Disabilità/Giustizia serve non Beneficenza

Disabilità/Giustizia serve non Beneficenza

“Non può esserci libertà senza giustizia sociale
e non può esserci giustizia sociale senza libertà.” (Sandro Pertini)

Una recente inchiesta di Reporter (clicca per il servizio) ci interpella riguardo al senso civico necessario per dare voce ai genitori che ogni giorno si sentono raccontare che la scuola italiana è per antonomasia “la più inclusiva perché ha eliminato per prima le scuole speciali” (come dichiarava sabato u.s. (30/11) un ospite di Tv Talk). La stessa rete RAI 3 qualche giorno prima denunciava i numeri impietosi di un sistema scolastico incapace di includere. Mentre si afferma si nega: ne siamo cosi abituati da non farci neanche più caso. Ma mentre ci si abitua si è conniventi con una serie di ingiustizie che potremmo bloccare e sanare. Qui il ruolo indispensabile dei cittadini al servizio della Societas in modo maturo.

Alcuni giorni fa ero ad un convegno presso l’Istituto dei ciechi di Milano e una signora raccontava che spesso, al semaforo, si imbatte in “buonisti benefattori” che hanno deciso di fare una buona azione quel giorno (incuranti se è ciò che serve al beneficato…) e quindi l’aiutano ad attraversare. Il benefattore si sente soddisfatto; il non vedente grato che, nonostante non abbia fatto da sé ciò che poteva fare tranquillamente (parliamo di una non vedente che gioca a rugby e fa tiro con l’arco…), dice a se stesso: “Vorrà dire che oggi ho aiutato qualcuno a sentirsi più buono.”

Un aiuto inutile, non richiesto, ma soprattutto finalizzato all’auto-assoluzione….

Sarebbe interessante chiedere a quel benefattore se sa bene di cosa avrebbe bisogno un bambino non vedente oggi a scuola, lo stato d’animo dei genitori di un bimbo disabile che si sentono raccomandare dalla scuola di tenere il figlio disabile a casa perché manca il docente di sostegno… Questi genitori non lavorano? Di solito mantenere un figlio disabile costa di più. E che futuro avrà quando è proprio la tv nazionale a dirci che mancano più della metà dei docenti di sostegno necessari per i 270 mila allievi disabili?

Quel benefattore sarebbe disposto a domandare come vengono spesi i soldi dei cittadini se, a fronte di 20 mila euro destinati, il risultato è la carrozzina parcheggiata? Se poi la famiglia vira verso la scuola paritaria (si sa, è più inclusiva, fosse solo per quel minimo di carità cristiana), il docente se lo deve pagare in autonomia, o lo devono pagare le altre famiglie oppure la scuola, che di conseguenza è costretta a chiudere. Le famiglie che frequentano le scuole paritarie, in un principio di sussidiarietà al contrario finanziano lo Stato italiano con 6 miliardi di euro annui e con l’80% di personale laico non possiamo dire essere “le scuole dei preti e delle suore”. Ammesso e non concesso che la cosa sia un male.

Il cittadino ha bisogno di chiarezza ma soprattutto di pensieri logici; non ci si senta legittimati ad alimentare la discriminazione attraverso la confusione. Molti passi ormai sono compiuti non si può interrompere il percorso. In un recente convegno è scesa in campo Giusy Versace (mi perdonerà una disabile alla quale tanto è stato tolto, molto ha ricevuto, ancor di più dona) (clicca qui per leggere); ed io, tu, noi? Dove siamo?

LA SOLUZIONE
è rappresentata dall’introduzione del costo standard di sostenibilità, che coinvolga l’intero sistema scolastico e riconosca ogni singolo alunno titolare di un buono, garantendo davvero la libertà di scelta dei genitori”. Il tema è stato al centro, nelle scorse settimane, di un ampio confronto, che ha visto esprimersi a sostegno di un confronto serio sul pluralismo educativo figure trasversali, dal presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati al presidente della Cei Cardinal Gualtiero Bassetti (nel corso del Seminario romano del 14 Novembre 2019) dalla Senatrice Valeria Fedeli, all’Onorevole Valentina Aprea (nel corso del confronto milanese con la Uil l’08 Novembre 2019).

Questa proposta ha trovato accoglienza trasversale da parte dei ministri della Pubblica Istruzione che negli anni si sono succeduti in questi ultimi anni (Gelmini, Giannini, Fedeli), fino all’apertura di un tavolo ad hoc, che ha dato la possibilità a tutte le associazioni e le componenti sindacali di prendervi parte”. Un percorso dunque ben più che avviato. Cosa si aspetta per portarlo a termine?

Ora tocca al Governo Italiano, al Premier Conte, al Ministro Fioramonti… perchè serve Giustizia sociale non Beneficenza.

ultima modifica: 2019-12-03T11:16:45+00:00 da Suor Anna Monia Alfieri