Le mosse di Usa, Russia e Cina in Medio Oriente. L’analisi di Elisabetta Trenta

Le mosse di Usa, Russia e Cina in Medio Oriente. L’analisi di Elisabetta Trenta
L'intervento dell'ex ministro della Difesa all’evento organizzato dalla Link Campus University con il Boris Mints Institute della Tel Aviv University, sul tema “Conflict Diplomacy in the Digital World - Il Medio Oriente nella prospettiva globale contemporanea”. Nella regione, “manca una strategia comune dell'Ue”

Per capire “il Medio Oriente nella prospettiva globale contemporanea” occorre partire dal ruolo dei grandi attori che operano nell’area e dalla loro capacità di influenzare l’ordine regionale. Appare opportuno partire dagli Stati Uniti, la cui politica mediorientale negli ultimi tre anni è sembrata segnata da cambiamenti radicali, e oggi potremmo definirla imprevedibile considerando che Trump ha dato segnali divergenti circa la sua posizione relativa al medio oriente.

LE DECISIONI DI TRUMP…

Il presidente Usa ha dapprima dichiarato una politica militare non interventista (“Smetteremo di cercare di rovesciare regimi stranieri di cui non sappiamo nulla, in cui non dovremmo essere coinvolti”, 2016), dopodiché ha aumentato il numero di attacchi aerei alla Somalia alla Siria. Ha annunciato un ritiro completo delle truppe statunitensi dalla Siria orientale a dicembre; e dopo ha cambiato nuovamente idea e ha dispiegato nuove forze militari nella regione per contrastare l’Iran sei mesi dopo. Nello stesso tempo ha contestato il suo predecessore per avere investito troppo in medio oriente ma anche per essere stato debole.

…E LE SUE RAGIONI

Data la vicinanza delle elezioni presidenziali, Trump ha la necessità di incrementare il proprio consenso tramite il raggiungimento di accordi di pace, ma le tensioni sempre crescenti con l’Iran – ultimo, ma non meno importante l’attacco di droni al sito della compagnia petrolifera dell’Arabia Saudita Abqaiq, attribuito all’Iran – non permette all’amministrazione americana di ricalibrare il suo approccio verso la Siria. In conclusione sugli Stati Uniti, nonostante l’intenzione dell’amministrazione, definita nella Strategia di difesa nazionale del 2018, di ricentrare le forze armate statunitensi in una prospettiva più globale, gli Usa mantengono una presenza in Medio Oriente relativamente costante e apparentemente permanente.

LE MOSSE DI MOSCA…

Passando alla Russia, questa intrattiene ottime relazioni con tutti i Paesi della regione. Ci sono chiari segnali della crescita dell’influenza strategica del Cremlino in tutto il Medio Oriente, a spese dell’America. La decisione presa dalla Turchia di acquisire il sistema di difesa aerea S-400 dalla Russia, che determinato l’esclusione dal programma F-35 e ulteriori sanzioni, è una delle maggiori dimostrazioni di questo nuovo corso. Di questa questione ho discusso personalmente con il ministro della Difesa turco, cui ho sottolineato l’importanza di preservare il sistema di sicurezza informativo della Nato. Anche gli alleati tradizionali degli Stati Uniti, come l’Egitto e l’Arabia Saudita, hanno incrementato le loro consultazioni sullo sviluppo regionale con la Russia, mentre la vendita di armi e gli investimenti energetici stanno aumentando in tutta la regione.

…E L’INFLUENZA CHE CRESCE

La Russia è quindi un importante attore in Medio Oriente, ed è in grado di trovare consenso anche in Paesi divisi da chiare linee settarie: alcuni vedono Mosca come potenziale contrappeso all’egemonia persiana, mentre gli iraniani sembrano guardarvi come a un amico fidato. Infine, il ruolo russo nel plasmare il futuro del Levante è stato riconosciuto anche da Israele e il vertice dei consiglieri di sicurezza nazionale di Russia e Stati Uniti a Gerusalemme alla fine di giugno ne è un chiaro indicatore. Il nuovo ruolo della Russia in Medio Oriente è forse un altro motivo per cui l’amministrazione americana non sembra intenzionata ad abbandonare la regione.

IL RUOLO CINESE

Anche la Cina è sta incrementando il suo soft power in Medio Oriente, considerata una regione di rilevanza strategica. Pechino è più interessata all’economia e alle risorse di petrolio e gas piuttosto che alla politica. Ma la “Belt and Road Initiative”, una serie di progetti infrastrutturali hard e soft designati a collegare i mercati dal Mar cinese orientale al Mediterraneo, pone la Cina al centro dell’Eurasia e della regione dell’Oceano indiano, che, insieme, rappresentano oltre la metà della popolazione mondiale e un quarto del prodotto interno lordo globale. Questa centralità rende la Cina un importante attore strategico su questioni politiche, diplomatiche, economiche e di sicurezza. Avendo investito miliardi di dollari nei Paesi del Medio Oriente, sarebbe il Paese più danneggiato dall’aumento dei conflitti nella regione ed è per questo motivo che ha impegnato più di 23 miliardi di dollari in prestiti, aiuti e investimenti per lo sviluppo della regione. La Cina desidera quindi mantenere lo status quo e la sua diplomazia sta costruendo un perfetto equilibrio tra tutte le sue controparti regionali.

LE DIFFICOLTÀ DELL’UE

Veniamo all’attore che noi italiani conosciamo meglio, l’Unione europea. La maggior parte delle minacce, sfide e opportunità per l’Ue provengono dal Medio Oriente, ma guardando agli ultimi anni, possiamo dire che le sue azioni nella ragione non erano basate su una strategia regionale coerente ed efficace. La divergenza di obiettivi tra i principali attori dell’Ue rende difficile il raggiungimento dell’obiettivo di costruire una strategia comune e non sarà più facile dopo la Brexit. Il problema principale, quando si tratta del Medio Oriente, è che l’Unione sta solo reagendo alla situazione e semplicemente non è proattiva. Sebbene il Medio Oriente occupi un ruolo importante nella politica estera dell’Ue, le relazioni bilaterali costituiscono ancora la base per la maggior parte delle sue azioni diplomatiche. Di conseguenza, sono i singoli Stati membri e non le istituzioni dell’Ue che modellano la politica dell’unione nei confronti della regione. Questa debolezza causa fallimenti all’interno della diplomazia dell’Ue, come – per esempio – nel caso dell’accordo iraniano sul nucleare. Pur essendo gli europei contrari alla decisione del presidente Trump di ripristinare le sanzioni, l’Ue non si è sufficientemente spesa contro la decisione americana al fine di proteggere i principali investitori europei. In generale, l’Unione potrebbe essere più attiva sull’accordo nucleare iraniano e sulla situazione in Siria, Yemen e sugli altri conflitti mediorientali. Per ora, sembra che la mancanza di una visione strategica sia il problema principale.

SCENARI FUTURI

In definitiva, a mio parere, in questo momento nessuno degli attori globali è in grado o intenzionato a rimodellare l’equilibrio dei poteri regionali nei Paesi del Medio Oriente. Ciò che potrebbe davvero fare la differenza sarà la capacità delle forze “regionali” come Turchia, Qatar, Emirati, Egitto o Iran, a promuovere una visione comune e che includa tutti i Paesi mediorientali e le parti interessate. Dal mio punto di vista, l’Ue dovrebbe svolgere un ruolo cruciale nel sostenere questo processo. In questo quadro sarà anche interessante capire se Israele vuole e sarà in grado di svolgere un ruolo come possibile attore regionale in grado di promuovere relazioni economiche, tecnologiche e di ricerca e sviluppo che, alla fine, sono le migliori armi da adoperare per promuovere il processo di pacificazione.

ultima modifica: 2019-09-20T09:30:30+00:00 da Elisabetta Trenta

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: