Georgia come Ucraina. Putin prova a giustificarsi, ma sugli incidenti…

Georgia come Ucraina. Putin prova a giustificarsi, ma sugli incidenti…
L’inviato speciale degli Stati Uniti per la crisi ucraina, Kurt Volker, non ci sta a osservare inerte la narrazione di Mosca, soprattutto se finalizzata a giustificare un’occupazione perenne in altri Stati. È la guerra narrativa, in questi giorni in scena sul grave incidente missilistico russo, con Trump che twitta e alza il livello di pressione su Putin

Mosca non ha intenzione di mollare Georgia e Ucraina. Le rispettive occupazioni militari, opportunamente anticipate da anni di pressioni e minacce, dureranno a lungo, anche grazie allo sforzo narrativo russo che ribalta la percezione della realtà con ricostruzioni fuorvianti delle crisi del 2008 e del 2014. È l’accusa, senza troppi giri di parole, dell’inviato speciale degli Stati Uniti per la crisi ucraina, Kurt Volker, che nell’intervento all’edizione georgiana di Voice of America rilancia l’esigenza di una contro-narrativa occidentale. Un invito colto al volo (probabilmente inconsciamente) da Donald Trump, che con un tweet denso di messaggi competitivi entra a piedi uniti sul dossier che sta mettendo in difficoltà Vladimir Putin: l’esplosione nella base militare di Severodvinsk.

LA NARRATIVA DI MOSCA…

“Non sono i militari georgiani a essere in Russia, ma quelli russi a essere in Georgia”, ha ricordato Volker. La specifica potrebbe apparire scontata, ma così non è visto il tentativo di Mosca di riscrivere la storia della crisi del 2008, la stessa che portò a una vera e propria occupazione militare del territorio georgiano. Ora, con l’obiettivo “di giustificare la continuazione dell’occupazione”, i russi stanno infatti promuovendo una corposa narrativa secondo cui sarebbe stata la Georgia a dare inizio alla guerra. Eppure, ha ricordato Volker, “la Russia ha esercitato un’enorme pressione sui georgiani, compresa quella militare per circa due anni, abbattendo un drone, bombardando dei radar e aumentando il personale militare nelle zone di conflitto, attualmente occupate e protette dalle Nazioni Uniti, avvicendando truppe e trasferendo genieri militari”. Di conseguenza, ha aggiunto l’inviato Usa in Ucraina, “le autorità di Tbilisi hanno reagito rapidamente per fermare tutto questo e evitare che la situazione peggiorasse”.

…SU GEORGIA E UCRAINA

Dunque, “si può anche sostenere che la Georgia abbia sparato il primo proiettile in quel giorno particolare (tra il 7 e l’8 agosto 2008, ndr), ma ciò non tiene conto del contesto generale”, ha detto l’ex ambasciatore. In ogni caso, la situazione attuale vede “l’esercito russo presente sul territorio che da tutto il mondo è riconosciuto come Georgia, tranne che dalla Russia stessa”. Una situazione simile a quella che si è ripetuta nel 2014. “La Georgia è stato il primo passo e l’Ucraina il secondo”, ha detto Volker. Le manovre russe, ascrivibili nel tradizionale concetto di difesa espansiva (trasversale a Russia zarista, sovietica e putiniana), hanno contribuito a cambiare “la visione occidentale di come Putin si comporta nel mondo e di cosa dovrebbe fare gli Usa in risposta”. In altre parole, con la Georgia nel 2008, e ancor più con l’Ucraina nel 2014, si sono dissolte le speranze di chi, dalla fine della Guerra fredda, auspicava un rapporto cooperativo tra Russia e Occidente (tanto che negli anni 90 c’era anche chi sosteneva di un possibile ingresso di Mosca nella Nato).

LIVELLI NARRATIVI A CONFRONTO

Da lì si è sviluppato un continuo sforzo di contro-narrazione da parte degli Stati Uniti (e dell’Alleanza Atlantica), al fine di mantenere fresco il ricordo dei fatti, evitando distorsioni funzionali agli interessi di Mosca e soprattutto approcci narrativi che consentano ai russi di portare avanti simili iniziative in altri contesti. È la guerra delle informazioni e della propaganda continua, tipica del confronto tra grandi potenze ma decisamente arricchita dalle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, tra social media, troll e cyber-influenze. Uno scontro che in questi giorni sta riguardando il grave incidente missilistico avvenuto presso la base militare di Severodvinsk, una delle principali sedi della Flotta del nord dedicata spesso ai test su nuovi missili balistici e da crociera, nonché attracco per alcuni sottomarini nucleari. Per gli Stati Uniti e per diversi osservatori occidentali si tratta di uno dei peggiori disastri dopo Chernobyl, con gravi rischi di termini di radiazioni oltre i sette morti attestati fino ad ora. Per la Russia è un incidente ormai sotto controllo, di cui è meglio rivelare meno dettagli possibili.

IL CINGUETTIO DI TRUMP

E infatti le informazioni che arrivano dall’oblast dell’Arcangelo non sono chiarissime. Fonti ufficiali hanno parlato di un problema durante un test a un propulsore, in particolare a un piccolo reattore, forse scatenato da un incendio. Alle minimizzazioni del ministero della Difesa sui rischi di emissioni radioattive si sono intervallati gli allarmi lanciati dai media locali, che riportavano livelli ben oltre la norma. Su tutto questo è intervenuto a gamba tesa il presidente Donald Trump, desideroso probabilmente di dare una spallata al collega Vladimir Putin nel momento forse più difficile dei decenni di potere a Mosca. “Gli Stati Uniti stanno imparando molto dalla recente esplosione missilistica in Russia, compreso il fatto che il dipartimento della Difesa dispone di una tecnologia più avanzata; l’esplosione ha preoccupato le persone dell’area intorno alla struttura e molto oltre. Non va bene”, ha cinguettato l’inquilino della Casa Bianca con tanto di punto esclamativo.

IL MISSILE RUSSO

Un tweet che lancia tre messaggi competitivi, tutti volti a elevare il livello della pressione: la possibilità per l’intelligence americana di capire cosa è successo, perché e come (probabilmente grazie ai satelliti spia), tra l’altro in una base militare dedicata ai test su nuovissime tecnologie; la disponibilità per gli Usa di armi “più avanzate” (il punto resta da verificare, ma comunque qui è rilevante la narrazione) e il riferimento ai rischi di emissioni nocive che ad ora rappresentano il grande timore per Putin. Parole, quelle del presidente Trump, arrivate dopo le indiscrezioni del New York Times sulle cause dell’incidente. Riportando le parole di un funzionario dell’intelligence americana, il quotidiano spiega che l’incidente sarebbe collegato a un test su un nuovo missile da crociera a propulsione nucleare, il Burevestnik (Skyfall per gli occidentali, o SSC-X-9). Si tratterebbe di un vettore aviolanciato supersonico con range ampio, non meglio definito, in grado di aggirare molti moderni sistemi di difesa.

ALTRE GRANE PER PUTIN

Un incidente militare non fa mai piacere, ma resta ancor più indigesto se svela dettagli agli avversari sui propri avanzamenti tecnologici e se gli offre il fianco a facili critiche. Diventa un vero e proprio pugno nello stomaco se arriva dopo altri incidenti controversi, come l’incendio al deposito militare di Kamenka, nella regione russa di Krasnoyarsk (con stato di emergenza appena prolungato), o come l’esplosione a inizio luglio sul sottomarino Losharik, probabilmente impegnato nei test sul nuovo drone subacqueo (e ipersonico) Poseidon. Una quadro difficile da gestire per Putin, soprattutto nel pieno della campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale di Mosca (che vale 45 seggi della Duma), portata avanti a colpi di repressione delle opposizioni e del dissenso.

ultima modifica: 2019-08-13T11:10:17+00:00 da Stefano Pioppi

 

 

 

 

 

 

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