Il governo dice Ambiente. Tutti i lati green del Def 2019

Il governo dice Ambiente. Tutti i lati green del Def 2019
Dalla spinta alle rinnovabili alla riduzione di emissioni di CO2, le misure ambientali inserite nel Documento di economia e finanza che il governo ha messo a punto

L’obiettivo è il ritorno a una fase di sviluppo economico, che sia contraddistinta da un miglioramento sociale e della qualità della vita. Questo lo spirito del Def 2019, il Documento di economia e finanza che il Consiglio dei ministri ha approvato, e che il ministro Giovanni Tria e i tecnici dell’economia hanno racchiuso in tre corpose sezioni (Programma di stabilità del governo; Analisi e tendenze di finanza pubblica; Programma nazionale di riforma) ognuna a sua volta articolata in un vortice di appendici, allegati, tavole, e relazioni. La prima e l’ultima parte, dopo il passaggio in Parlamento, saranno inviate alle istituzioni europee entro il 30 aprile.

Il documento disegna il quadro delle politiche di bilancio dei prossimi tre anni di questo governo; e lo fa non senza aver lasciato strascichi lungo il percorso. I decreti crescita e ‘sblocca-cantieri’ dovranno svolgere un ruolo da protagonista nel sostenere gli investimenti. E, in quest’ottica, lo sviluppo sostenibile – e tutti i temi ambientali di accompagnamento alla competitività economica – non dovrebbero essere esclusi dal programma triennale che il governo ha messo a punto. Per esempio già dalle pagine introduttive di parla di strategie nazionali per la banda larga, il 5G, le politiche industriali, la mobilità sostenibile, le semplificazioni amministrative e l’aumento dell’efficienza.

Nel Programma nazionale di riforma tra le altre cose c’è la relazione – predisposta dal ministero dell’Ambiente – sugli impegni per la riduzione delle emissioni di gas serra. In particolare le scelte indicate dal dicastero di via Cristoforo Colombo, per il raggiungimento degli obiettivi europei riguardano efficienza energetica e rinnovabili. Si pensa così a una proroga dell’ecobonus (da ultimo fino al 31 dicembre 2019) con detrazioni fiscali al 50 e all’85% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici; e della detrazione fiscale (ora sempre al 31 dicembre di quest’anno) per interventi di ristrutturazione edilizia anche legati a ottenere risparmio energetico e produzione di energia pulita.

Viene incluso, tra le misure, anche il finanziamento di circa 100 milioni a valere sul Fondo per lo sviluppo e coesione 2014-2020, con 65 progetti di efficientamento energetico di edifici pubblici di enti locali (edifici comunali, asl, scuole); il finanziamento di interventi per l’efficientamento energetico dell’illuminazione pubblica comunale interessata da percorsi giubilari; l’attivazione di un accordo di cooperazione con centri di ricerca e amministrazioni pubbliche per lo sviluppo della produzione e l’uso dei biocarburanti in aviazione; la realizzazione delle prime due annualità del Programma triennale Enea di informazione e formazione rivolto a cittadini, imprese e Pubblica amministrazione per promuovere l’uso razionale dell’energia. Il resto delle indicazioni sono contenute in una serie di provvedimenti – 24 tra decreti e atti, riportati in modo didascalico – che sono riconducibili agli anni passati e a precedenti governi.

Il ministero ricorda che, “sulla base degli scenari emissivi più aggiornati, la piena attuazione delle politiche e delle misure ad oggi approvate permette all’Italia di ottenere riduzioni di emissione superiori a quelle necessarie per adempiere agli obiettivi” europei. Punto di riferimento, per una valutazione preliminare delle misure di riduzione di gas serra, è la proposta contenuta nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, che al momento è oggetto di consultazione pubblica. L’obiettivo europeo di una riduzione di gas serra del 40% al 2030 si traduce in una riduzione del 43% per il settore Ets (Emissions trading system, cioè lo scambio di quote) ed una del 30% per i settori non Ets, calcolate rispetto all’anno 2005. Inoltre i due obiettivi relativi all’incremento dell’efficienza energetica e delle rinnovabili sono sinergici rispetto all’obiettivo di riduzione delle emissioni.

Il Def spiega che la rivisitazione al rialzo di questi due ambiti, nel corso della negoziazione a livello europeo, il loro raggiungimento determinerà, di fatto, un incremento dell’obiettivo di riduzione delle emissioni totale a livello europeo stimato al meno 45%. Il documento identifica i settori di azione e le politiche e dice che, insieme con le misure necessarie per raggiungere gli obiettivi europei e nazionali, ci penserà sempre il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima a svilupparli.

Tra i vari punti che vengono contemplati, con l’obiettivo di sostenere le rinnovabili e ridurre la dipendenza energetica del Paese e un ‘peso’ di riduzione di emissioni pari a 24,6 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 al 2030, ci sono per esempio alcune iniziative come: l’esenzione degli oneri sull’autoconsumo per i piccoli impianti, l’incentivazione dei grandi impianti a fonte rinnovabile grazie a procedure competitive per le tecnologie più mature, aggregazione di piccoli impianti per l’accesso agli incentivi, semplificazione delle autorizzazioni e delle procedure per impianti esistenti e promozione della produzione, supporto all’installazione di sistemi di accumulo distribuito, semplificazione delle autorizzazioni per autoconsumatori e comunità a energia rinnovabile, revisione della normativa per l’assegnazione delle concessioni idroelettriche.

E tra le altre misure c’è uno spazio dedicato ai trasporti con l’obiettivo di un aumento dell’efficienza degli usi finali di energia, promozione dei biocarburanti e altri combustibili a ridotto impatto ambientale, (promozione dell’intermodalità e riduzione delle emissioni nei settori non Ets) per un taglio di emissioni che vale 13,9 milioni di tonnellate di CO2 equivalente al 2030: si comincia così con gli incentivi al biometano e ad altri biocarburanti avanzati, un Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati a energia elettrica (Pnire), il potenziamento delle infrastrutture (trasporto ferroviario regionale e sistemi di trasporto rapido di massa), i Piani urbani per la mobilità sostenibile (Pums), e un Programma di incentivazione della mobilità urbana sostenibile (Primus).

ultima modifica: 2019-04-18T08:40:21+00:00 da Tommaso Tetro

 

 

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