Attenti a giocare con il fuoco, gli investitori temono l’incertezza continua. Parola di Meda (Banor Sim)

Attenti a giocare con il fuoco, gli investitori temono l’incertezza continua. Parola di Meda (Banor Sim)
Il nostro Paese dovrà combattere con lo spread ancora a lungo. Non ha grandi prospettive sul mercato bancario o finanziario. Dovremmo liberarci della zavorra dello spread che costa alle aziende almeno il 20-30% in più rispetto alle controparti europee negli stessi settori e con gli stessi parametri

“Attenzione a giocare con il fuoco, la retorica elettorale di Salvini che ha una visione temporale di dieci giorni, ha degli effetti sullo spread che sono a lungo termine: gli investitori hanno paura di questo clima di incertezza continua”. È quanto spiega in quest’intervista a Formiche.net Angelo Meda, responsabile azionario di Banor, tra le principali sim italiane indipendenti, specializzata nella gestione di capitali e nella consulenza su grandi patrimoni. Oggi a Roma, in un incontro con gli investitori, hanno presentato “La relazione fra rating Esg e lo spread di rendimento dei titoli obbligazionari sui mercati europei” dimostrando che le società che emettono obbligazioni e sono orientate su energia, sostenibilità e governance hanno rendimenti migliori – tra i 100 e 400 punti base – rispetto ad altre obbligazioni classiche, dove “la governance è quella che determina la performance maggiore – spiega Meda – proprio perché un investitore istituzionale è interessato al rischio insolvenza, al default dell’emittente e questa è la variabile che impatta di più nel breve periodo, mentre quelle ambientale e sociale riguarda più una visione a lungo termine”.

D’accordo, se volessimo applicare lo stesso principio alla situazione italiana? Lo spread ha toccato i 290 punti base, un livello così non lo si vedeva dallo scorso dicembre, prima dell’accordo con la Commissione europea che poi ha evitato la procedura di infrazione contro l’Italia…

Bisogna stare attenti con le sparate elettorali, noi leggiamo che Salvini vuole portare il rapporto deficit pil oltre il 3%. Siamo ben consci, da italiani, che questa cosa non è possibile. Solo che quando la notizia la leggono gli investitori stranieri sul Financial Times o sul Wall Street Journal si spaventano e non sanno come decifrarla. È la reazione impaurita di alcuni investitori. Tra dieci giorni, quando si tornerà alla realtà, probabilmente le tensioni si allenteranno.

Solo che gli interessi poi finiscono per pagarli gli italiani…

Esattamente. Salvini magari è interessato a vedere quello che succede fra qualche giorno ma poi quello che conta sono i fatti. L’Italia ha provato ad alzare il deficit lo scorso autunno ed è subito stata ripresa, correggendo la manovra. Non penso che le cose cambieranno adesso, al di là del risultato elettorale della Lega. Insomma è più una boutade, forse Salvini si è spinto così per via dei sondaggi. Ma il rumore contro l’Europa, se paga forse elettoralmente, non paga invece per i conti dell’Italia.

Ma c’è una soglia di non ritorno per lo spread? Molti dicono che già a 300 punti avremmo difficoltà a reggere il debito…

Per noi è più vicina quella soglia ai 400 punti. Questo però non vuol dire che si debba giocare con il fuoco e con le parole. Ieri ad esempio il Tesoro ha collocato i btp raccogliendo 6,5 miliardi dall’asta, ma i rendimenti sono notevolmente più alti. Il problema è che con uno spread a 270 o 290 per due-tre anni comporta un rallentamento importante dell’economia, vuol dire che lo Stato deve pagare più interessi invece di usare queste risorse da destinare allo sviluppo economico.

E a 400 cosa vuol dire?

Che serve un cambiamento, che non si può andare avanti così. Potrebbe essere la caduta del governo o addirittura l’intervento della troika, scenari che non ci auguriamo ma che i mercati mettono in conto.

E la guerra sui dazi tra Usa e Cina quanto ha fatto aumentare la volatilità dei mercati?

Molto anche questa. Trump sta dimostrando che è molto attento all’andamento delle borse. Quando vede i mercati che tornano verso i massimi si può giocare le sue carte elettorali. Infatti la guerra con la Cina non l’ha fatto quando l’indice Standard & Poor si trovava a 2400 punti ma quando è salito a 2900. Anche qui pesa molto il clima elettorale.

Insomma dopo questi primi 4 mesi positivi per le borse, anche Piazza Affari ha brillato, sta iniziando una fase ribassista, di consolidamento per i mercati?

Distinguiamo l’Italia dagli altri Paesi. Nel resto del mondo vediamo non un crollo imminente ma una rotazione settoriale. Ci sono tantissimi titoli appartenenti al comparto hi-tech che sono stati eccessivamente pompati e secondo noi avranno un forte ridimensionamento, mentre potrebbe esserci un ritorno dell’old economy o meglio degli asset reali: banche, auto, telefonia, assicurazioni.

E in Italia?

Il nostro Paese dovrà combattere con lo spread ancora a lungo. Non ha grandi prospettive sul mercato bancario o finanziario. Dovremmo liberarci della zavorra dello spread che costa alle aziende almeno il 20-30% in più rispetto alle controparti europee negli stessi settori e con gli stessi parametri.

ultima modifica: 2019-05-15T10:40:31+00:00 da Giancarlo Salemi

 

 

 

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