A Bruxelles per combattere le fake news sui migranti. Bartolo il medico di Lampedusa

A Bruxelles per combattere le fake news sui migranti. Bartolo il medico di Lampedusa
Conversazione col candidato alle Europee (Pd). "Sulla pelle dei migranti, è stata costruita una narrazione volutamente falsa per anni. La Madonna era migrante. Con Zingaretti il partito è cambiato"

Arrivati alla soglia del voto europeo, la questione delle migrazioni continua a rappresentare uno spartiacque tra le diverse fazioni in campo. La Lega, forte dei suoi sondaggi favorevoli, ne ha fatto uno dei principali punti su cui dare battaglia, appuntandosi al petto la linea di fermezza del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Dall’altro lato, Pietro Bartolo, medico di Lampedusa, figura simbolo dell’emergenza umanitaria vissuta in questi anni sulle coste siciliane, ha scelto di candidarsi alle Europee nella lista del Partito democratico, e anche per questa ragione non gli sono state risparmiate critiche. In questa conversazione con Formiche.net ha ripercorso alcuni dei passaggi che lo hanno indirizzato a compiere questo passo.

Dottor Bartolo, lei è noto come il medico dei migranti. Come mai la scelta di correre alle europee?

Per trent’anni sono rimasto sul molo di Lampedusa a fare il mio lavoro. Dapprima in silenzio, poi cominciando ad avvertire l’esigenza di sbugiardare il grande inganno dei nostri tempi. Perché oggi parliamo di fake news e stiamo anche imparando a difenderci, ma attorno ai migranti, sulla pelle dei migranti, è stata costruita una narrazione volutamente falsa per anni. Così fare soltanto il mio lavoro non era più sufficiente e il 2016 è stato l’anno dell’uscita prima del film Fuocoammare e poi del libro Lacrime di sale. Ma non bastava. Ho scritto un secondo libro, Le stelle di Lampedusa. Ma anche quello non è stato sufficiente.  La scelta di un impegno politico, a quel punto, è maturata per via del pericoloso vento xenofobo e sovranista che soffia in Europa. Serviva una voce che raccontasse la verità.

Quali sono stati secondo lei gli errori fatti in questi anni sul tema dei migranti, e quali invece le autocritiche che dovremmo farci?

Le autocritiche sono tante, perché certamente il sistema dell’accoglienza si sarebbe dovuto gestire in maniera più responsabile. Ma il tema vero resta quella grande bugia raccontata alla gente affinché si percepisse un’invasione che nella realtà non c’è mai stata. Nella scorsa campagna elettorale, quella per le politiche, qualcuno ha parlato di 600mila presenza cosiddette irregolari in Italia. Oggi sappiamo che sono 90mila. La verità, prima o poi, viene sempre a galla.

Da cosa deriva secondo lei il successo della Lega di Salvini, che di fatto ha avuto come punto forte, fin dall’inizio, proprio il tema del respingimento dei migranti?

È il frutto di questa narrazione distorta, da una parte, e della crisi economica dall’altra. Se la gente non arriva a fine mese, la politica ha l’obbligo di intervenire creando misure di sviluppo economico. Ma se si è incapaci di questo processo, allora la via più semplice è trovare un capro espiatorio. I migranti, in questo senso, erano il bersaglio più facile da colpire.

Lei però è stato anche accusato di opportunismo elettorale. Come risponde?

Esattamente come ho risposto a quel quotidiano che ha avanzato l’accusa: negli ultimi trent’anni, sul molo di Lampedusa, io ho fatto il medico. Non ho fatto campagna elettorale.

C’è chi dice che il primo a bloccare gli sbarchi sia stato non Salvini ma Minniti, ovvero un esponente del partito con cui lei si è ora candidato. Lei però è molto critico con la linea Minniti-Renzi.

La mia critica nei confronti del precedente governo è nota, non ne ho mai fatto mistero. Va detto, però, che se il nuovo segretario nazionale Nicola Zingaretti ha scelto di candidare me, allora qualcosa sta cambiando.

Che effetto le fanno i continui appelli di Papa Francesco all’accoglienza dei migranti? Specialmente se confrontate ai rosari e alle invocazioni cristiane di Salvini.

Il ministro dell’Interno ieri si affidava a Di Maio per non farsi processare, oggi si affida alla Madonna per le elezioni. Dimenticando, tra l’altro, che era una migrante. Le parole di Papa Francesco? Sono di grande conforto, come lo è stato il lenzuolo delle suore di clausura che pacatamente ricordano i versetti del Vangelo di Matteo. Però sono anche il segnale di quanto lo scontro sia arrivato in alto e il momento storico sia delicato. Se persino la Chiesa sente l’esigenza di intervenire apertamente, è chiaro quanto il momento storico che stiamo vivendo sia determinante.

Qual è il suo atteggiamento nei confronti dell’Ue, cosa ha da dirle rispetto al suo operato degli ultimi anni?

Tutti noi ci aspettiamo che possa divenire un’Europa più giusta, un’Europa delle persone, dei valori. Ma non dobbiamo mai dimenticare che Comunità Europea è un dono prezioso che ci è stato consegnato dai nostri padri fondatori.

Mi racconta quello che ha vissuto in questi anni di servizio a Lampedusa?

Non sono bastati due libri e un film per raccontarlo. Ho raccolto, assistito, curato ferite causate da ogni genere di crimine che si possa commettere contro l’uomo. Ho pianto, ho vomitato, sono stato male fisicamente davanti a ogni vita spezzata che ho dovuto sigillare in un sacco. C’è chi si permette di parlare di bambini confezionati, non avendo idea di cosa stia parlando. Io ne ho visti tanti, troppi, bambini confezionati, nei sacchi con le cerniere. Dovrebbe solo vergognarsi di quelle parole.

Ieri è stata la giornata della commemorazione della Strage di Capaci, sono passati 27 anni. Cosa ha da dire quella data all’attualità?

Che gli italiani, che i siciliani, sono un popolo straordinario. Che ha saputo dare una risposta netta, immediata, davanti a una tragedia che ha colpito ciascuno di noi, che è entrata nelle nostre case, che abbiamo sentito nostra. 27 anni fa quella risposta è arrivata a partire dai lenzuoli nei balconi. Non c’erano i social e i post virali. E la gente ha appeso un lenzuolo al balcone, per dire che in quella casa viveva una famiglia che rifiutava la mafia. Sta succedendo di nuovo. La gente è tornata a mettere la firma in casa propria. Per dire che lì ci abita qualcuno che rifiuta ogni forma di razzismo.

Anche qui ci sono state delle polemiche politiche, molti hanno boicottato l’evento scegliendo di non partecipare per via della presenza di figure istituzionali, ma allo stesso tempo politiche, come il ministro dell’Interno. C’era proprio bisogno di sporcare anche questa data? Lei che posizione ha preso?

Quella del silenzio, per rispetto nei confronti dei nostri morti. La stessa che intendo mantenere anche oggi, che il 23 maggio è già passato.

ultima modifica: 2019-05-24T10:40:19+00:00 da Francesco Gnagni

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: