Mio marito De Michelis. Ero prevenuta, ricordo il suo orrore per la mediocrità

Mio marito De Michelis. Ero prevenuta, ricordo il suo orrore per la mediocrità
Mai un dogma mai un divieto. Lo incontrai dopo Tangentopoli. Mi travolse con la sua visione del mondo. Mi ha insegnato a ragionare perché la conoscenza è infinita e quello che oggi sembra un limite può essere superato con le nuove scoperte

Scrivo per ricordare un uomo, Gianni De Michelis, il quale, per chiunque lo abbia conosciuto, ha modificato il successivo modo di vedere il mondo. E quando dico il mondo intendo sia quello geografico che l’universo del pensiero. In questi giorni tanti sono stati i ricordi di autorevoli amici che hanno collaborato con Gianni a realizzare le sue idee innovative, da ministro del Lavoro, della industria pubblica e in politica estera. Sono tutti più esperti di me a testimoniare come era un innovatore, nel senso che sapeva vedere più lontano e programmare la sua azione di leader politico per incidere nel breve ma anche nel lungo periodo.

Per me l’incontro con Gianni è stata una folgorazione. Ricordo ancora la cena a casa di comuni amici, nel 1994 nel pieno di mani pulite, quando mi fu presentato ed io ero estremamente prevenuta rispetto al personaggio pubblico, con fama di don Giovanni e col fisico esuberante. Cominciò a parlarmi della Cina perché era appena rientrato da un viaggio ed io che già conoscevo e lavoravo in quel Paese sentii dire le cose più intelligenti e meno banali che avevo ascoltato da un occidentale. Forte della sua immensa cultura aveva già capito la direzione che avrebbe preso il gigante asiatico per riscattare le umiliazioni inflitte dalle potenze straniere non solo nel passato ma anche nei giudizi post Tienanmen. Del resto lui era stato il primo tra i ministri degli Esteri dell’Unione europea a tornare a Pechino dopo gli scontri di piazza e i miei amici cinesi ancora me lo ricordano.

Mi chiese di sposarlo pochi mesi dopo alla presenza di Paola e Maurizio Costa. Tutti i matrimoni sono complicati e il mio lo è stato non poco, ma il legame che ci ha uniti è sempre stato di grande intesa intellettuale, culturale con una insaziabile curiosità di esplorare e incontrare il mondo, nei viaggi come nel frequentare chiunque avesse un pensiero innovativo, portasse alle nostre discussioni un punto di vista diverso anche a costo di dibatterci per un’intera serata. Fintanto che è stato bene, non ricordo una cena in due, eravamo sempre con persone in qualche modo speciali nel loro campo e tra i presenti vi sono tantissimi amici che venivano e, fortunatamente per me vengono ancora, a cena a Via Montevideo per dibattiti su tutto, politica, arte, scienza, dall’information tecnology alla bioetica.

Mai un dogma mai un divieto, solo l’orrore della mediocrità. È stato un maestro, mi ha insegnato a ragionare perché la conoscenza è infinita e quello che oggi sembra un limite può essere superato con le nuove scoperte. Negli anni più difficili di mani pulite, che hanno certamente minato la sua salute – i primi episodi di Tia datano 1995 – si era rifugiato nello studio della demografia storica in quanto dall’analisi di questi dati si capivano i nuovi trend della storia. Il primo fra tutti è quello che oramai più del 50% degli umani vive in una città, poi vi è la galoppante crescita dei redditi nei Paesi delle ex periferie del mondo e infine il diffondersi dell’istruzione e connessione tra i giovani e tra le donne sono fenomeni che hanno modificato l’economia del mondo, rendendolo multipolare e interconnesso in modo irreversibile. Nessun muro, né fisico né mentale, potrà più isolare nessun uomo con la curiosità di incontrare gli altri. Grazie Gianni per quanto mi hai dato.

ultima modifica: 2019-05-13T08:40:58+00:00 da Redazione

 

 

 

 

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