La vicenda di Lotti ha sconvolto il Partito Democratico. Ma non si tratta di essere giustizialisti o meno, ma di opportunità ed etica politica.

E come ogni volta, quando un politico, in questo caso Luca Lotti (PD), finisce sulle prime pagine dei giornali o dei notiziari, per un fatto di cronaca giudiziaria, si scatena lo stesso teatrino di sempre: pro o contro? Garantisti o giustizialisti? Una polemica inutile e dannosa. Iniziamo con i fatti.

Lotti e le nomine

Luca Lotti, uno degli esponenti politici di spicco dell’era Renzi, è finito nell’occhio del ciclone mediatico e politico della settimana. Pare che abbia intrattenuto contatti impiccioni con esponenti del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), per discutere delle nomine di alcuni procuratori. Quella di Roma, per esempio, dove era indagato.

Si tratta di una discussione ancora del tutto giornalistica. Non c’è una sentenza, quindi, come previsto dalla nostra Costituzione, non c’è alcun “colpevole”. Ma la politica ha altre regole. E logiche.

Il lavoro della magistratura deve procedere indisturbato. Si tratta della principale garanzia per le persone coinvolte, per Lotti, in primis. Affinché siano scagionate da ogni tipo d’accusa. Confido, quindi, che sia provata l’estraneità a tutti i fatti che sono ora contestati, tra gli altri, al deputato PD, Lotti.

La risposta del PD

Detto questo, occorre essere molto chiari su un altro punto. Il PD doveva prendere una posizione chiara e netta. Ha fatto bene Nicola Zingaretti a pubblicare una nota in merito. La Politica non si occupa di discutere di nomine di procure o membri del CSM. Sarebbe una gravissima ingerenza sugli equilibri tra poteri. Una vicenda eticamente e politicamente squallida.

Penso, quindi, che il Segretario Zingaretti si sia mosso nel modo migliore possibile. Qualcuno dice che sia un approccio “morbido”, come Concita De Gregorio. Per me, invece, è equilibrato, rispettoso della Costituzione e del principio per cui si è innocenti fino a quando un tribunale, con una sentenza definitiva, non dice il contrario.

Un approccio equilibrato, ma anche chiaro e fermo. Si ribadisce che il PD non ha in alcun modo dato un incarico, a Lotti o altri, d’occuparsi di nomine di procuratori. Una questione che, appunto, non deve interessare i partiti politici. La nota pubblicata da Nicola Zingaretti titola così: “IL PD NON HA MAI DATO MANDATO A NESSUNO DI OCCUPARSI DEGLI ASSETTI DEGLI UFFICI GIUDIZIARI”.

Le reazioni: giustizialisti o garantisti?

Ovviamente ci sono state numerose reazioni da parte di esponenti politici del PD e non solo. E come già detto, uno scontro tra garantisti e giustizialisti. Uno scontro inesistente. Ma giornalisticamente promettente.

Qui, infatti, non si tratta di essere garantisti o giustizialisti. Una totale assurdità. Si tratta di separare le questioni: da una parte il lavoro della magistratura. Dall’altra la politica. La magistratura indagherà e deciderà se ci son stati reati. La politica deve dare risposte ad elettrici ed elettori. Ha tempi, logiche e scopi diversi.

Il tesoriere del PD, Luigi Zanda, ha chiesto un passo indietro a Lotti. Lotti ha risposto con una lettera in Facebook indirizzata a Zingaretti. Calenda su twitter attacca Lotti. Marcucci, capogruppo PD al Senato, prende le difese di Lotti. Insomma, un carosello abbastanza inconsistente di prese di posizione qua e là. La sostanza della vicenda è però un’altra.

Lotti si autosospende dal PD. Non so cosa significhi. Come deputato nessuno può spingerlo a dimettersi. Per fortuna. Si tratta di una garanzia costituzionale. L’autosospensione, però, è fumo negli occhi: non esiste. Né per il PD, né per il Parlamento: o ci si dimette, o si resta al proprio posto. E Lotti ha tutto il diritto di stare dove sta.

Ma non c’entra nulla la discussione tra garantisti e giustizialisti. Solito polverone insulso. Il punto è che politicamente il PD si trova in mano una patata bollente. E l’autosospensione non la raffredderà. Ma questo sta alla sensibilità di Lotti. Non di Zingaretti, che, giustamente, non può fare altro che parlare a nome del partito prendendo le distanze da quel che emerge dalle vicende giornalistiche.

 

 

 

 

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