Le Forze armate (e non solo) si addestrano sui droni. Ad Amendola

Le Forze armate (e non solo) si addestrano sui droni. Ad Amendola
Al centro di eccellenza per gli aeromobili a pilotaggio remoto non ci sono solo gli esponenti delle Forze armate, ma anche vigili del fuoco, finanzieri e personale della presidenza del Consiglio. L'obiettivo è creare una “lingua comune” tra le istituzioni dello Stato, così da cogliere le opportunità e schivare le minacce di un settore che continua a sconvolgere l'utilizzo dei cieli

Intelligence, monitoraggio ambientale e controllo delle frontiere. Ma anche contrasto alla criminalità, supporto alle Forze a terra e trasporto di merci. Gli impieghi dei droni sono ormai infiniti, almeno quanti i rischi derivanti da un loro utilizzo improprio o criminale da cui discende la necessità di efficaci strumenti di contrasto. Per tutto questo c’è nella base di Amendola, in provincia di Foggia, un centro dell’Aeronautica militare che addestra gli operatori dei velivoli senza pilota di tutte le Forze armate e delle altre istituzioni interessate, a partire da Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco. È il Centro di eccellenza per Aeromobili a pilotaggio remoto (Cde Apr), che ha consegnato con una cerimonia nella base del 32° Stormo dell’Arma azzura gli attestati di frequentazione ai partecipanti al 22esimo corso per operatori di velivoli di categoria micro/mini.

UN CENTRO CON SPIRITO INTERFORZE

“In questo settore c’è spazio per tutti – ha detto il sottocapo di Stato maggiore dell’Aeronautica Luca Goretti – noi mettiamo la nostra competenza prevalente a disposizioni di chiunque abbia interesse, che a sua volta ci dà una mano per offrire sempre di più”. E infatti al Centro di eccellenza si respira pienamente lo spirito interforze, con gruppi di frequentatori che vedono, fianco a fianco (in aula e ai simulatori), soldati, marinai, avieri e carabinieri, ma anche finanzieri, vigili del fuoco e personale della presidenza del Consiglio. “Non abbiamo velleità di primogenitura – ha aggiunto Goretti – anche perché è un mondo in piena espansione per cui è possibile ridurre i rischi se siamo tutti quanti disciplinarmente allineati e se manteniamo lo stesso concetto di cultura”.

IL CENTRO

Il Centro si presenta dunque come un ente dell’Aeronautica militare a carattere interforze, capace di mettere a disposizione le sue expertise a beneficio delle altre Forze armate e di tutte quelle agenzie governative interessate al settore dei droni. “L’esperienza dell’Aeronautica nel campo degli Apr comincia nel 2004 – ha ricordato il colonnello Andrea Esposito, direttore del Centro – quando la Forza armata ebbe la lungimiranza di capire che tali assetti avrebbero cambiato il modo di operare in futuro, sia nei teatri operativi, sia nella quotidianità”. E così, cinque anni dopo, “abbiamo compreso che potevamo mettere a disposizione l’esperienza maturata con l’utilizzo dei Predator alle altre Forze armate e istituzioni dello Stato”. Dal 2009 dunque, alla dipendenza diretta del 3° Reparto dello Stato maggiore dell’Aeronautica, il Centro fornisce addestramento basico per tutte le categorie di Apr.

LE FUNZIONI

I corsi, ciascuno di quattro settimane, si rivolgono agli operatori degli aeromobili mini o micro (con peso inferiore ai 20 Kg), di quelli leggeri, tattici e strategici e agli operatori della sensoristica. Tra l’altro, più recentemente, il CdE Apr ha anche acquisito il compito di valutare e validare le tecniche, le procedure e i sistemi di contrasto alla minaccia rappresentata dai droni più piccoli. Visto l’incremento della domanda di formazione, l’Aeronautica militare ha stanziato 700mila euro per un ulteriore ampliamento infrastrutturale, che doterà il Centro di una nuova palazzina e permetterà di passare a 50 frequentatori, a fronte degli attuali 30, nonché di aumentare il personale personale dalle attuali 14 a 22 posizioni. Con tre corsi all’anno, ciascuno di quattro settimane, il Centro di Amendola ha svolto dalla sua fondazione 49 corsi per un totale di 520 frequentatori.

VERSO IL FUTURO…

Lo sguardo è però già rivolto al futuro, “altrimenti non saremo un’eccellenza”, ha notato Esposito, ricordando la partecipazioni a gruppi di lavoro ed esercitazioni in ambito Nato e Unione europea. “A breve” arriverà anche un drone Colibrì (“doveva già essere qui ma c’è stato qualche rallentamento burocratico”), così da potenziare l’offerta didattica. D’altra parte, “il centro già ospita l’unico simulatore di velivoli Falco di Leonardo, per cui la Guardia di Finanza è impegnata in negoziazioni”, ha ricordato il direttore. Ci sono poi “contatti con Leonardo anche per un’eventuale scuola di volo per i velivoli Hero di prossima acquisizione della Marina”, mentre “nuovi simulatori nell’ambito della Forza Nec (il progetto congiunto Difesa-industria, ndr) dovrebbero essere consegnati a ottobre o novembre di quest’anno; saranno polifunzionali e vi potremo riprodurre ciò che vogliamo”.

…E LE NUOVE SFIDE

Le vere sfide del futuro sono comunque due, ha rimarcata Esposito. La prima riguarda lo sviluppo di normative al fine di inserire in modo sicuro e completo i velivoli a pilotaggio remoto nel traffico civile, un aspetto su cui il Centro dell’Aeronautica offre il proprio supporto all’Enac. Poi, c’è la seconda sfida, ovvero il contrasto efficace al crescente utilizzo malevolo di tali sistemi, tecnologicamente sempre più avanzati tanto che già si parla di veri e propri sciami di droni. Su questo l’Arma azzurra è pronta a offrire ancora il proprio contributo, per impieghi che coinvolgono tanti attori dello Stato.

GLI IMPIEGHI PER LA MARINA…

Tra questi c’è anche la Marina militare, rappresentata alla cerimonia di graduation di Amendola dal contrammiraglio Placido Torresi, comandante delle Forze aeree. “In questo momento non abbiamo sistemi in uso nella Marina perché ne stiamo provando diversi”, ha spiegato. L’interesse è forte, considerando che “i droni rappresentano per noi un modo per vedere più lontano”. Da sempre, ha aggiunto Torresi, “le marine militari, compresa quella italiana, hanno cercato di estendere il proprio raggio d’azione, con elicotteri, aerei e satelliti per vedere prima eventuali minacce senza farsi vedere, mantenendo cioè le piattaforme navali occulte”. I droni lo possono fare “in qualsiasi scenario operativo, incluso il controllo dei flussi migratori, la protezione dei nostri pescherecci e di molti altri interessi nazionali come le piattaforme petrolifere”. Ne consegue da parte della Marina “una forte richiesta all’industria – ha rimarcato Torresi – per sistemi che siano in grado di svolgere tutte queste missioni a bordo di unità navali, resistendo alle condizioni del mare (come salinità e movimento, ndr) senza limitare o vincolare le stesse, cioè capaci di essere lanciati e recuperati mentre sono in movimento”.

…E PER LA GUARDIA DI FINANZA

Pur con impieghi diversi, mantiene lo stesso interesse anche la Guardia di Finanza, alle prese con “un vasto rinnovamento di tutto il comparto aereo”, ha spiegato alla stampa il generale Alberto Reda, capo del 4° Reparto dello Stato maggiore del Comando. “Tra questo – ha aggiunto – rientra anche l’acquisizione di alcune decine di droni, in particolare del tipo mini, che ci serviranno per la mappatura dei territori e per l’individuazione di patrimoni illecitamente accumulati”. In altre parole, ha detto concludendo, “serviranno sostanzialmente per attività di polizia economico-finanziaria oltre che per il classico contrasto al traffico di sostanze stupefacenti, individuazione di piantagioni e quant’altro”.

ultima modifica: 2019-06-03T11:00:57+00:00 da Stefano Pioppi

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