La Nato fermi la Turchia in Siria. E su F-35… Parla Rizzo (M5S)

La Nato fermi la Turchia in Siria. E su F-35… Parla Rizzo (M5S)
Conversazione con il presidente della Commissione Difesa di Montecitorio, tra la visita del segretario generale della Nato Stoltenberg e la preoccupazione per l'iniziativa della Turchia contro i curdi. Su F-35, “non si può chiedere solo all’Italia di non battere ciglio e non chiedere garanzie quando, contestualmente si mettono i dazi sui nostri prodotti”

“Chiediamo alla Nato di agire politicamente per abbassare la tensione nell’area tra Siria e Turchia e impedire una catastrofe umanitaria i cui effetti pagheremo per primi noi italiani con i greci”. È la richiesta che Gianluca Rizzo, presidente della Commissione Difesa della Camera in quota M5S, affida a Formiche.net all’indomani della visita a Roma del segretario generale dell’Alleanza Atlantica Jens Stoltenberg, che con il premier Giuseppe Conte ha espresso da palazzo Chigi “preoccupazione” per l’iniziativa di Ankara contro i curdi. Con Rizzo abbiamo parlato però anche di F-35 e del lavoro della commissione su diversi programmi militari in corso di valutazione. Sul dibattito relativo al velivolo di quinta generazione, il presidente concorda con la linea di una rinegoziazione che includa pure la questione dei dazi Usa, così da attenuare gli impatti sul made in Italy.

Presidente, gli occhi del mondo sono puntati sull’area tra Siria e Turchia. Anche quelli italiani?

Certamente. Siamo difatti molto preoccupati della decisione della Turchia, membro della Nato, di lanciare una offensiva militare contro le aree del nord-est della Siria controllate dalla coalizione curdo/araba che aveva sconfitto Daesh e liberato dai terroristi islamici Raqqa, la città che era la capitale del Califfato nero. Noi temiamo che questa guerra insensata (ricordo che l’Italia è membro della coalizione anti-Daesh e ha dato il suo contributo e aiuto ai combattenti curdi) oltre a provocare nuove sofferenze per i civili siriani, costringa milioni di persone a riversarsi sulle coste dell’Unione europea.

Intanto ieri è arrivato a Roma il segretario generale della Nato per incontri con Luigi Di Maio e Giuseppe Conte. Quali sono le priorità italiane nell’Alleanza Atlantica?

Ecco, se devo dire una priorità, noi chiediamo alla Nato di agire politicamente per abbassare la tensione nell’area tra Siria e Turchia e impedire una catastrofe umanitaria i cui effetti pagheremo per primi, a causa di una ondata di rifugiati in fuga dalla guerra, noi italiani e i greci. D’altra parte, la sicurezza del fianco sud della Nato è minacciata ogni giorno dalla destabilizzazione dell’Africa e del Medio Oriente e di questa destabilizzazione si nutrono i terroristi che rappresentano una minaccia per tutti. Oggi Stoltenberg è ad Atene e domani ad Ankara. Spero che la sua missione porti risultati concreti convincendo i turchi a interrompere l’offensiva e a spostare sul tavolo del negoziato la risoluzione delle controversie.

L’Italia chiede da tempo che la Nato guardi più a sud, ma fatica sul fronte delle risorse (il famoso 2% del Pil). Ci sono margini di miglioramento?

Come ho avuto modo di dire in altre occasioni, è necessario uniformare i criteri sui quali, dentro la Nato, viene calcolato il rapporto tra spese per la difesa e prodotto interno lordo dei singoli Paesi. Per esempio, secondo il mio punto di vista, occorre prevedere all’interno di questo rapporto le spese per la cyber-security e per la difesa delle infrastrutture strategiche. Sulla richiesta del 2% del Pil, occorre invece avere una visione integrata e moderna dei costi per la difesa.

Ci spieghi meglio.

Per esempio, l’Unione europea ha recentemente preso in esame il piano della mobilità militare in cui diverse infrastrutture civili sono considerate fondamentali per il pieno approntamento delle capacità di difesa dei diversi Paesi. In più, si tratta di tenere conto anche che l’Italia è il secondo Paese della Nato presente con propri mezzi e truppe nelle missioni internazionali, cosa che dovrebbe avere un qualche significato e un riconoscimento indipendentemente dal 2% stabilito dalla Nato per le spese militari. Si tratta di uscire da un’impostazione esclusivamente ragionieristica della vicenda del 2% e valutare il complesso del sistema di difesa che i singoli Paesi offrono alla sicurezza e alla capacità operativa della Nato.

Dentro i confini nazionali è tornato a far discutere il dossier F35. Ieri il ministro Guerini ha spiegato il perché della necessità di confermare gli impegni. Come commenta le sue parole?

Rimando alla risposta che il collega Luca Frusone ha dato proprio a Formiche.net. La vicenda degli F-35 riguarda impegni che devono essere rispettati da tutti i partner e non solo dall’Italia. Non si può chiedere solo all’Italia di non battere ciglio e non chiedere garanzie quando, contestualmente si mettono i dazi sui nostri prodotti. Noi siamo un alleato e un interlocutore affidabile e giustamente chiediamo che lo siano altrettanto anche gli altri.

In Commissione sono approdati diversi schemi di decreti relativi a programmi militari. Come proseguono i lavori?

Sono schemi di decreti ministeriale diversi tra loro e molto importanti. Ne cito solo alcuni: dall’acquisizione e al sostegno tecnico-logistico decennale dei primi due sommergibili U212, derivanti dalla classe Todaro, a quello relativo allo sviluppo, alla successiva produzione e al supporto logistico decennale del sistema missilistico Teseo MK2/E Evolved, oppure quello relativo all’acquisizione, comprensiva del relativo sostegno logistico, di aeromobili a pilotaggio remoto della categoria Male e quello relativo all’acquisizione di veicoli tattici ad alta tecnologia per la mobilità tattica terrestre dell’Arma dei carabinieri. Uno spettro d’intervento come si vede molto diverso tra di loro e impegnativo il cui esame la commissione ha già cominciato. Stiamo affrontando la questione con serietà affinché le Camere possono deliberare in modo responsabile e conoscendo pienamente la materia.

ultima modifica: 2019-10-10T10:43:31+00:00 da Stefano Pioppi

 

 

 

 

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