Altro che Sardine, ecco il manifesto della cultura non conforme

Altro che Sardine, ecco il manifesto della cultura non conforme
Genesi e missione del documento "Idee per un manifesto della cultura identitaria e non conforme", promosso dalla Fondazione Tatarella, atto fondativo di una rete di associazioni che convergono sui dieci punti di cui è composto

Mentre il movimento delle sardine furoreggia nelle trasmissioni televisive mainstream ringalluzzendo gli esponenti di una sinistra sempre più annichilita e che, per mancanza di argomenti, ha dovuto ripiegare sul pesce azzurro, sull’altra sponda del guado (tra acqua dolce e salsedine) c’è chi propone una sorta di contro-manifesto. Idee per un manifesto della cultura identitaria e non conforme. Già nel nome, ambizioso e pregno di contenuti sintetizzati negli aggettivi “non conforme” e “identitaria”, si percepisce una buona dose di coraggio in chi lo ha stilato.

Non a caso il principale promotore del documento è la Fondazione Tatarella che, nel solco dell’operato di un politico di comprovata lungimiranza come Pinuccio, sta via via ricavandosi un ruolo di primo piano nella compagine politico culturale del centrodestra. In un certo senso il documento, presentato questa mattina alla sala stampa della Camera dei Deputati, è stato l’atto fondativo di una rete di associazioni che convergono sui dieci punti di cui è composto. Dalla Fondazione Tricoli alla Fondazione Rivolta Ideale, passando per il Centro Studi Pino Rauti e il Centro Studi Dino Grammatico, il Centro Studi Machiavelli, Cultura Identità, la Fondazione An e la Fondazione Almirante. Per la parte più politico istituzionale, erano presenti Paola Frassinetti (Vicepresidente Commissione Cultura, Scienza e Istruzione) e Carolina Varchi (Commissione Giustizia), oltre a Isabella Rauti (Centro Studi Rauti) e Fabrizio Fonte (Centro Studi Dino Grammatico).

Ad oggi, come tiene a precisare il presidente della Fondazione Tatarella, Francesco Giubilei “siamo tratta di un’iniziativa aperta a tutte le realtà culturali non conformi: dalle fondazioni ai centri studi e i think tank”, con l’obiettivo però “di ampliare sempre di più l’iniziativa a riviste, case editrici, fondazioni e centri studi”. L’idea di costituire una forma di aggregazione per mettere a sistema tutte le realtà anti mainstream per la verità nasce a settembre, in occasione della Giornata Tricolore a Custonaci. Ora, che da idea si è trasformata in realtà tangibile (visto che dieci tra centri studi e fondazioni di area hanno aderito), la rete si è incaricata di organizzare incontri, dibattiti e iniziative da organizzare lungo tutto lo Stivale.

La chiave resta quindi “il radicamento al territorio”, che in un certo senso è stata la carta vincente per l’affermazione dei partiti a trazione sovranista. Nel dettaglio, il manifesto parte dal concetto di identità. “La difesa dell’identità – si legge – non è passatismo (chiaro il richiamo al linguaggio futurista di conio marinettiano) ma affermazione di noi, di una tradizione per affrontare le sfide della modernità”. Attingendo a piene mani dal lessico tradizionalmente riconducibile alla destra a tinte missine troviamo il concetto di Patria, declinato come “consapevolezza delle proprie radici e l’orgoglio dell’appartenenza comune”.

Partendo da un elemento unificatore: “la lingua italiana: fondamento dell’identità nazionale e culturale”. Di qui il richiamo al concetto di popolo, inteso nel senso più ampio e trascendente del termine, richiamando la necessità di “ricostruire il rapporto fra politica e popolo”. Non scontato, specie di questi tempi, fissare un punto relativo all’Identità europea facendo riferimento tra le altre cose alla mitologia greca per spiegare che “le nostre più lontane radici italiche sono al tempo stesso europee” perché Roma “venne fondata dai discendenti di Enea”. Il refrain riguarda comunque le radici. Un’affezione più o meno conscia alla penna di Tolkien che scriveva “le radici profonde non gelano mai”. E in un certo senso, battendosi per salvaguardare identità, patria, popolo, territorio e tradizioni vuol dire anche questo.

ultima modifica: 2019-11-23T10:00:26+00:00 da Redazione

Chi ha letto questo articolo ha letto anche:

  • Antonio

    Che in Italia non si possa parlare di destra dal dopoguerra è un.dato di fatto. Chiesa, possessori dei mezzi di comunicazione, banche , lo hanno sempre impedito. Tuttavia nonostante 60 anni di propaganda unidirezionale volta alla defascistizzazione dell’Italia voluta dai vincitori, non si è riusciti. Innanzitutto occorre precisare che nel parlamento e fuori , non esiste nessuna compagine di destra, ma solo dei burattini e delle grottesche macchiette del fascismo, composte per lo più da persone poco colte, nel senso che non hanno studiato né la storia , né la filosofia. Chi identifica la destra al fascismo, fallito di fronte alla storia ,è tra costoro. Che poi esista un centro studi intitolato a uno che andava ai comizi con la pistola, e parlava un italiano sgrammaticato è tutto dire. In Italia manca una vera cultura di destra , nel senso del recupero e della difesa della tradizione, della Patria, a cui solo un fesso potrebbe rinunciare a meno che non se ne costruisca realmente una più grande (realmente). Questi tentativi di acculturare gli ignoranti sono davvero patetici.

  • Roberto Zonno

    Che novità. Rispettabili ma oramai banalotte come il tono assunto dall’autore del pezzo.