È ben spesa la spesa pubblica in cultura?

È ben spesa la spesa pubblica in cultura?
In un momento storico in cui l’arte e la creatività giocano un ruolo importante per l’intera economia nazionale, non basta più chiedersi se la percentuale della spesa pubblica in cultura sia sufficientemente alta o meno. L'analisi di Stefano Monti, partner della Monti&Taft e docente di Management delle organizzazioni culturali alla Pontificia Università Gregoriana

Si fa un bel parlare della spesa pubblica in cultura, della riduzione dei fondi che ha caratterizzato il nostro Paese e delle necessità in termini di risorse umane e investimenti strutturali per poter valorizzare realmente una delle più grandi risorse del nostro Paese. Ma a cosa porta questo dibattito?
La verità è che nonostante tutte le polemiche che vengono sollevate e il dibattito pubblico che da esse deriva, manca una visione generale del fenomeno e ciò comporta opinioni la cui aleatorietà spesso fa sì che si confondano con posizioni di natura ideologica.

Per fare in modo che il dibattito possa essere utile è necessario approfondire la questione e provare a dare un perimetro al “discorso” relativo alla spesa pubblica in cultura. Capire, in altri termini, quanto la cultura “pesi” sulla spesa pubblica e cosa in realtà venga finanziato. Con informazioni di questo tipo è possibile avviare un dibattito che abbia un senso preciso e che sia “costruttivo”, così da fornire a chi ci governa delle indicazioni utili, precise e non strumentali.

Lo scopo di questo articolo non è quello di fornire una analisi approfondita della spesa pubblica in cultura, ma è quello di fornire delle macro-grandezze di riferimento, dei semplici strumenti che possano aiutare a formulare opinioni e visioni basate su fatti e non su opinioni e visioni altrui.
Ciò significa che al fine di evitare tecnicismi sarà necessario commettere delle inesattezze economiche che tuttavia, non andranno ad inficiare sulle considerazioni che è possibile derivare dall’analisi dei singoli documenti ufficiali.

QUANTO PESA LA SPESA PUBBLICA NEL BUDGET 2019 – 2021

Secondo il Budget Triennale 2019-2021, la Spesa Pubblica Italiana, nel 2019, si attesterà intorno ai 445 miliardi di euro. Nei documenti ufficiali, la spesa viene ripartita attraverso 33 Missioni che rappresentano ambiti di intervento statale. La top-ten delle missioni è rappresentata di seguito, con indicazione del “peso” che, in percentuale, ogni missione ha sul totale della spesa pubblica prevista.

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Questa top-ten rappresenta circa l’85% dell’intera spesa nazionale ed è da notare come da essa siano escluse le missioni di Istruzione Universitaria (13°), Ricerca e Innovazione (17°), Tutela e Valorizzazione dei beni e delle attività culturali e paesaggistici (22°) e Turismo (32°). Le risorse che sono state messe a budget per queste aree, complessivamente, superano di poco il 3% del totale e, guardando esclusivamente alle missioni che coinvolgono il Mibac (Ricerca e Innovazione e Tutela e Valorizzazione dei Beni e delle Attività Culturali e paesaggistici), la quota si riduce a poco più dell’1% (1,22).
Come già anticipato, il discorso è molto più complesso, ma queste evidenze testimoniano come il nostro Patrimonio Culturale abbia, nelle “preoccupazioni Statali” un carattere sostanzialmente residuale. Questi dati, tuttavia, rispondono esclusivamente al quanto l’Italia investa e poco rilevano in merito a cosa, in realtà, vada inteso come “finanziamento alla Cultura”.

COSA VIENE FINANZIATO

Per comprendere quest’ultimo aspetto, è utile analizzare un altro documento ufficiale, vale a dire il riepilogo di Bilancio Mibac 2019 per missioni e programmi. In questo documento, la spesa del ministero è ripartita in 12 centri di responsabilità, 3 missioni e 14 programmi. Con riferimento ai centri di responsabilità, la seguente tabella evidenzia come i centri di responsabilità più rilevanti siano rappresentati dalla direzione generale Bilancio e da quelle rispettivamente dello spettacolo, dei musei e del cinema, mentre le meno rilevanti (fatta eccezione degli “uffici”, come il segretariato generale e il gabinetto) siano invece le direzioni generali arte e architettura contemporanee e periferie urbane (che pesa per lo 0,88% del totale) e educazione e ricerca (1,10% del totale).

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L’assegnazione delle risorse ai rispettivi centri, tuttavia, avviene, come già detto, sulla base delle specifiche “missioni” e dei relativi “programmi” di riferimento. In questo senso, il Mibac assolve a 3 missioni, tra le quali un ruolo primario è svolto dalla missione 21 – Tutela e Valorizzazione dei beni e delle attività culturali e paesaggistici.

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Ad un maggior livello di dettaglio, ci sono i singoli programmi che costituiscono ciascuna missione. In particolare, le competenze distribuite per i singoli programmi della missione 21 sono riportate nel seguente grafico:

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A loro volta, i singoli programmi sono poi suddivisi in singoli capitoli di spesa. Non potendo, per necessità di chiarezza, andare ad analizzare tutte le singole voci, può essere però interessante analizzare nel dettaglio uno dei programmi più “scarni” dell’intera struttura delle competenze, vale a dire il programma 16 – Tutela e promozione dell’arte e dell’architettura contemporanea e delle periferie urbane. Cosa finanzia esattamente, questo programma?

Il programma è, suddiviso in 3 azioni principali: Spese di Personale per il programma (6%), Promozione dell’Architettura e dell’Arte Contemporanea (79%), Interventi per le periferie urbane (15%). Tali azioni sono, a loro volta, suddivise in capitoli e poi in voci di spesa. I due capitoli più importanti dell’intero programma sono:

Capitolo 7707 – Conservazione, potenziamento e realizzazione di progetti sperimentali, compresa la manutenzione straordinaria di locali attinenti il patrimonio storico, archeologico, architettonico. Capitolo 5514 – Somma da erogare a favore della fondazione Maxxi – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo.

Le cui competenze sono, rispettivamente, di € 9.136.670 per il Capitolo 7707 e € 7.347.262 per il Capitolo 5514. La prima azione è formata, per circa l’80% dalle seguenti voci di spesa: Arte e architettura contemporanee e periferie urbane, promozione della qualità dei progetti e della formazione in materia di conoscenza, valorizzazione e cultura della qualità architettonica (42,06%); Arte contemporanea – promozione dell’arte italiana all’estero (33,25%); Piano per l’arte contemporanea ivi comprese le attività di manutenzione, conservazione e tutela del patrimonio pubblico dell’arte e dell’architettura contemporanee (10,89%).

Il secondo capitolo è invece suddiviso in due singole voci di spesa:
Somma da erogare a favore della Fondazione Maxxi – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo (€ 5.347.262);
Somma da erogare per la realizzazione del centro di arte e creatività contemporanea denominato MAXXI L’Aquila (€ 2.000.000).

MIGLIORE DIBATTITO, MIGLIORI RISULTATI

In un momento storico in cui l’arte e la creatività giocano un ruolo importante per l’intera economia nazionale, non basta più chiedersi se la percentuale della spesa pubblica in cultura sia sufficientemente alta o meno. Piuttosto, è importante chiedersi se questa spesa pubblica sia realmente ben spesa. Se la destinazione di più di 5 milioni di euro al Maxxi sia giustificata o se i 3.037.823 euro per la promozione dell’arte contemporanea all’estero siano necessari, dato che l’arte contemporanea italiana non viene promossa nemmeno all’interno dei confini nazionali.

In questo modo si evitano le posizioni politiche e le strumentalizzazioni e si inizia a discutere su argomenti concreti, per i quali ci possono essere opinioni differenti, certo, ma verificabili. Perché se ci fermiamo alla percentuale di spesa pubblica in cultura, senza nemmeno sapere poi cosa vada a finanziare, rischiamo semplicemente di creare slogan che non aiutano né chi ci governa, né chi con la Cultura cerca di creare nuove direzioni di sviluppo economico.

ultima modifica: 2019-05-01T09:30:33+00:00 da Redazione

 

 

 

 

 

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