La Nato ricorda l’11 settembre. La forza dell’Alleanza e il commento dell’amb. Talò

La Nato ricorda l’11 settembre. La forza dell’Alleanza e il commento dell’amb. Talò
Con il commento dell'ambasciatore Talò, che era a New York quel giorno, ecco il ricordo all'Alleanza Atlantica della tragedia che fece scattare, per la prima volta, il meccanismo di difesa collettiva previsto dall'art. 5 del Trattato. Oggi, quello stesso principio è più forte che mai

L’undici settembre fu un attacco contro tutti noi, avvertito personalmente, diretto al cuore dell’Occidente. La risposta dell’Alleanza Atlantica fu all’insegna della solidarietà, la stessa su cui si basa l’odierno impegno in Afghanistan e in tanti altri contesti. Parola dell’ambasciatore Francesco Maria Talò, rappresentante permanente dell’Italia al quartier generale della Nato, che con Formiche.net ha commentato il ricordo che l’Alleanza Atlantica ha rivolto alla tragedia di 18 anni fa.

LA CERIMONIA

Tutte le bandiere dei Paesi della Nato erano a mezz’asta, non solo nel quartier generale, ma anche nel Comando alleato Operazioni (Aco) di Mons, in Belgio, e nel Comando alleato per la trasformazione (Act) a Norfolk, in Virginia. Con la presenza di tutti i rappresentanti permanenti, i ricordi sono stati affidati agli interventi del segretario generale Jens Stoltenberg e della rappresentante Usa Kay Bailey Hutchison, con un minuto di silenzio a chiudere la cerimonia alle 14:46, l’orario esatto del primo attacco contro la torre nord del World Trade Center diciotto anni fa. Allora, gli attentanti negli Stati Uniti fecero scattare per la prima volta l’articolo 5 del Trattato nord Atlantico, quello che prevede la difesa collettiva, una “manifestazione concreta della solidità del legame transatlantico”, ha detto la rappresentante Usa. Difatti, quello dell’11 settembre fu “un attacco ai nostri valori, al nostro stile di vita, non solo, ovviamente, contro Usa ma contro tutti gli alleati”.

LA LOTTA AL TERRORE CONTINUA

Oltre il ricordo, lo sguardo è rivolto alle sfide del futuro, poiché la minaccia terroristica è tutt’altro che sconfitta. “Proseguiremo questa lotta contro il terrore con ferrea determinazione”, ha detto la Hutchison. Gli ha fatto eco Stoltenberg, che ha ricordato come gli alleati siano “uniti nella lotta al terrorismo, anche attraverso il nostro impegno transatlantico comune in Afghanistan”, con la missione Resolute Suppor. “Ricordiamo oggi le vittime dell’undici settembre, e anche le vittime in Afghanistan; è essenziale fare in modo che il loro sacrificio non sia invano”, ha rimarcato il segretario generale. “Il nostro impegno nel Paese, attraverso il supporto alle forze afghane è solido, finalizzato a creare le condizioni per una pace duratura e per prevenire che l’Afghanistan torni ad essere una piattaforma per la pianificazione ed esecuzione di attacchi terroristici”.

IL COMMENTO DI TALÒ

“È stata una cerimonia rilevante soprattutto per il contesto – ci ha spiegato l’ambasciatore Talò – perché ha avuto luogo nella sede della Nato, davanti a due monumenti simbolici: un grande frammento delle Torri gemelle, dove è stata posta una corona di fiore, e una parte del Muro di Berlino”. Monumenti che segnano “simbolicamente due passaggi fondamentali nella storia dell’Alleanza e dell’Occidente”, intersecando nelle date il 9 e l’11. “Il nove novembre (9/11) ricorda la caduta del Muro di Berlino, la fine della Guerra fredda, e cioè del motivo per cui l’Alleanza è nata, la fine di una fase e del successo avuto dalla Nato in quella fase”. Poi, ha ricordato Talò, “qualcuno ha pensato che fosse arrivata la fine della storia, fino a quando l’undici settembre (11/09) non ci ha risvegliato, dimostrando che la storia correva veloce”.

LA SOLIDARIETÀ

Diciotto anni fa ebbe luogo “un attacco contro tutti noi, non solo contro gli Stati Uniti”. Un attacco che l’ambasciatore ha avvertito “personalmente”, essendo in quel momento a New York con la famiglia. Un attacco che “si è tradotto nella solidarietà attiva con l’articolo 5 del Trattato nord atlantico, l’emblema di tutta l’Alleanza”. La difesa collettiva, ha aggiunto Talò, scattò per la prima volta nella storia della Nato “in una situazione non prevista dai fondatori; non di fronte a una minaccia tradizionale, convenzionale o nucleare, da un nemico da est, ma per un attacco terroristico condotto con mezzi inaspettati al cuore dell’Occidente”. Fu quella solidarietà a dare avvio alla missione in Afghanistan, “spesso rievocata negli ultimi giorni anche per l’attualità del tentativo di un processo di pace che ci auguriamo possa avere successo”.

LA MISSIONE IN AFGHANISTAN NEL SEGNO DELL’UNITÀ

In ogni caso, ha spiegato il rappresentante dell’Italia alla Nato, “è importante ribadire che continuiamo a essere impegnati per il miglioramento della situazione nel Paese e per la nostra sicurezza, e che tutto questo avviene in unità tra gli alleati”. Anche oggi, durante la cerimonia a Bruxelles, è stato ribadito che “tutti insieme siamo andati e tutti insieme ci adatteremo alle mutate circostanze, che ci auguriamo possano essere positive”. Al tempo stesso, occorre riconoscere che l’Afghanistan “è cambiato: non è più il Paese da cui venivano i principali attacchi terroristici contro l’Occidente, né la grande terra dominata dall’oscurantismo e da una mentalità retrograda che reprimeva i diritti umani, specialmente quelli delle donne”. Ci sono stati “progressi da preservare, ma comunque non sufficienti; molto è stato fatto – ha detto concludendo Talò – anche grazie alle donne e agli uomini che hanno partecipato alla missione e a cui va la nostra gratitudine”.

ultima modifica: 2019-09-11T12:10:03+00:00 da Stefano Pioppi

 

 

 

 

 

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