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Raccontar di vini. Un bel viaggio alla scoperta di microcosmi affascinanti

Il significato letterale dell’espressione nella botte piccola c’è il vino buono ben si addice ad un breve saggio che racchiude al suo interno preziosi contenuti, capaci di condurre il lettore nell’affascinante mondo del vino tra assaggi, passaggi e paesaggi. E’ un volumetto che si legge dapprima tutto d’un fiato per poi ritornare sui “luoghi”, scelti egregiamente dagli autori, per assaporarne tutti gli aspetti parola dopo parola, lettera dopo lettera. Mai a caso e sempre con rimandi pregevoli al gusto della descrizione, al ricamo e al richiamo della scrittura . Questa in sintesi l’impressione di fronte a Vini Veri viaggio nei sensi. Sulle orme di Mario Soldati, di Davide Eusebi e Otello Renzi. L’omaggio a Soldati, in questo lavoro pubblicato dalle Edizioni PLAN, è pieno, morbido e persistente e si avverte durante tutta la narrazione; perché di narrazione si tratta. Sono pagine che ne sviluppano moltissime e rimandano appunto a quei microcosmi magistralmente indagati dal grande scrittore piemontese soprattutto in quel “Vino al vino” ancora fonte di grandi orizzonti tutti da scoprire e assaporare. Gli autori in questo lavoro hanno sapientemente dosato la conoscenza dei vini, raggiungendo anche i non addetti ai lavori; applausi a scena aperta per la socialità, quasi costituzionale nella rimozione degli ostacoli al pieno diritto al vino. Infatti, la scelta degli stessi e delle cantine è stata davvero oculata poiché si contemplano vini alla portata di tutti. Questo segna un altro punto a favore di questo viaggio nei sensi davvero completo, sin dai “titoli” che rendono ogni piccolo “racconto” straordinariamente originale. Dal “sortilegio di vigna” al “rubare l’anima all’uva”, passando per “danzano elfi e ninfe” alla “passeggiata a piedi nudi nel frutteto”. Basterebbero solo queste citazioni per comprendere la portata di queste poche pagine che ne valgono mille. L’opera si distingue anche per la concreta capacità di rompere gli schemi in senso autenticamente buono. Non solo integralismo enologico per palati raffinati di sedicenti guru, ma operazione democratica, allargata dunque ad una platea che prova ad avvicinarsi alla scoperta di sapori non sempre riconoscibili al primo colpo. Ovvero da un grande vino spesso ci si aspetta troppo e come a volte accade la delusione è maggiore rispetto al carico delle nostre aspettative. E allora qui entra in gioco Soldati con quel vino di Carema defilato rispetto al nobile Barolo o a quel Gattinara bevanda pregiata e insieme complesso territoriale di uomini, storie e terre. Insomma non è l’etichetta a fare in vino, ma il vino a fare l’etichetta, Vini sovente nascosti, segreti, misteriosi, anonimi. Esattamente come persone operose che lavorano in silenzio negli anni e in contesti riservati del tipo : Molto oprar, poco dir, nulla vantarsi, base son di chi vuol libero farsi  come affermava quell’astigiano di Vittorio Alfieri. Del resto  lo stesso Mario Soldati raccomandava che se volete trovarvi bene in Italia dovete scoprirla per conto vostro, affidandovi alla vostra fortuna e al vostro istinto, perché una grande legge in Italia è proprio questa: che, da noi, tutto ciò che ha un titolo, un nome, una pubblicità, vale in ogni caso molto meno di tutto ciò che è ignoto, nascosto, individuale.E allora parafrasando il vulcanico scrittore è possibile affermare che  il libro di valore, come il vino prelibato, schiva ogni pubblicità: vuole essere scoperto e conosciuto in solitudine, o nella religiosa compagnia di pochi amici. Una volta scoperto il libro di Davide Eusebi e Otello Renzi lo stesso consente di creare una comunità di amici, quasi un Circolo Soldati, per un costante viaggio nei sensi per il senso stesso di un viaggio all’interno di un calice  da bere per dire grazie alla vita e alla vite…

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