Sono 103 tra il 2014 e il 2017 (la media è 119). Il dato attuale è 71: il tema dominante è l’ambiente, con il 22,5% delle infrazioni totali; seguono le "irregolarità" legate al mercato interno, la tassazione e le dogane

Quando l’Europa agita la bacchetta delle infrazioni vuol dire che uno degli Stati membri non ha recepito nel modo corretto una direttiva oppure che la sua applicazione avviene in modo inadeguato e in contrasto con alcune norme del diritto Ue. All’Italia questa bacchetta è toccata parecchie volte: dall’ambiente (che ha in carico più del 20% del totale delle infrazioni) alla libera concorrenza. In alcuni casi viene agitata anche a scopo preventivo, ponendo i vari Paesi dinanzi ai possibili rischi di determinate scelte politiche. E a pochi giorni dalle elezioni europee, con il rilancio di una nuova fase di dialettica aperta dal nostro governo sulla flessibilità legata al rispetto del deficit, è possibile costruire una mappa del “dove” l’Italia ancora non rispetta le regole dell’Ue.

Tra il 2014 e il 2017 sono state avviate 103 procedure; un valore alto ma che è comunque sotto la media generale che è di 119. Tanto che la percentuale di nuove infrazioni che riguardano l’Italia è in calo.

Il dato attuale, aggiornato all’11 aprile sulla base delle decisioni prese dalla commissione Europea, segna 71 infrazioni aperte, così come viene indicato anche dalla pagina del sito delle politiche europee del governo. Di queste 71, il tema dominante è l’ambiente, con il 22,5% delle infrazioni totali; seguono le “irregolarità” legate al mercato interno, la tassazione e le dogane. L’ambiente resta l’argomento con più problemi anche a livello europeo, seguito dalla mobilità e dai trasporti, e dalla stabilità finanziaria. Il dato sulla gestione delle infrazioni da parte del nostro Paese ci racconta che il 10% sono aperte da oltre 10 anni, e di quest’ultime 4 hanno al centro ancora l’ambiente (due sui rifiuti e due sulle acque reflue e la depurazione).

“Risultano pendenti nei confronti del governo italiano 71 procedure di infrazione – ha spiegato di recente intervenendo in Aula alla Camera il ministro per i rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro – di cui 64 per violazione del diritto dell’Unione e 7 per mancata trasposizione di direttive”; inoltre “si attende un’ulteriore consistente diminuzione delle procedure anche a seguito della recente approvazione della legge europea 2018”.

Le 71 procedure sono così suddivise: messa in mora e messa in mora complementare (art. 258 Tfue, il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea) con 35; parere motivato e parere motivato complementare (art. 258 Tfue) con 14; decisione ricorso e ricorso (art. 258 Tfue) con 13; messa in mora (art. 260 Tfue) con 2; decisione ricorso (art. 260 Tfue) con 1; ricorso (art. 260 Tfue) con 1; sentenza (art. 260 Tfue) con 5.

Le procedure che riguardano l’ambiente sono 16, la fiscalità e le dogane 11, i trasporti 6, la concorrenza e gli aiuti di Stato 5; gli appalti 4, l’energia 4; sono 3 per ognuno degli ambiti in agricoltura, comunicazioni, libera prestazione dei servizi, e salute; 2 per affari economici e finanziari, affari esteri, affari interni, lavoro e politiche sociali, libera circolazione delle merci; e diventano 1 per giustizia, pesca, e tutela dei consumatori.

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