Dagli addosso al Consiglio dell’UE!

Dagli addosso al Consiglio dell’UE!

La conferenza The State of the Union organizzata ormai da ben 9 anni dall’European University Institute, nonostante il parterre de rois che ha costantemente raccolto, non è mai decollata veramente. Almeno in notorietà e copertura stampa. Dell’edizione di quest’anno non se ne è accorto davvero nessuno. Eppure ha ospitato un dibattito, organizzato in collaborazione con il Financial Times, tra i candidati-leader dei 4 gruppi politici europei che ha riservato una sorpresa. Giovedì 2 maggio si sono trovati a parlare dietro quattro bei podi: Frans Timmermans per il PSE, Manfred Weber per i popolari, Guy Verhofstadt per l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa e Ska Keller per i verdi. I gruppi degli Euroscettici brillavano per assenza, nonostante, a dire degli organizzatori, fossero stati invitati.

Verhofstadt ha iniziato con il chiarire che lui non è uno Spitzenkandidat, ma un semplice membro di una squadra di nove membri, il Team Europe, del quale fa parte anche Emma Bonino. E ha aggiunto che in ogni caso il Gruppo ALDE subirà, dopo le elezioni europee, delle modifiche sostanziali, a seguito della fusione con il movimento di Macron, Renaissance.

Tanti gli argomenti affrontati. Politiche socio-economiche, cambiamento climatico, immigrazione, sicurezza e persino politica estera. In uno scambio di idee educato sì, ma allo stesso tempo anodino e poco appassionato.

Tutti però si sono trovati d’accordo su una cosa: più potere deve essere trasferito alla Commissione Europea (sic!) e al Parlamento Europeo, dal Consiglio Europeo, dove siedono i capi di stato e di governo degli Stati Membri.

Ripassino. Di cosa si tratta? Il Consiglio Europeo definisce l’agenda politica dell’Unione Europea. Rappresenta il livello più elevato di cooperazione politica tra i paesi dell’UE. È una delle sette istituzioni ufficiali dell’UE, e le riunioni di vertice si tengono, almeno ogni tre mesi alla presenza di un presidente permanente che oggi è il polacco Donald Tusk.

Credo però che i candidati si riferissero ai poteri del Consiglio dell’UE. È una cosa diversa? Ebbene sì. Si declina in varie configurazioni, a seconda dell’argomento da trattare, e ne fanno parte i ministri dei governi dell’Unione che si riuniscono per discutere, modificare e adottare la legislazione e coordinare le politiche. In questa sede i ministri impegnano i rispettivi governi a perseguire le azioni che vengono concordate e che troviamo elencate nelle Conclusioni del Consiglio. Le configurazioni sono 10, ognuna delle quali corrisponde al settore di cui si discute. A seconda della configurazione, ogni paese invia i ministri competenti. Per esempio, al Consiglio “Affari Economici e Finanziari” (quello che viene chiamato “Ecofin”), partecipano i ministri delle Finanze di ciascun Paese. Il Consiglio Affari Esteri ha un presidente permanente, l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, oggi Federica Mogherini, mentre tutte le altre riunioni del Consiglio sono presiedute dal ministro competente del Paese che in quel momento esercita la Presidenza di turno dell’UE. Ad esempio, in questo momento che è il turno della Romania, il Consiglio “Ambiente” sarà presieduto dal ministro dell’Ambiente romeno.

Come funziona il Consiglio? Le decisioni sono, nella maggior parte dei casi prese a maggioranza qualificata, cioè almeno 16 degli attuali 28 Paesi devono votare a favore (il 55%), ma devono anche rappresentare almeno il 65% della popolazione europea. Ci sono solo due casi per i quali è necessaria l’unanimità: fiscalità e politica estera. Timmermans ha sostenuto a gran voce che la UE si trova in un momento di ‘vita o morte’ e se non fa queste riforme, per la prima volta nella storia, rischia di frantumarsi. In maniera molto diretta ha dichiarato ‘se facciamo andare in malora tutto questo non potremo più guardare i nostri figli negli occhi. Se roviniamo tutto, lo rovineremo per generazioni a venire. Le riforme saranno dolorose, ma potranno e dovranno essere fatte in modo equo’. Weber non ha fatto altro che citare il PPE, ma sempre in difesa e con poche proposte concrete. Ska Keller dei Verdi si è scagliata contro la politica di austerità perseguita dall’UE negli ultimi anni, che ha ‘soffocato la crescita economica’, ed ha citato la Grecia, dove il 37% dei giovani è disoccupato. Tutti d’accordo a concedere al Parlamento Europeo il diritto di proporre nuove leggi, prerogativa oggi che appartiene solo alla Commissione Europea.

Peccato però che questo cambiamento comporterebbe una modifica dei trattati, ma nella foga del dibattito, questo elemento non è venuto fuori. Verhofstadt si batterà affinché il PE sia ‘responsabile’ del Bilancio europeo in tutti i suoi aspetti, quello delle entrate e quello della spesa, sottraendo questa competenza al tanto vituperato Consiglio. Mentre oggi il Parlamento controlla solo la spesa. E la Ska, legandosi a quest’ultima proposta, ha richiesto che il processo decisionale nel Consiglio fosse reso trasparente, non più trasparente, ma trasparente e basta. Cosa che oggi non è. ‘L’intruso tra di noi è il Consiglio. E penso che tutti e quattro siamo d’accordo su questo punto’ ha affermato Timmermans. Verhofstadt ha replicato: ‘Oh sì, abbiamo un nemico comune’.

E giù tutti a ridere. Insomma la vecchia tecnica del capro espiatorio funziona sempre.

Il dibattito è stato trasmesso in diretta da nessun canale televisivo europeo, e un motivo ci sarà. Il poco interesse dei cittadini europei per queste elezioni? Se siete curiosi e volete gustarvelo, basterà cliccare qui.

ultima modifica: 2019-05-14T17:35:12+00:00 da Mariella Palazzolo