Il Fondo monetario sbaglia, tassare la prima casa è una follia. Firmato Confedilizia

Il Fondo monetario sbaglia, tassare la prima casa è una follia. Firmato Confedilizia
Rimettere l'imposta abolita anni fa vorrebbe dire uccidere definitivamente ogni speranza di ripresa. Anche perché la perdita di valore del patrimonio edilizio colpisce anche le garanzie degli istituti di credito e condiziona inesorabilmente qualsiasi progetto di vendita del patrimonio pubblico. Il commento di Giorgio Spaziani Testa, presidente della Confederazione Italiana proprietà edilizia

“In Italy, wealth could be taxed through a modern property tax on primary residences”. Così ha scritto il Fondo monetario internazionale nel suo Fiscal monitor di aprile: in Italia, la ricchezza potrebbe essere tassata attraverso una moderna imposta patrimoniale su quella che noi chiamiamo prima casa: l’abitazione in cui si vive, insomma.
Qualche mese fa, in febbraio, nel documento intitolato 2018 Article IV Consultation, il Fondo si era spinto oltre. In una nota un po’ nascosta, che solo Confedilizia mise in luce (non è una forma di vanto: è piuttosto un modo per far notare qualche pecca diffusa), si suggeriva al governo italiano di tassare l’abitazione principale per oltre 8 miliardi di euro, il doppio del gettito dell’ultima tassa sull’abitazione principale. Si diceva, infatti, che la “moderna” imposta sulle prime case dovesse corrispondere a mezzo punto percentuale di Pil. Cifra che, sommata ai 21 miliardi attuali di Imu e Tasi, porterebbe a 29 miliardi annui la patrimoniale sugli immobili.

Ed è questo, per il Fmi, il modo per aiutare l’economia italiana a crescere? Con la manovra Monti del 2011, in Italia è stata quasi triplicata – da un giorno all’altro – la tassazione patrimoniale sugli immobili (da 9 a 25 miliardi l’anno in colpo solo, una cosa mai vista). E non si è trattato – come molti dimenticano – di un’imposizione una tantum. No, le tasse triplicate sono rimaste, continuano a pagarsi e oggi ammontano, fra Imu e Tasi, a 21 miliardi l’anno (si sono un po’ ridotte dopo l’eliminazione, da parte del governo Renzi, dell’imposizione sulla stragrande maggioranza delle “prime case”).

Tutto ciò non ha danneggiato solo i proprietari, argomento che al Fondo monetario internazionale temiamo abbia scarsa presa. No, gli effetti negativi di questa scellerata politica fiscale sono stati, e continuano a essere, a largo raggio: si sono svalutati gli immobili (oggi Eurostat ha diffuso l’ultimo bollettino di guerra, confermando che l’Italia è l’unico Paese in cui i prezzi delle case scendono da anni, mentre nel resto d’Europa accade l’esatto opposto), si sono contratti i consumi (è l’effetto ricchezza: so di avere meno e spendo meno), hanno chiuso le imprese dei mille settori collegati con gli immobili e hanno perso il lavoro tutti coloro che in questo mondo gravitano. Ma non è tutto. La perdita di valore del patrimonio edilizio colpisce anche le garanzie degli istituti di credito e condiziona inesorabilmente qualsiasi progetto di vendita del patrimonio pubblico. Questo è il quadro, reale, della situazione. Bisognerebbe correre ai ripari, riducendo un carico di tassazione patrimoniale spropositato. Il Fmi, invece, chiede di aumentare la dose.

ultima modifica: 2019-04-11T10:30:12+00:00 da Giorgio Spaziani Testa

 

 

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