Pregi e difetti di uno Stato imprenditore

Pregi e difetti di uno Stato imprenditore
Sopravvive la teoria sbagliata dello Stato imprenditore ma vero è che la proprietà statale dei mezzi di produzione soffoca anche le libertà civili e politiche. E allora cosa fare? L'analisi di Alessandra Servidori

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ha giustamente affermato che non è opportuno chiedere ulteriore flessibilità all’Europa e che i provvedimenti da assumere devono alleggerire le imprese e il debito pubblico e non aumentarlo perchè da queste due priorità sopratutto dipende l’assetto economico del nostro Paese. E ancora i trasporti, le liberalizzazioni, le privatizzazioni, il sistema bancario e finanziario nonché la politica industriale e questioni sociali fondamentali come l’università, la sanità, la previdenza.

Stessa voce di De Benedetti poche ore dopo. Si è arrivati infatti negli ultimi anni a resuscitare la proprietà statale partendo da Mps e grazie all’attività di Cassa Depositi e Prestiti ai quali il M5S e Lega hanno dato ampio, molto ampio margine di intervento compreso Alitalia che comunque continua ad essere la Dracula del sangue nostrano. A fine 2018 Giovanni Tria aveva promesso lo smobilizzo del patrimonio mobiliare per 18 miliardi per fare cassa e dare ossigeno ai conti dello Stato ed enti pubblici.

Sopravvive la teoria sbagliata dello Stato imprenditore ma vero è che la proprietà statale dei mezzi di produzione soffoca anche le libertà civili e politiche perché noi cittadini siamo ostaggi economici del governo che a suo piacimento quant’anche mantenesse formalmente uno pseudo processo democratico (come peraltro sta accadendo) può ricattare economicamente ogni singola persona.

Ma vero è che tanto più in un Paese sono presenti una solida tradizione liberal democratica, istituzioni imparziali e funzionanti e un vivace settore privato, tanto meno la proprietà pubblica di mezzi di produzione sortisce effetti negativi. Ricordiamoci che le privatizzazioni italiane più significative sono state dal 1996 al 2000 periodo in cui lo Stato Italiano ha ricavato 80 miliardi di euro dalle utilities cioè energia,telefonia,trasporti dismesse in quel periodo, Enel quotata in borsa,Autostrade dismesse.

Con Cassa Depositi e Prestiti si continua a mantenere il controllo con Enel, Eni sempre con l’obiettivo di risanare le finanze pubbliche ma ovviamente non pienamente riuscito visto il risultato deludente del nostro Pil. Ma vero è che se pur modestamente le privatizzazioni italiane hanno portato alle casse dello Stato risorse per ripianare il debito ma alle imprese privatizzate invece performance molto migliori a parte il disastro di Parmalat e Cirio.

Gli ultimi smobilizzi sono stati Fincantieri, Poste italiane e Enav ma sono state finte privatizzazioni perché si è ceduta solo una quota di minoranza mentre la maggioranza è ancora in mano pubblica e le uniche privatizzazioni complete ma indirette sono state Finmeccanica Ansaldo Breda, Ansaldo Energia, tutte in mano a stranieri. Da un punto di vista del funzionamento istituzionale del mercato la proprietà pubblica distorce i mercati e la competizione politica mentre influenza negativamente il quadro macroeconomico e crea inefficienza e concorrenza sleale.

Motivi sufficienti per provvedere e subito a privatizzare e a investire bene le risorse che se ne traggono e risolvere anche questioni che riguardano i 160 tavoli di crisi aziendali aperti perché il progressivo declino di interi settori produttivi lasciati a se stessi come gli elettrodomestici, commercio,edilizia ,siderurgia ,call center e automotive,e la mancanza di una politica industriale ci hanno impoverito e dunque deve essere una priorità per questo nuovo governo.

ultima modifica: 2019-09-10T17:28:19+00:00 da Alessandra Servidori

 

 

 

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