Huawei sfida Washington e propone i suoi modem 5G ad Apple

Huawei sfida Washington e propone i suoi modem 5G ad Apple
Il colosso cinese, al centro dello scontro globale tra Stati Uniti e Cina, prova a cambiare strategia. Ren Zhengfei, potente fondatore della telco, annuncia a Cnbc di voler proporre a Apple la fornitura del suo modem 5G, Balong 5000, sfidando Washington

Messo in difficoltà dal pressing di Washington, Huawei, il colosso cinese al centro dello scontro globale tra Stati Uniti e Cina, prova a cambiare strategia. Ren Zhengfei, potente fondatore della telco (e padre di Meng Wanzhou, la numero due della compagnia con diverse accuse a suo carico negli Usa e per questo arrestata in Canada), ha annunciato ufficialmente a Cnbc di voler proporre a Apple la fornitura del suo modem 5G, Balong 5000, sfidando di fatto l’amministrazione americana, critica verso l’hardware prodotto da aziende di Pechino.

L’ANNUNCIO DI REN

Con quella che sarebbe una novità assoluta (Huawei non ha mai venduto suoi chip a altri produttori), l’azienda, rimarcano gli addetti ai lavori, punterebbe da un lato a ridimensionare la portata dei ‘warning’ americani sulla potenziale insicurezza dell’hardware delle tech cinesi tentando di avere come partner una delle compagnie simbolo della Silicon Valley, dall’altro mirerebbe a creare ulteriori spaccature e a erodere quote di mercato di Intel e Qualcomm, tradizionali fornitori di Apple. I rapporti di Cupertino con la seconda si sono però incrinati da tempo e proprio ieri è iniziata in un tribunale californiano una sfida legale da 30 miliardi di dollari che vede protagonisti il produttore dell’iPhone e Qualcomm. Apple e altre quattro aziende hanno accusato il produttore di microprocessori di avere fatto pagare troppo in royalties e per questo chiede danni per circa 27 miliardi. Dal canto suo Qualcomm ha respinto le accuse e punta a ottenere almeno 7 miliardi di dollari di pagamenti arretrati da Apple e i suoi fornitori in aggiunta a miliardi di danni. La disputa iniziò nel 2017, quando Apple disse ai suoi fornitori – che versavano royalties a Qualcomm e che venivano poi rimborsati da Apple – di smettere di pagare Qualcomm accusata sin dal 2013 di gonfiare le sue royalties. Se il produttore dell’iPhone avrà la meglio, il business delle licenze di Qualcomm potrebbe esserne colpito. Se invece Qualcomm vincerà, il lancio di un iPhone 5G (previsto nel 2020) potrebbe risentirne. Non è escluso che per evitare il peggio, i due gruppi optino per un patteggiamento extragiudiziale. Ma se così non fosse, Huawei (secondo produttore al mondo di smartphone prima di Cupertino e dopo la sudcoreana Samsung) sembrerebbe voler farsi trovare pronta a sfruttare l’occasione, perché a quel punto Apple si troverebbe – almeno momentaneamente – priva di un fornitore di modem che possa supportare la nuova rete ultraveloce. Tuttavia, visto il clima politico generale, gli analisti escludono l’ipotesi di una collaborazione.

L’APPELLO USA

Sono passati quattro mesi ormai – ha raccontato Formiche.net – da quando il governo statunitense ha tenuto i primi colloqui con i rappresentanti dei Paesi alleati (in particolare Nato e Five Eyes e con una particolare attenzione nei riguardi delle nazioni che ospitano basi americane, come Italia, Giappone e Germania) chiedendo di escludere i colossi cinesi come Huawei e Zte – quest’ultima sotto il diretto controllo statale – dallo sviluppo delle proprie reti 5G.

Quest’ultima è una tecnologia che nei prossimi anni cambierà totalmente il modo in cui la società utilizza la rete internet. Le nuove reti mobili potrebbero raggiungere una rapidità nel trasferimento dati cento volte maggiore dell’attuale 4G, con una latenza (ossia la velocità di risposta di un sistema) venti volte superiore. Ciò, sommato a altre caratteristiche, potrà abilitare secondo gli esperti una innumerevole serie di servizi collegati all’Internet of Things in campi come l’agricoltura di precisione, le reti di trasporto intelligenti, la telemedicina, l’energia, l’intrattenimento e persino il giornalismo, per citarne alcuni.

Proprio questa iperconnessione, che favorirà lo scambio di una enorme mole di dati, spesso anche sensibili, è una delle ragioni dell’accento posto di recente da Washington sulle implicazioni di sicurezza legate al 5G e al ruolo di Pechino nello sviluppo delle nuove reti mobili ultraveloci, un dossier del quale l’amministrazione Usa sta ancora discutendo con l’Italia e con tutti i partner europei e Nato. Washington – che ha lanciato un suo piano per il 5G oltreoceano – ha lanciato nel tempo diversi ‘warning’ sull’argomento, ritenendo i colossi cinesi della tecnologia dei potenziali veicoli di spionaggio a beneficio di Pechino (in virtù soprattutto di una Legge sull’intelligence che obbligherebbe le aziende della Repubblica Popolare a collaborare con la madrepatria).

Da qui la necessità, secondo Washington, di non cedere alle sirene cinesi e di considerare il 5G una infrastruttura critica da proteggere secondo i più alti standard di sicurezza. Livelli che, ha ribadito nei giorni scorsi il più alto funzionario cyber del Dipartimento di Stato americano, Robert Strayer, l’utilizzo di tecnologia di aziende come Huawei e Zte non garantirebbe, al punto che una loro adozione da parte degli alleati potrebbe influenzare la capacità Usa “di condividere informazioni di intelligence” con i suoi alleati, perché inserirebbero “apparecchiature non sicure nella loro rete 5G”. La preoccupazione americana, ha evidenziato l’alto funzionario, tuttavia “non riguarda solo l’intelligence cinese. Il flusso di dati tra Stati Uniti ed Europa è destinato ad aumentare, le nostre economie sono interconnesse, e dobbiamo assicurarci di essere in grado di interoperare e di operare su un’infrastruttura critica che faciliti la nostra economia, non che la ostacoli. Tra Stati Uniti ed Europa c’è anche molta cooperazione militare e focalizzata su vari interessi legati alla sicurezza nazionale. I timori che abbiamo sono legati non solo allo spionaggio”, ha concluso Strayer, “ma anche e soprattutto il fatto che i cinesi possano disporre del potenziale per interrompere o alterare la qualità del servizio che viene fornito su queste reti”.

ultima modifica: 2019-04-16T06:10:00+00:00 da Rebecca Mieli

 

 

 

 

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