Cosa serve alla Difesa europea. Il punto dell’industria italiana

Cosa serve alla Difesa europea. Il punto dell’industria italiana
Gianni De Gennaro, Alessandro Profumo, Sandro De Poli, Enzo Benigni e Guido Crosetto. L'industria italiana dell'aerospazio e difesa ha tracciato a Napoli la strada da seguire in vista dei nuovi programmi che Bruxelles è pronta a lanciare. Unanime l'invito a non abbassare le risorse previste

L’Italia ha tutte le carte per poter giocare da protagonista la partita della Difesa europea. Per vincerla, tra partner e competitor ben attrezzati, serviranno però una strategia nazionale meglio definita e maggiori investimenti per il settore. È il messaggio che l’industria dell’aerospazio, difesa e sicurezza ha lanciato oggi da Napoli, dove sono andati in scena gli Stati generali dello Spazio, Sicurezza e Difesa, evento organizzato dal Parlamento europeo in Italia, in collaborazione con la Commissione europea, l’Agenzia spaziale europea (Esa) e l’Agenzia spaziale italiana (Asi). Bruxelles si appresta infatti a rilanciare il proprio ruolo nel settore, con programmi e risorse importanti da impiegare nei prossimi anni.

IL RUOLO DELL’INDUSTRIA NELLA NUOVA EUROPA

E se l’Europa istituzionale “è pronta ad assumere un ruolo da protagonista nella difficile fase di ridefinizione degli equilibri mondiali”, ha spiegato Gianni De Gennaro presidente di Leonardo, “il mondo dell’industria non vuole essere da meno”. Ciò vale anche per il primo player italiano del comparto che, ha ammesso il presidente, “essere considerato anche campione europeo”. D’altra parte, mentre le tecnologie aerospaziali e delle sicurezza diventando sempre più presenti nella vita quotidiana dei cittadini, “l’industria diventa a sua volta fondamentale stakeholder per la nuova Europa”. Favorisce, ha spiegato De Gennaro, “competenze altamente qualificati” e produce “investimenti importanti nella ricerca”, contribuendo altresì “alla domanda di conoscenza che si alimenta di dati e informazioni, siano essi derivati da satelliti, droni o piattaforme stratosferiche”. È questo il ruolo che l’industria vuole ritagliarsi nelle nuove partire del Vecchio continente.

INVESTIMENTI CHE TORNANO

In Italia, ha spiegato il presidente di Avio Aero Sandro De Poli, “ci sono tutti gli elementi per poter combattere la sfida di un nuovo sistema di Difesa in Europa”. Vorrà dire sviluppare “all’interno del perimetro europeo competenze a un livello che non è mai stato fatto fino ad oggi”. Significa ripetere e migliorare imprese come quelle per l’Eurofighter. Per quel caccia, ha ricordato De Poli, Avio Aero fu scelta per realizzare la turbina di bassa pressione, un progetto che ha permesso all’azienda “di fare un grosso progresso tecnologico” e di essere il prossimo anno con i propri motori sul primo volo delle nuova generazione di aeroplani di lungo percorso. “La tecnologia per l’Eurofighter – ha spiegato De Poli – ha trovato sviluppo in questo senso in campo civile, permettendoci di rispondere alla domanda di ottenere consumi ed emissioni ridotte”.

IL SOFT POWER DEL VECCHIO CONTINENTE

Di fronte alle nuove iniziative di Bruxelles, il comparto italiano pare dunque in grado di cogliere la sfida. “Attraverso le imprescindibili esperienze nei programmi multinazionali europei quali Efa, NH90, Fremm, le industrie hanno mostrato di essere già pronte ad una comune politica europea nella difesa e nella sicurezza”, ha detto Enzo Benigni, presidente e ceo di Elettronica. “Oggi – ha aggiunto – la rivoluzione digitale in corso, già presente in programmi quali il Tempest (il caccia di sesta generazione britannico a cui l’Italia ha aderito, ndr) offre una grande chance per affermare un modello europeo di difesa basato su una proiezione del nostro Soft power, ispirato ai valori fondanti del continente, da realizzarsi nel pieno rispetto del sistema di alleanze multilaterali transatlantiche e soprattutto mirato al raggiungimento di una leadership europea nel complesso delle tecnologie digitali”.

SCELTE DI BILANCIO

L’industria da sola tuttavia non basta. “La collaborazione industriale – ha spiegato Benigni – dovrà agganciare l’evoluzione politica della Difesa europea”, un’esigenza particolarmente forte per il sistema italiano, “alla ricerca di una stabile continuità di programmi e risorse, umane e finanziarie, dedicate ad essi”. Lo ha ribadito anche Guido Crosetto, presidente della Federazione che riunisce le aziende dell’aerospazio, difesa e sicurezza: il comparto “si regge sulla volontà dello Stato di investire a sostegno delle imprese; sono decisioni da tradurre in scelte di bilancio e bisogna investire di più”. Anche perché, ha rimarcato Crosetto, “l’industria della difesa è rimasto l’unico grande comparto manifatturiero ad alta tecnologia in Italia, l’ultimo con campioni nazionali”.

IL BUDGET UE…

È anche per questo che all’evento di Napoli è stata pressoché unanime la preoccupazione per il rischio che i negoziati tra i Paesi dell’Ue sul budget comunitario portino a una drastica riduzione delle risorse per i settori Spazio e Difesa. Il progetto presentato ieri dalla presidenza finlandese del Consiglio mostra un dimezzamento dei fondi per i rispettivi programmi, a cui in mattinata aveva già risposto l’appello del presidente del Parlamento europeo David Sassolli, poi condiviso nel corso della giornata da tutti gli intervenuti, compresi Gianni De Gennaro, Fabio Massimo Castaldo, vice presidente dell’aula di Strasburgo, e il ministro Lorenzo Guerini.

…E IL TEMPEST

Un appello a cui si è aggiunto anche l’ad di Leonardo Alessandro Profumo: essendo le risorse del Fondo europeo di Difesa dedicata a ricerca e sviluppo di capacità, le eventuali riduzioni “non intaccherebbero il procurement nazionale, ma la capacità del nostro insieme di mantenere il passo dei grandi competitori del mondo”. La parola d’ordine è “sistema”, accompagnata dal termine “ottimizzazione”, poiché “i singoli Paesi non hanno più possibilità di tenere il passo nello sviluppo di nuovi programmi, anche nella partita sul caccia di sesta generazione, che vede l’Italia aderente al Tempest britannico, alternativo al Fcas promosso da Francia e Germania. “Pensiamo – ha detto Profumo – che nel tempo dobbiamo cercare di capire se i due programmi potranno confluire proprio per avere la capacità di ottimizzare l’uso delle risorse”.

LA PARTITA CYBER

L’altra sfida riguarda la sicurezza cibernetica, per cui la Commissione europea ha lanciato il proprio pacchetto di iniziative nel 2017. L’anno dopo è arrivata la proposta per l’European cybersecurity competence centre, con l’obiettivo di stimolare l’ecosistema tecnologico e industriale, diventando (nel prossimo quadro 2021-2027) l’organo per la gestione delle risorse dedicate alla ricerca per la sicurezza informatica. “Secondo noi – ha detto Profumo – sarà elemento fondamentale per consentire al sistema europeo di avere indipendenza strategica, in particolare sulle tematiche del 5G, evidentemente pervasive rispetto a tutte le nostre realtà”. Con esse, ha rimarcato, “cambierà il nostro modo di operare”, arriverà l’Internet dello cose, con la conseguente “pervasività di interconnessione al servizio dei cittadini”. Tuttavia, ha spiegato concludendo Profumo, “aumenteranno in modo esponenziale le superfici che potranno essere attaccate”, e su queste “servirà capacità di presidio”.

ultima modifica: 2019-12-06T19:09:34+00:00 da Stefano Pioppi

 

 

 

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