Missioni, investimenti e cyber. L’agenda del Consiglio supremo di Difesa

Missioni, investimenti e cyber. L’agenda del Consiglio supremo di Difesa
Il Presidente Mattarella ha convocato per lunedì prossimo il Consiglio supremo di Difesa, il primo del Conte 2, con tanti temi in agenda. Tra Libia e modernizzazione, una partita importante si giocherà nelle alleanze, con il vertice Ue del martedì successivo (con Guerini) e la ministeriale Nato la settimana dopo (con Di Maio)

Missioni internazionali, investimenti per il settore e alleanze (con un occhio alla Difesa europea). Sono i temi in agenda del prossimo Consiglio supremo di Difesa, convocato dal capo dello Stato Sergio Mattarella per lunedì prossimo. È il primo del governo giallo-rosso, il quarto per Giuseppe Conte dopo i tre della precedente esperienza di governo. Con lui saliranno al Colle i ministri Luigi Di Maio, Luciana Lamorgese, Roberto Gualtieri, Lorenzo Guerini, Stefano Patuanelli e il capo di Stato maggiore della Difesa Enzo Vecciarelli. Come da prassi, si prevede anche la partecipazione del sottosegretario Riccardo Fraccaro, del generale Rolando Mosca Moschini, segretario del Consiglio supremo, e del segretario generale della Presidenza della Repubblica Ugo Zampetti.

LE MINACCE…

In cima all’agenda del vertice, secondo la nota del Quirinale, c’è il “punto di situazione sulle principali aree di crisi ed evoluzione delle forme di minaccia, con particolare riferimento al terrorismo transnazionale di matrice jihadista”. Si parlerà con ogni probabilità di Libia, che resta la priorità nazionale (con in ballo il nuovo memorandum), ma anche della più recente nuova puntata della crisi siriana. L’azione turca contro i curdi ha visto la condanna pressoché immediata da parte del nostro Paese, con il blocco ai contratti futuri di export militare predisposto dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio che però non ha convinto tutti. La fuga dei jihadisti dalle prigioni curde resta comunque tra le prime preoccupazioni, con evidente rischio di incremento dei foreign fighter di ritorno in Europa.

…E GLI IMPEGNI

L’Italia segue il dossier anche in virtù della presenza di una batteria italiana di Samp/T nel territorio turco nell’ambito della difesa targata Nato. Il rientro, ha evidenziato di recente Guerini, era comunque previsto entro la fine dell’anno e le operazioni a tal fine sono già state avviate. Si toccherà probabilmente anche questo tema, visto che, si specifica nella nota del Quirinale, il Consiglio supremo si concentrerà sull’impiego “dello strumento militare nazionale nell’ambito dei diversi teatri operativi”. Ciò include la rassegna sui vari impegni all’estero anche in vista del pacchetto missioni che dovrà garantire copertura finanziaria e giuridica per il prossimo anno. Attualmente l’impegno complessivo è di oltre seimila uomini in 24 diversi Paesi.

LE ALLEANZE…

Il secondo punto all’ordine del giorno è lo “stato delle relazioni strategico-militari in ambito europeo e transatlantico e prospettive della posizione nazionale nel quadro delle alleanze e delle iniziative multilaterali cui l’Italia aderisce”. Il tema è particolarmente caro al Quirinale, che spesso in passato ha richiamato all’ordine sul posizionamento internazionale nel contesto euro-atlantico. Per il Vecchio continente, la partita si gioca sulla nascente difesa europea, con il Fondo Edf pronto a dotarsi di 13 miliardi dal 2021 al 2027. Servirà capacità negoziale e spirito propositivo per non perdere terreno rispetto a partner che si sono mostrati ben preparati, un punto su cui ieri al Centro alti studi Difesa (Casd) hanno concordato i ministri Guerini e Vincenzo Amendola (Affari europei) e il presidente dell’Aiad Guido Crosetto. Il primo banco di prova per tali ambizioni ci sarà martedì prossimo, il giorno successivo al Consiglio supremo, quando i ministri della Difesa dell’Ue si ritroveranno a Bruxelles. Nella nota del Quirinale poi il riferimento a “iniziative multilaterali” sembra essere anche per la recente adesione alla European Intervention Initiative (Ei2), l’iniziativa di Emmanuel Macron su cui a settembre è salito a bordo il nostro Paese. È stato il primo atto del dicastero targato Lorenzo Guerini che, nell’annunciare la novità, presentava comunque ai transalpini i paletti italiani: “Rafforzi Unione europea e Alleanza Atlantica”, una specifica importante per un’iniziativa estranea ai contesti Ue e Nato.

…E IL CONTESTO NATO

Se si parla di Difesa e di alleanze, lo sguardo si rivolge comunque alla Nato. Guerini è reduce dal recente vertice con i colleghi dell’Alleanza, appuntamento periodico a cui si aggiungerà tra un paio di settimane quello dei ministri degli Esteri, debutto Nato per Luigi Di Maio. Gli incontri servono a preparare la strada al summit di Londra, dove a dicembre i capi di Stato e di governo chiuderanno le celebrazioni per i settant’anni dell’Alleanza. Lì ci sarà Giuseppe Conte, che ritroverà un Donald Trump pronto a chiedere agli alleati il rispetto degli impegni presi, soprattutto sul fronte della spesa. Un primo segnale è già arrivato dalla visita alla Casa Bianca di Sergio Mattarella, quando il tycoon ha ricordato la lontananza italiana dall’obiettivo del 2% del Pil. Nelle sue linee programmatiche Guerini ha comunque affermato di voler rilanciare gli investimenti indirizzando il Paese verso la fatidica quota, ribadendo anche la linea italiana affinché gli alleati prendano in considerazione non solo il cash, ma anche il contribution alle missioni comuni. A tali garanzie si aggiunge la presa di posizione forte del ministro sugli impegni per 90 F-35, un “responsabilità” che è piaciuta a Washington e che apre a maggiori ritorni per il comparto italiano.

GLI INVESTIMENTI

F-35 e 2% si legano al terzo punto nell’ordine del giorno del Consiglio supremo di Difesa: “Il processo di riforma e modernizzazione del comparto Difesa, con particolare riguardo ai programmi di investimento”. Anche su questo il Quirinale nell’ultimo anno e mezzo ha chiesto più volte maggiore attenzione. È nota la strigliata al governo quando apparivano in ritardo i pagamenti per le consegne di F-35 già effettuate. Per il prossimo vertice ci sono tuttavia le rassicurazioni di Guerini, che nelle linee programmatiche ha chiesto “finanziamenti certi e garantiti per l’intero arco di sviluppo dei programmi”, con parole molto simili a quelle che utilizzò il Quirinale dopo il Consiglio supremo di Difesa dello scorso marzo.

TRA DIGITALE E CYBER

Alla modernizzazione delle Forze armate si legano anche “prospettive evolutive nel settore digitale e sviluppi delle politiche di sicurezza e difesa nel dominio cibernetico”, tematiche che chiuderanno il Consiglio supremo di Difesa di lunedì prossimo. A inizio ottobre il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo ha annunciato il “Comando operativo di vertice per contrastare la crescente minaccia cibernetica”, l’atteso comando cyber che sarà affidato all’ammiraglio Ruggiero Di Biase alle dirette dipendenze del capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Enzo Vecciarelli. Proprio Vecciarelli, partecipando all’inaugurazione dell’anno accademico al Casd, ha spiegato che è “prioritaria la digitalizzazione della Difesa quale principale acceleratore evolutivo e collante dell’intera organizzazione”. Anche su questo potrebbe soffermarsi il Consiglio supremo di Difesa.

ultima modifica: 2019-11-07T12:44:31+00:00 da Stefano Pioppi

 

 

 

 

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