Dazi amari. Il rischio di una guerra commerciale secondo Pennisi

Dazi amari. Il rischio di una guerra commerciale secondo Pennisi
All'ondata di "dazi di compensazione" americani contro le merci europee, nata in risposta al caso Airbus, ne seguirà una di dazi europei contro l’import dagli Usa, scatenando una vera e propria guerra commerciale. L'analisi di Giuseppe Pennisi

Dazi amari. Non solo per i produttori di Parmigiano Reggiano e di grana italiano ma soprattutto per la Commissione europea (Ue) che rischia di essere messa sotto accusa da numerosi Stati membri dell’Unione europea (Ue), proprio mentre il nuovo gruppo si sta insediando.

Sin dal Trattato di Roma è la Commissione che rappresenta gli Stati dell’Ue nei negoziati commerciali e multilaterali e, quindi, in sede come il Gatt (prima) e l’Omc (adesso). Dopo la conclusione della quindicennale vertenza giudiziaria sui sussidi all’Airbus, e dopo la sentenza del tribunale Omc che autorizza gli Stati Uniti ad imporre “dazi di compensazione” per 7,5 miliardi di dollari nei confronti di merci importate dall’Ue, numerosi Stati dell’Ue si chiedono se la Commissione sia stata un avvocato efficace dei loro interessi.

Andiamo con ordine. La vertenza iniziata dagli Usa era contro i cinque Stati del consorzio Airbus (Francia, Germania, Gran Bretagna, Portogallo, Spagna) e, in via succedanea, contro la Ue in quanto rappresentante dell’intera unione doganale, non contro gli altri 23 Stati dell’Ue. Inoltre, pochi mesi dopo che, quindici anni fa, gli Usa hanno adito al tribunale Omc, l’Ue ha fatto ricorso per un problema analogo: i sussidi diretti ed indiretti degli Usa alla Boeing – vertenza che andrà a sentenza tra otto mesi. Un avvocato diligente e preparato – si dice nelle capitali Ue – avrebbe fatto di tutto per fare confluire le due vertenze in una sola o farle dibattere parallelamente. In tal modo, sarebbe stato più facile giungere o ad una soluzione negoziata di mutua soddisfazione o a giudizi paralleli e simultanei. Ora si rischia che a questa ondata di “dazi di compensazione” americani contro le merci europei, ne seguirà una di dazi europei contro l’import dagli Usa, scatenando una vera e propria guerra commerciale, anche in quanto da un paio di anni è in atto un serio contenzioso sugli scambi tra Washington e Pechino.

C’è anche un altro aspetto. Gli Usa hanno chiamato in causa i cinque Stati soci dell’Airbus e la Commissione europea come loro rappresentante. Perché devono pagar dazio, in base al loro peso nell’Ue (contributo al Pil dell’Unione), anche 23 Stati (tra cui soprattutto l’Italia) che non c’entrano nulla? La sentenza del tribunale Omc non lo specifica. Pare essere una decisione della Commissione che ripartisce il risarcimento del danno agli Usa come ripartisce i contributi al bilancio comunitario.

Alle aziende italiane maggiormente colpite, la Commissione si trincea dietro una trincea: una sentenza della Corte di Giustizia Europea del settembre 2008, secondo cui “l’Ue non è tenuta a risarcire danni derivanti da un’eventuale violazione degli accordi Omc da parte delle sue istituzioni”. Una sorta di immunità. Il titolare della Farnesina forse l’ha bevuta nella sua conversione all’europeismo. Ma si tratta di una sola sentenza. In altra sempre del 2008, la Commissione è stata condannata a risarcire un alto funzionario “messo a disposizione” perché ai tempi in cui Romano Prodi presiedeva l’istituzione comunitaria aveva visto nel giusto (come hanno poi dimostrato i fatti) su varie questioni di economia (ma il vertice non aveva gradito). Quindi, le istituzioni Ue non hanno una vera e propria immunità. E rispondono dei loro atti ed omissioni.

Mentre coloro che si sentono ingiustamente colpiti vanno dai legali, i sovranisti se la godono, affilando le armi.

ultima modifica: 2019-10-04T09:50:52+00:00 da Giuseppe Pennisi

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