Non comprate un libro di Viola Di Grado

Non comprate un libro di Viola Di Grado

Non comprate, non leggete Viola Di Grado. Ci vorrà poi troppo affinchè un altro libro possa colpirvi così. Meglio non scoprire la sua scrittura, il suo linguaggio, né tantomeno le sue storie, non leggerete più. Almeno è questo che vorrei fare io oggi per un po’.

Se siete amanti della lettura, se vi piace tenere un libro tra le mani, in treno o a letto la sera prima di addormentarvi, o se vi piace comprare libri per scoprire pian piano qualcosa che è dentro di voi o magari appartiene a mondi lontani, o se cercate un libro che vi risucchi (ma assumetevi il rischio) allora forse ho il libro per voi.

Sconvolgente. Un pugno nello stomaco, lo stesso stomaco che invece si apre come la vostra mente nel leggere dell’amore puro, disastroso, pericoloso, ancor più della radioattività.

Una sera (come quasi tutte) vedevo Otto e mezzo di Lilli Gruber. Lo seguo sempre con interesse, sia con personaggi scontati e sia con politici o giornalisti e opinionisti che mi affascinano per il loro sproloquio. Quella sera c’era una biondina, giovane, rossetto black e look vagamente dark corredato da un cerchietto/veletta nero. Ho pensato: ecco la blogger di turno che non sa dove viene né tantomeno dove va… Strano, perché gli ospiti dei dibattiti richiamati al tavolo della Gruber attraggono sempre la mia attenzione.

Così, distratta, non ascolto il suo intervento e non so neanche il tema della discussione serale perché acceso troppo tardi…

Viola Di Grado

La scrittrice Viola Di Grado ospite alla puntata di Otto e Mezzo da Lilli Gruber

Sì infatti, troppo tardi oramai per capire, i titoli scorrono sotto ed il giro dei saluti inizia. Qui Lilli Gruber talvolta dedica quei 60 secondi (raramente qualcuno in più) alla presentazione del libro che l’ospite di turno ha scritto.

La biondina dark prende la parola mentre viene mostrata la copertina del libro: sono amanti tra la nebbia. Ecco, penso, il solito libro rosa della solita storia d’amore. Parla, due minuti non credo di più, rimango fulminata. Il dono della sintesi e della dialettica esprimono in quei pochi secondi tutto quello che serve per farmi capire che il suo libro è qualcosa di speciale, ed è scritto in un linguaggio speciale. Catturo le sue parole, ma mi annebbiano anch’esse, e rimango con pochi stralci in testa tra cui è una storia vera, più Siberia, più poco altro. Vado in libreria, la mia descrizione è troppo vaga per risalire a chi fosse ma internet viene in mio soccorso, la trasmissione della Sette riporta le puntate e la libraia, che mi aveva presa un po’ per matta in quella vaga descrizione, ad un certo punto sgrana gli occhi e mi dice: ma è Viola Di Grado!

Ed io sempre con il punto interrogativo stampato in faccia dico, “non so… c’è una foto? È una biondina dark?

E lei quasi mi compatisce e dice: “ma come… non conosce Viola Di Grado…?”.

Oddio no, confesso.

“Beh, io ho letto Settanta acrilico trenta lana - (vincitore del Premio Campiello per chi non lo sapesse come me…) – eh…” mi guarda un po’ indecisa se continuare o no, poi aggiunge: “guardi che è…dura! Io questo non l’ho ancora letto, anzi grazie di avermelo segnalato, ma Viola Di Grado è proprio…tosta!” e fa un cenno che oggi, terminato il libro, associo al pugno nello stomaco che sento nel chiuderlo e riporlo sulla scrivania.

Volete che vi descriva la trama? La potete trovare ovunque digitando in google o il suo nome o il titolo: Fuoco al cielo.

Forse l’avrei chiamato Fuoco al ghiaccio, quello che comunque rappresenta i due opposti, quel fuoco che non può scaldare, nè tantomeno sciogliere il ghiaccio che è intorno. Ma cosa importa come l’avrei chiamato?

Verrete risucchiati. Ne uscirete devastati. E’ troppo crudo per esser vero. Ma è scritto, come preannunciato, “è una storia vera”.

Non importa quanto sia vera e quanto romanzata, la scrittura di Viola Di Grado vi corroderà dentro. Vedrete ogni scena correre dinanzi ai vostri occhi, sentirete il silenzio assordante dei luoghi abbandonati, vivrete nel villaggio radioattivo al confine della Siberia, “in mezzo ai resti di una natura satura di veleno”. Tra devastazione fisica e morale l’amore può molto, anche fare impazzire. Ma siamo certi che sia pazzia? Tamara la pazza. E il suo Alesenka è davvero esistito? Sì l’hanno fotografato, oppure no? Vladimir lo sa, oppure no, Vladimir non sa più nulla. Non sa perché è ancora a Musljumovo e perché non torna a Mosca. Ma c’è Tamara qui. C’era Tamara. C’è stato Alesenka, forse per un po’, o forse era solo un brutto incubo, o forse meglio credere alla storia, alla radioattività e agli alieni.

ultima modifica: 2019-04-06T21:03:55+00:00 da Fabiola Cinque