Hong Kong e la generazione di “giovani ribelli”. Pechino contro le scuole

Hong Kong e la generazione di “giovani ribelli”. Pechino contro le scuole
Un corso obbligatorio alle superiore avrebbe la responsabilità nelle rivolte. Uno dei leader delle proteste lancia un appello al cancelliere Angela Merkel, in visita in Cina, mentre nelle prossime ore la governatrice di Hong Kong potrebbe ritirare il progetto di legge di estradizione, secondo The South China Morning Post

La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, sarebbe intenzionata nelle prossime ore a ritirare formalmente il progetto di legge sull’estradizione che ha provocato le rivolte degli ultimi tre mesi nell’ex colonia britannica. La notizia è apparsa sul The South China Morning Post e sarebbe un tentativo di placcare l’escalation di manifestazioni e rivolte nel territorio autonomo al sudest della Cina.

Settimane fa, Lam aveva dichiarato “morto” il progetto di legge, ma la definizione non aveva alcuna valenza legale perché non era stato ritirato totalmente. Il ritiro formale del polemico progetto di legge andrebbe incontro a una delle cinque domande presentate dai dimostranti.

L’APPELLO ALLA MERKEL

Tuttavia, secondo alcuni dei leader, le motivazioni per scendere in piazza restano. Oggi rappresentanti dei manifestanti hanno rivolto un appello alla cancelliera tedesca Angela Merkel, che si trova in visita ufficiale in Cina.

Joshua Wong, uno dei giovani volti più conosciuti del movimento (già dai tempi della Rivoluzione degli Ombrelli del 2014), ha pubblicato una lettera aperta sul quotidiano tedesco Bild per ricordare che la stessa Merkel è cresciuta in uno Stato di polizia oppressivo, la Germania dell’Est: “Lei ha sperimentato in prima persona il terrore di un governo dittatoriale […] I tedeschi si sono opposti con coraggio all’autoritarismo durante gli anni ‘80 […] Speriamo che esprimerà le sue preoccupazioni in merito alla nostra catastrofica situazione, e trasmetterà le nostre richieste al governo cinese durante la sua visita in Cina”.

IL POTERE DEGLI STUDI LIBERALI

Il governo centrale di Pechino, dalla sua parte, continua a demonizzare le proteste. E nella ricerca di presunti responsabili dell’instabilità degli ultimi mesi, puntano il dito contro un corso obbligatorio di civismo nelle scuole superiori.

Si chiama “Studi liberi” e ha un programma che si basa sui fondamenti della democrazia e dei diritti civili. L’obiettivo: formare migliori cittadini, impegnati con la società. Molti difensori della democrazia a Hong Kong e professori sostengono che questo corso insegna agli studenti ad essere analitici e obbiettivi, anche quando si tratta di guardare gli errori del Partito Comunista Cinese.

Ma “gli studenti hongkonghesi delle superiori – si legge in un articolo del The New York Times – credono che Pechino si preoccupi di perdere ancora di più il controllo”.

Per funzionari della Cina continentale e sostenitori di Pechino, questo protagonismo dei giovani della città nelle ultime manifestazioni è l’indizio chiaro che questa tradizione di libertà accademica ha superato i limiti, formando una generazione di ragazzi ribelli. Tung Chee-hwa, ex dirigente di Hong Kong, ha dichiarato al NYT che “il piano di ‘Studi liberali’ è un fallimento. È una delle cause dietro ai problemi di oggi dei giovani”.

IL PEGGIOR INCUBO DI PECHINO

Il timore è che ora, con la fine delle vacanze, i disordini si trasferiscano alle scuole. Il Dipartimento di Istruzione di Hong Kong ha diffuso una circolare agli insegnanti di scuole e università nella quale chiede di rispondere “non lo so” o “non lo capisco” in caso di domande difficili da parte degli studenti sulla situazione attuale.

Da molto tempo, il Partito Comunista Cinese considera l’istruzione uno strumento ideologico determinante per la formazione di cittadini leali. Con il governo del presidente Xi Jinping, la formazione politica ha aumentato l’istruzione patriottica, per cercare di modellare giovani più nazionalisti. Tuttavia, almeno a Hong Kong, il piano è fallito.

Willy Lam, analista politico e professore dell’Università Cina di Hong Kong, ha detto al NYT che “fino a un certo punto, gli Studi Liberali hanno fatto aderire all’idea di potere contribuire ad un cambiamento partecipando alle proteste […] Questo è il peggior incubo di Pechino. Useranno tutti i mezzi per porre fine a questa situazione”.

ultima modifica: 2019-09-04T11:44:46+00:00 da Rossana Miranda

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