Mentre la povera scuola italiana è abbandonata da Governo e Parlamento.

Povero Salvini ! E, con lui, povera tutta quell’Italia che ormai sogna “l’uomo forte”: perché la politica non è che lo specchio della gran massa di gente. Ma “forte” naturalmente “con gli altri” perché se un amico sottosegretario è indagato per corruzione deve restare al suo posto e non deve invece dimostrare alla giustizia come stanno le cose. Se il bimbo del genitore che  a scuola ha invocato la disciplina viene sospeso per aggressioni, si ricorre alle sedie sulla testa agli insegnanti. Forte con gli altri, a patto che con i “propri” si possa continuare a godere dei poveri vantaggi che si hanno.

Ordine e disciplina, come le invocava il fustarello del ventennio (si, povero Salvini, proprio del ventennio !) e come le invocano i tanti italiani che, per conservare la propria “tranquillità”, stravedono per l’”uomo forte” al comando. Un bell’ordine dove lo stato stabilisce anche come ti devi vestire a scuola !

E’ un po’ la stessa cultura della maggioranza che ha votato di recente la nuova materia di “educazione civica” illudendosi (come appunto ci si illudeva nel ventennio) che un po’ di discorsi in più cambieranno i costumi ed il comportamento dei giovani. In fondo agli italiani piace la retorica, come a molti piacciono le prediche: basta poi che nella vita privata si possa conservare i poveri (o ricchi…) vantaggi conquistati.

La paura in tutto questo fa da consigliera: la paura di perdere i figli, di assistere ai loro insuccessi; la paura di vedere  diminuire lo stipendio, di perdere i beni acquisiti, di avere come vicino l’immigrato.

Ma mentre la paura cresce come motivo di scelte personali e sociali, la politica vive della retorica. Dopo mesi di governo non si assiste a nulla: nessun investimento, nessuna capacità d’uso dei fondi europei (ma molta critica all’Europa dei burocrati).

Il degrado della scuola cresce e da Viale Trastevere non esce un’azione costruttiva (innovativa è chiedere troppo…): solo eliminazione di quello che c’è e un po’ clima da polizia.  Smantellata l’alternanza scuola lavoro assieme al disinteresse verso la crisi dell’istruzione professionale e tecnica; eliminata la pur timida possibilità di chiamate degli insegnanti che servono alle scuole; progetti di eliminazione dell’iniziale sistema di valutazione del sistema scolastico; fino al progetto di controllare la presenza a scuola dei presidi con le impronte digitali, come all’ingresso delle carceri.

Ma parlare dei grembiulini tutti uguali per i bimbi però fa scena, specie se il discorso è condito da un po’ di polemica anticonsumista: esattamente come agli inizi del ventennio.

Intanto i problemi della scuola restano uguali e si prepara un nuovo anno scolastico con 200.000 cattedre da coprire con supplenze e l’incertezza di avere in servizio i 3000 presidi statali che mancano.

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