Di fronte ai parlamentari delle commissioni Difesa di Camera e Senato, il capo di Stato maggiore della Difesa ha fatto il punto sul Dpp 2019-2020 del dicastero. “La situazione non è ottimale”, e serve “attenzione immediata” per quanto riguarda gli investimenti e la programmazione

Servono risorse certe, programmi di lungo periodo e una ristrutturazione che permetta alle Forze armate di superare il preoccupante sbilanciamento del budget. Parole del capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Enzo Vecciarelli, intervenuto oggi di fronte alle commissioni Difesa di Senato e Camera per un’audizione informale sul nuovo Documento programmatico pluriennale (Dpp) 2019-2021, presentato di recente al Parlamento dal ministro Elisabetta Trenta. Come era prevedibile, il primo aspetto a preoccupare è il budget, troppo risicato ormai da diversi anni, soprattutto se confrontato con gli enormi piani di spesa dei maggiori partner europei, disposti a spendere il doppio (se non il triplo) di noi, consapevoli della strategicità del settore.

IL NODO DEL BUDGET E LA QUESTIONE DEL 2%

“Voglio evidenziare come la delicata tematica delle risorse finanziarie sia oggetto di attenta supervisione da parte delle autorità dell’Alleanza”, ha detto Vecciarelli. “Visto da una prospettiva atlantica, il solo impegno operativo, ovvero la nostra contribution negli impegni dell’Alleanza, non potrà essere sufficiente a compensare le carenze nel bilancio Difesa nel breve-medio termine”. Così, con un livello fermo all’1,17% rispetto all’obiettivo del 2% del Pil entro il 2024 per le spese dedicate alla Difesa, la posizione italiana appare scomoda. “L’Italia continua a collocarsi tra gli ultimi alleati nel percorso di avvicinamento alla nota soglia”, ha rimarcato il generale. Ma c’è di più: “Il nostro bilancio Difesa risulta anche al di sotto della media dei paesi dell’Unione europea, facenti parte della Nato, il cui livello ha raggiunto ormai la soglia del 1,5% e continua ad avere un trend di graduale crescita”.

IL PROBLEMA DELLO SBILANCIAMENTO

Poi, c’è il problema, anch’esso ormai noto, dello sbilanciamento. La dotazione complessiva della Difesa per l’anno in corso ammonta a 21,4 miliardi, che scendono tuttavia a 13,9 miliardi se si considera la sola “Funzione difesa”. Di questi, ha notato Vecciarelli, “le spese di personale continueranno a gravare in maniera sostanziale, assorbendo circa il 74% (10,4 miliardi di euro) delle risorse ascrivibili a bilancio ordinario, mentre le percentuali del settore esercizio ed investimento sono sostanzialmente equivalenti attestandosi a circa il 13% del totale con un importo rispettivo di 1,7 miliardi di euro e 1,9 miliardi di euro”. Resta dunque la forte distanza “dal riferimento internazionale ideale basato su una ripartizione percentuale del 50%, 25%, 25%, rispettivamente per personale, esercizio e investimento”.

OTTO PRIORITÀ

Visto il budget risicato, ha spiegato Vecciarelli, il Dpp prevede “l’impiego delle risorse finanziarie disponibili assicurando per quanto possibile lo sviluppo di alcune aree indicate in senso prioritario”. Sono otto: la disponibilità delle forze e degli assetti attuali necessari per le operazioni in corso, nonché le capacita minime richieste dalla Nato e dall’Unione europea; le esigenze comuni a tutte le Forze armate in grado di sviluppare maggiore efficienza in ambito interforze e di interesse interdicasteriale; la risoluzione delle criticità programmatiche dei precedenti esercizi finanziari; il completamento dei programmi già avviati per evitare che vengano vanificati gli sforzi finora fatti e le risorse già investite; la prosecuzione delle bonifiche ambientali; la razionalizzazione delle infrastrutture, valutando anche la fattibilità di perseguire una aggregazione interforze e una modifica dell’impronta infrastrutturale gravitando per quanto possibile al Sud; il potenziamento della capacità di operare nel dominio cibernetico e il sostegno della ricerca tecnologica.

SERVE ATTENZIONE IMMEDIATA

Urge tuttavia allargare il campo anche solo “per essere in grado di svolgere le missioni discendenti dal dettato costituzionale”. La situazione di partenza, ha ammesso Vecciarelli, “non è ottimale; se da un lato possiamo ancora godere di un livello qualitativo generalmente buono, costellato di alcune eccellenze, grazie a investimenti pregressi, la situazione gradualmente degrada quando si considera lo strumento nella sua dimensione quantitativa o sotto il profilo dell’efficienza, attestandosi, in quest’ultimo caso, a un livello meritevole di attenzione immediata”.

IN ATTESA DEI FONDI MISE

Ciò riguarda anche le risorse che arrivano dal ministero dello Sviluppo economico guidato da Luigi Di Maio, ormai contributore indispensabile dei programmi militari. “Sui fondi Mise – ha notato Vecciarelli – si registra un momento di grave criticità dato dal mancato rifinanziamento delle leggi istitutive dei programmi di spesa che avevano consentito l’avvio di importanti progetti industriali, ancora in fase di svolgimento, che rischiano di non poter giungere a compimento”. Da qui è arrivato il richiamo del capo di Stato maggiore su “continuità e certezza di finanziamento che ritengo necessarie”. Infatti, “il venir meno di tali rifinanziamenti, essendo essi correlati a impegni cruciali per la Difesa nazionale, produce condizioni di criticità che danneggiano al contempo lo strumento militare e il comparto industriale associato”.

SERVE COERENZA

D’altra parte, “il contesto appare complesso e sfidante e lo sarà ancora di più in futuro”, rendendo necessario alle Forze armate un continuo adattamento alle minacce di questo tempo. Per questo, ha spiegato Vecciarelli, “i programmi e le associate linee di finanziamento dovrebbero essere sviluppati idealmente in modo coerente, continuo e progressivo, con certezza di risultati, traguardando e catalizzando gli orientamenti delle maggiori organizzazioni internazionali di riferimento”. Il richiamo fa eco a quanto emerso anche nelle ultimi riunioni del Consiglio supremo di Difesa. Dal Quirinale è arrivato puntuale negli scorsi mesi il richiamo a certezza programmatica e pianificazione di lungo periodo. In gioco, c’è la capacità del Paese di difendere e tutelare i propri interessi.

Condividi tramite