I nuovi mezzi terrestri per le Forze armate (e non solo), budget permettendo

I nuovi mezzi terrestri per le Forze armate (e non solo), budget permettendo
Insieme all’F-35, sono tanti i programmi ancora incerti nel campo della difesa su cui è piombata la scure della crisi di governo. Per i mezzi terrestri, la seconda versione del Lince e la sostituzione degli ottimi ma datati VM90 garantirebbero alle Forze armate maggiori affidabilità ed efficienza. Ma servono garanzie maggiori sugli investimenti della Difesa

La crisi di governo e gli scenari politici che potrebbero determinarsi sono osservati con grande attenzione dal mondo della Difesa. La preoccupazione riguarda tanti programmi che permangono in una fase di incertezza, tra cui, nei giorni scorsi, i riflettori sono tornati ad accendersi sugli F-35, con l’urgenza di confermare al più presto gli impegni italiani. Se ciò non avverrà entro fine settembre, infatti, lo stabilimento di Cameri, in provincia di Novara, si troverà privo di lavoro dal 2024, senza contare gli effetti sul rapporto strategico con gli Usa. Non c’è però solo l’F-35. Le nuove sfide, dentro e fuori i confini nazionali, impongono i migliori equipaggiamenti per le Forze armate in tanti segmenti, a partire dal terrestre.

I MEZZI TERRESTRI

Mentre negli impegni all’estero le minacce ibride si sommano a quelle tradizionali, in Patria è richiesto ai militari un contributo crescente nella gestione di crisi e calamità naturali. Per tutto questo, i mezzi terrestri rappresentato ancora oggi un pilastro dello strumento militare, chiamati a una modernizzazione costante per non restare indietro rispetto a sfide sempre diverse. Eppure, come è ormai tristemente noto, più che nell’evoluzione tecnologica su cui lavora l’industria, il rischio risiede in budget troppo risicati, incapaci di soddisfare le esigenze operative delle Forze armate e di seguire il lavoro delle aziende nazionali.

IL CASO DEL MULTIRUOLO LINCE

È il caso della seconda versione del veicolo leggero multiruolo Lince (Vtlm 2), il più usato nelle missioni internazionali. Con gli sviluppi apportati sulla base dei feedback provenienti dell’Esercito, il mezzo è oggi più protetto e avanzato. Eppure, non è a disposizione delle truppe impegnate nei teatri internazionali. Questo perché mancano i contratti, impossibili da siglare da parte della Difesa in assenza di risorse allocate. Per tale ragione, è stato ben accolto da esperti e addetti ai lavori l’inserimento del programma nel nuovo Documento programmatico pluriennale (Dpp) 2019-2021 del dicastero guidato da Elisabetta Trenta.

IL PROGRAMMA DELLA DIFESA…

Nello specifico, si prevede un investimento di 1 milione di euro per quest’anno, con risorse crescenti a seguire, per un totale di 249,3 milioni in quindici anni (dal bilancio del ministro della Difesa tramite le risorse derivanti dal Fondo per il rilancio degli investimenti delle amministrazioni centrali dello Stato e lo sviluppo del Paese, rifinanziato con l’ultima legge di bilancio). Serviranno ad acquisire 398 mezzi “al fine di proseguire la transizione delle unità leggere su veicoli che consentano di soddisfare le esigenze di mobilità, protezione, integrazione net-centrica e autonomia logistica”, si legge nel Dpp.

… E I DUBBI

A preoccupare è però la distribuzione delle risorse, con 1 milione quest’anno, 6 il prossimo e 13 nel 2021. Troppo poco per avviare una produzione a ritmi davvero sostenibili, per lo più per quella che resta “una prima tranche”, visto che il fabbisogno complessivo esplicitato dalle Forze armate richiede uno sforzo di 558 milioni in tutto (è lo stesso Dpp ad ammetterlo). Tra l’altro, dopo la previsione delle risorse, dovranno seguire i contratti e l’allocazione effettiva delle stesse, tanto più per un veicolo che può avere opportunità importanti all’estero. D’altronde, il Lince già rappresenta un esempio di successo del made in Italy, con vendite per oltre 4mila esemplari tra Gran Bretagna, Spagna, Repubblica Ceca, Belgio, Russia, Croazia e Norvegia.

IL NUOVO MULTIRUOLO “DUALE”

Che dire invece della sostituzione degli ottimi VM90, mezzi che per oltre tre decenni hanno accompagnato i militari italiani in una svariata quantità di missioni, dal trasporto tattico delle truppe al soccorso dei feriti? Il VM90 è ormai datato, conforme a normative della circolazione non più in vigore, troppo inquinante per gli standard attuali. La piattaforma su cui si basa, la WM 40.15, è in produzione in maniera discontinua, in piccoli numeri, non più omologabile (soprattutto per i limiti di emissioni). Sono già disponibili valide alternative al VM90 come ad esempio il MUV, presentato per la prima volta a maggio dello scorso anno: un multi-ruolo che ben si abbina al quanto mai attuale concetto di dual use. È infatti configurabile in versione civile e militare sulla stessa linea di produzione, con tutta una serie di opzioni che lo rendono rapidamente adatto a compiti di protezione civile, controllo del territorio e supporto in caso di calamità naturali. Un veicolo di questo genere consentirebbe un deciso salto di qualità nell’impiego dello strumento militare, quando chiamato a intervenire a sostegno della popolazione. Insomma, un bell’aiuto per i nostri militari.

ultima modifica: 2019-08-14T11:34:57+00:00 da Stefano Pioppi

 

 

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  • stefano

    Che senso ha parlare di emissioni inquinanti su un mezzo militare da usare in battaglia dove magari è montato un cannone con proiettili all’uranio impoverito , come diceva Henry Ford “quello che manca non puó rompersi”,proteggere di più i nostri soldati e basta con amenitá come FAP , adblue e via discorrendo