Per l'astronauta Roberto Vittori, oggi Space Attaché dell'Ambasciata italiana a Washington, l'intesa dimostra “un rinnovato e rivitalizzato interesse per la cooperazione tra Italia e Usa”. Non nasconde la sua “grande soddisfazione” Gabriella Arrigo, responsabile Relazioni internazionali dell'Asi. Da Roma, arriva invece “l'orgoglio del governo” nelle parole di Riccardo Fraccaro

C’è “l’orgoglio del governo” per l’intesa che permetterà all’Italia di tornare sulla Luna con gli Stati Uniti. Lo ha detto il sottosegretario Riccardo Fraccaro, che da Giuseppe Conte ha ricevuto la delega per il settore, commentando così la dichiarazione d’intenti siglata ieri, a margine dell’International Astronautical Congress (Iac), dall’Agenzia spaziale italiana (Asi) e dalla Nasa. Saranno italiane, infatti, le tecnologie che permetteranno all’uomo di rimettere piede sul satellite naturale con il programma americano Artemis.

IL COMMENTO DI GABRIELLA ARRIGO

Da Washington, dove domani si chiuderà l’Iac, non ci ha nascosto la sua “grande soddisfazione” Gabriella Arrigo, responsabile delle Relazioni internazionali dell’Asi. L’intesa siglata da Giorgio Saccoccia e Jim Bridenstine, ha aggiunto, è il frutto “di un negoziato durato per mesi”, alle cui spalle c’è una consolidata storia di collaborazione con i partner d’oltreoceano. Il risultato è di quelli importanti: “Siamo il primo Paese europeo a firmare con la Nasa una dichiarazione d’intenti per l’esplorazione lunare”. Significa, ha rimarcato Arrigo, che “il sistema statunitense riconosce le competenze industriale e scientifiche italiane”, esattamente come accadde per i moduli pressurizzati (Mplm) forniti alla Stazione spaziale internazionale, anch’essi frutto di un accordo Nasa-Asi. La sfida verso la Luna è però appena all’inizio. “Adesso – ha aggiunto Arrigo – tocca a noi costruire un percorso di cooperazione sostenibile e di lunga durata”.

UN RAPPORTO STORICO

Le possibilità di sono. Come ci ha spiegato il generale Roberto Vittori, astronauta e oggi Space attaché presso l’Ambasciata italiana negli Stati Uniti, l’intesa “mette in evidenza il rinnovato e rivitalizzato interesse verso collaborazioni bilaterali tra Italia e Stati Uniti nel settore spazio”. Non nasce dal nulla. “Giova all’uopo – ha notato Vittori – ricordare non solo dello storico rapporto che portò in orbita su un razzo statunitense il nostro primo satellite (San Marco), ma anche del più recente accordo bilaterale nell’ambito del programma Stazione spaziale internazionale, per tramite del quale la nostra industria ha realizzato i moduli pressurizzati indispensabili al fine di permettere allo stesso Space Shuttle di supportare la logistica della stazione”.

TRA MODULI E RAZZI

In effetti, “la stessa perfetta sinergia potrebbe ripetersi anche in futuro come suggerito dall’evento di domani”, quello ospitato dall’Ambasciata italiana a Washington e organizzato dalla Bocconi assieme al George Washington Space Policy Institute, dal titolo Interplanetary Transportation, logistics and in situ utilization. “L’idea, o forse l’opportunità, è quella di riproporre lo schema di collaborazione vincente tra la (riconosciuta a livello internazionale) capacità di manifattura di strutture pressurizzate della nostra industria, con l’inarrivabile e inimitabile capacità innovativa degli attori privati americani nel settore del trasporto spaziale”, ha rimarcato Vittori. D’altra parte, ha detto, “nell’era della Space economy è inutile tentare di competere; meglio invece cooperare o forse competere cooperando, quindi puntando a complementarietà, qualità, efficienza e competitività”.

L’ORGOGLIO NELLE PAROLE DI FRACCARO

L’ambizione c’è, come dimostrano le parole del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro. Il nuovo accordo con la Nasa, ha detto, “riconosce l’eccellenza italiana nel settore spaziale stabilendo una cooperazione bilaterale non solo per il ritorno sulla Luna, ma in prospettiva anche per un programma di lungo termine dell’esplorazione umana di Marte”. Come governo, ha aggiunto, “siamo particolarmente orgogliosi di questo risultato”, poiché si è messo “nero su bianco che nella prossima missione di sbarco degli astronauti sulla Luna, prevista nel 2024, la tecnologia utilizzata per l’esplorazione del suolo sarà italiana”. In più, l’intesa “consentirà di rafforzare i rapporti bilaterali esistenti sul piano scientifico e dell’esplorazione umana”. Ne beneficerà tutta l’Italia. “Lavoreremo per massimizzare i benefici della cooperazione con la Nasa – ha assicurato in conclusione Fraccaro – con l’obiettivo di rendere il settore aerospaziale il volàno per lo sviluppo del nostro Paese”.

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