Nessuno, tantomeno il governo cinese, può indicare a un gruppo di parlamentari eletti democraticamente in un Paese sovrano cosa sia opportuno dire o pensare. L'intervento di Gian Marco Centinaio, senatore della Lega e già ministro dell'Agricoltura

Il comunicato dell’ambasciata cinese sulla conferenza stampa del Senato con Joshua Wong tradisce una pericolosa concezione dell’Italia, quella cioè di un Paese che deve rimanere in silenzio ogni volta che assume una decisione non in linea alle speranze o agli obiettivi del governo cinese.

Da ministro sono stato il primo a favorire la cooperazione con la Cina nel campo economico e la cooperazione sul piano internazionale. Nessuno però, tantomeno il governo cinese, può indicare a un gruppo di parlamentari eletti democraticamente in un Paese sovrano cosa sia opportuno dire o pensare.

Sono politicamente lontano anni luce dalle idee di alcuni parlamentari che hanno preso parte alla conferenza, ma questo non toglie che le accuse dell’ambasciata cinese sono da rispedire al mittente.

Mi aspetto che il governo, i presidenti di Camera e Senato e tutta la politica italiana intervengano per ribadire che l’Italia non è una succursale di Pechino.

Questa settimana sono stato a Taiwan con la delegazione parlamentare di amicizia Italia-Taiwan e ho avuto modo di ascoltare la preoccupazione dei cittadini taiwanesi per le pressioni del governo cinese. Per le strade di Taipei risuona il motto: “Oggi Hong Kong, domani Taiwan”. Dopodomani Roma?

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