Il termine whistleblower sembra uno degli ultimi ritrovati di quella disciplina un po’ fumosa che è lo storytelling. Quando lo senti per la prima volta, drizzi subito le antenne e attivi quello che Ernest Hemingway chiamava il crap detector, il rivelatore di str…ate. Non è così, perché dietro quell’anglicismo (spesso rivelatore di crap) si nasconde un tema molto serio.

Cosa sono i whistleblower lo spiega bene Federico Anghelé, responsabile delle relazioni istituzionali di Riparte il futuro, che abbiamo intervistato per la video-rubrica di Telos A&S #LobbyNonOlet: “Sono coloro i quali segnalano corruzione, frodi, illegalità sul posto di lavoro e che, proprio perché segnalano o cercano di segnalare questi fenomeni illeciti, spesso subiscono mobbing, demansionamenti e conseguenze drammatiche sulla loro vita in termini psicologici, economici, di pressione sociale”. Guarda la video intervista.

 

Riparte di futuro ha attivato un’attività per fare in modo che i whistleblower siano tutelati e protetti: “Abbiamo fatto parte di una coalizione europea formata da circa 90 organizzazioni diverse per provenienza geografica e anche per tematiche. Abbiamo cercato di creare un consenso dal basso facendo capire a tutti i cittadini chi sono i whistleblower, perché sono importanti per l’intera comunità europea, per il funzionamento delle aziende e il funzionamento degli enti pubblici europei”.

Si tratta tecnicamente di un’operazione di advocacy, parente stretta della lobby, tanto che le definizioni dei due termini spesso si confondono. Provo qui a fare un po’ di chiarezza. Si parla di advocacy quando si utilizza la leva del coinvolgimento dell’opinione pubblica e dei media a sostegno di un’istanza da proporre al decisore pubblico come ampiamente condivisa. La lobby, invece, può riguardare la rappresentanza degli interessi di un singolo operatore o anche di un preciso settore, anche se questi interessi devono comunque avere un respiro generale e fare riferimento non solo a quella singola realtà. Il risultato operativo è simile: si informa il decisore pubblico su un tema e il decisore sarà ovviamente libero di prenderlo in considerazione e di tradurlo in una norma.

Questi distinguo sono noiosi, anzi noiosissimi. Ma è importante parlarne per rendere sempre più trasparente il mestiere del lobbista. Il mestiere di Federico Anghelé, di gran parte degli intervistati di #LobbyNonOlet, e il mio.

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