Difesa e grandi opere: le analisi costi-benefici non bastano. Il punto del sottosegretario Volpi

Difesa e grandi opere: le analisi costi-benefici non bastano. Il punto del sottosegretario Volpi
Proiezione esterna del Paese, impegni internazionali e alleanze. Sono gli elementi del “bilancio strategico” da cui non può prescindere ogni valutazione relativa ai programmi militari o alle grandi opere. Secondo il sottosegretario alla Difesa Raffaele Volpi (Lega), la tanto invocata analisi costo-benefici non basta

Per i programmi della Difesa, così come per le grandi opere, le analisi costi-benefici non bastano. Serve un “bilancio strategico”, un approfondimento che tenga conto degli impegni internazionali, della postura all’estero e degli impatti su tutto il sistema-Paese. È il punto del sottosegretario alla Difesa Raffaele Volpi, che segue le invocazioni dei vertici militari alla certezza programmatica e il forte messaggio che sullo stesso tema è arrivato dal Consiglio supremo di Difesa voluto dal presidente Sergio Mattarella.

LE PAROLE DI VOLPI

“Per le grandi infrastrutture strategiche necessarie al Paese, così come per le piattaforme innovative e per i programmi consolidati che interessano anche il mondo della difesa, la così detta analisi costi-benefici non basta”, ha spiegato il sottosegretario in quota Lega. Tale valutazione “dovrebbe essere affiancata da un bilancio strategico”, ha aggiunto, cioè “un approfondimento necessario che non si basi unicamente su termini materiali e finanziari, ma che analizzi le opzioni di indirizzo strategico, anche per il medio-lungo periodo, rispetto a dati immateriali riferibili, per esempio, a impegni internazionali, ad alleanze e proiezioni geopolitiche”.

PER UNA VISIONE SISTEMICA

“Calcoli, seppur complessi, che non tengano conto di questi impatti, appaiono spuri di un’analisi più completa che permetta una consapevolezza più ampia anche in riferimento ai rapporti internazionali e quindi una visione strategica completa e ad ampio spettro nel momento delle scelte”, ha chiarito ancora Volpi. Dunque, “sarebbe opportuno da subito un bilancio strategico che raccolga, per queste opere e per questi programmi, le visioni d’insieme da affiancare alle analisi costi-benefici”. Si tratta di un approccio strategico invocato a gran voce dal comparto, che definisca le priorità sulla base del collocamento del Paese in ambito internazionale e che offra certezza di intenzioni e di investimenti, elemento essenziale per programmi che si muovono in orizzonti temporali pluridecennali.

IL MESSAGGIO DEL CONSIGLIO SUPREMO DI DIFESA

Lo stesso messaggio è arrivato con forza a inizio mese dal Consiglio supremo di Difesa convocato dal presidente Sergio Mattarella (qui un approfondimento). Oltre alla stoccata rivolta al governo sul collocamento euro-atlantico, il Quirinale ha sottolineato “il carattere di continuità, anche finanziaria, che deve necessariamente caratterizzare i programmi di ammodernamento che si sviluppano su orizzonti temporali particolarmente lunghi”. Un richiamo a certezza programmatica che mancava nella precedente riunione di ottobre, e che è apparso ereditare mesi di preoccupazioni di esperti e addetti ai lavori per un budget Difesa evidentemente risicato e per le incertezze relative ad alcuni programmi, F-35 in testa.

LA RICHIESTA DELLE FORZE ARMATE

Ancora prima, a metà febbraio, era stato il capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Enzo Vecciarelli, a chiedere (solo l’ultimo in ordine di tempo tra i vertici militari) certezza programmatica. Alle commissioni Difesa di Camera e Senato, nel corso dell’audizione per la presentazione delle sue linee programmatiche, aveva invocato “la possibilità di pianificare con un orizzonte per lo meno di medio periodo”, sottolineando “l’esigenza di risorse economiche e volumi finanziari che siano adeguati alle contingenze odierne e, cosa più importante, coerenti programmaticamente con i trend e gli sviluppi futuri attesi, in una logica di stabilità di medio-lungo periodo, per fare in modo che la Difesa continui a costituire un’utile tessera di un pregiato mosaico più grande al servizio del Paese, della collettività e dei cittadini”.

IL DOSSIER F-35

Un programma su tutti esemplifica l’esigenza di “bilancio strategico” e di “certezza programmatica”: l’F-35. Non a caso, nella stessa audizione, Vecciarelli definiva il velivolo “indispensabile” per le Forze armate italiane: “Non è una macchina fine a se stessa – aveva aggiunto – e soprattutto adesso che abbiamo modo di utilizzarla, ci rendiamo conto che rappresenta effettivamente una rivoluzione politico-militare”, poiché “potrà portare chi ce l’ha ad essere parte di quel gruppo di Paesi che guideranno le azioni e prenderanno le decisioni, e chi non ce l’ha, invece, a seguire”. Qui si inserisce il “bilancio strategico” proposto da Raffaele Volpi, che chiede di valutare gli indirizzi di politica estera e gli impegni internazionali. Non è un segreto che il programma sia particolarmente caro agli Stati Uniti di Donald Trump. A ciò si aggiunge la contestuale richiesta del Consiglio supremo di Difesa per “uno strumento militare moderno, efficace e pienamente integrato nella dimensione europea e transatlantica”. Elementi che dovrà tenere in considerazione il premier Giuseppe Conte, nel cui mani è ora il dossier del velivolo di quinta generazione dopo la valutazione tecnica del ministero della Difesa.

ultima modifica: 2019-03-26T12:20:54+00:00 da Stefano Pioppi

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