] Più aspettano, più rischiano di perderlo tutto. I loro investimenti sono salvi, ma devono sedersi sul tavolo di negoziazione prima che sia troppo tardi”.

ultima modifica: 2019-03-12T09:20:27+00:00 da Rossana Miranda

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