Trump, Macron ed Erdogan a Londra. Il gioco dei leader Nato secondo Marrone (Iai)

Trump, Macron ed Erdogan a Londra. Il gioco dei leader Nato secondo Marrone (Iai)
I presidenti di Stati Uniti, Francia e Turchia stanno conquistando i riflettori londinesi. Eppure le frizioni tra i leader non cambiano la sostanza di un vertice che rafforzerà la postura dell'Alleanza su Russia, Cina e nuove tecnologie. Intervista al responsabile del programma Difesa dell'Istituto affari internazionali, a Londra alla vigilia del summit

Oltre le frizioni tra Donald Trump, Emmanuel Macron e Recep Erdogan, la Nato è unita sulle priorità del vertice di Londra: Russia, Cina e nuove tecnologie. Nel ripensamento dell’Alleanza, potrebbe premiare l’atteggiamento cauto di Germania e Italia, a patto di essere pro-attivi sui maggiori temi che interessano la Nato. Parola di Alessandro Marrone, responsabile del programma Difesa dell’Istituto affari internazionali (Iai), che Formiche.net ha raggiunto mentre si trovava a Londra per seguire la “Nato engages: innovating the Alliance”, conferenza tra funzionari, rappresenti ed esperti dei Paesi membri che a Londra anticipa il vertice tra i capi di Stato e di governo, convocati domani per il Consiglio atlantico. Già oggi, però, le prime (attese) stilettate tra i leader. In mattinata Trump ha definito “offensive” le parole di Macron sulla morte cerebrale della Nato, rilanciando i dazi su molteplici prodotti francesi come ritorsione alla digital tax sui colossi del web americani. Nel pomeriggio l’incontro tra i due, con l’americano a chiedere al collega se non volesse “i foreign fighters detenuti in Siria” e il francese a confermare le sentenza mortifera sull’Alleanza, accusando inoltre la Turchia di “cooperare a volte con combattenti alleati all’Isis”. Nel frattempo a Londra è arrivato anche Giuseppe Conte: “L’Alleanza Atlantica ci ha dato tanto, e potrà darci ancora molto; ne abbiamo bisogno”.

Che clima si respira a Londra? All’evento “Nato engages” prendono pare molti rappresentati degli Stati membri.

Il dibattito è concentrato su tre temi: Russia, Cina e nuove tecnologie. La Russia è in agenda ormai da tanti anni per la situazione in Europa orientale. La Cina è entrata invece per la prima volta per questo vertice. La novità è che gli Stati membri hanno deciso di discutere insieme circa le implicazioni dell’ascesa di Pechino per la sicurezza transatlantica, sia in termini regionali, tra Artico e Africa, sia in termini settoriali, riconoscendo ad esempio che la Cina ha il secondo budget militare al mondo, elemento che ha un peso in un sistema multipolare.

E per le nuove tecnologie?

Si tratta del riconoscimento di cyber e space quali domini importanti per il contesto militare. Il campo cibernetico è già stato riconosciuto da diverso tempo, quello spaziale da poco, ma il messaggio che arriverà dal vertice di domani è che entrambi hanno un’importanza crescente. Questo perché si avverte la corsa tecnologica con Cina e Russia. I tre temi si intrecciano dunque in una competizione multipolare anche sul campo delle nuove tecnologie.

Intanto è già arrivata qualche frizione tra Trump e Macron, con scambi pungenti su Siria e commercio nell’odierno incontro bilaterale. Non c’è il rischio che il vertice si complichi?

L’intervista di Emmanuel Macron all’Economist aveva già lasciato segni molti negativi in termini di fiducia reciproca, soprattutto tra la Francia e i Paesi dell’Europa centro-orientale. Trump, Macron e anche Erdogna sembrano rimanere propensi allo scontro personale su diversi temi. In questo c’è una buona dose di tatticismo. Quando il presidente francese critica la Nato, gli omologhi americano e turco, che pure non sono sempre stati fautori dell’Alleanza, ne riscoprono improvvisamente il valore. È un posizionamento a geometria variabile determinato in parte da ragioni di politica interna. A fronte di ciò, sulla sostanza dei tre grandi temi del vertice c’è convergenza nell’Alleanza.

Aggiungiamo un quarto leader: Angela Merkel. Dopo le critiche per una bassa spesa militare, la cancelliera ha annunciato la scorsa settimana che la Germania vuole avere un peso maggiore e che investirà di più in Difesa. Che ruolo avrà nell’incontro di Londra?

Manterrà sicuramente il consueto atteggiamento costruttivo, graduale e cauto, un approccio a mio avviso necessario in un momento in cui altri leader adottano toni più drastici e bruschi che non fanno bene alla solidità dell’Alleanza. La Germania ha già aumentato la propria spesa per la difesa e continuerà a farlo. C’è l’impegno a raggiungere l’1,5% del Pil e poi il 2%. Non lo farà entro il 2024, ma ha dimostrato una traiettoria seria e risulta oggi meno esposta a critiche. Anche perché sta diventando sempre più importante non quanto, ma come e dove si spende, per quali equipaggiamenti e se lo si fa nel contesto europeo. Il discorso è complesso e la Germania ha scelto giustamente di mantenere un approccio cauto che, mutatis mutandis, è simile a quello italiano.

A proposito di Italia, come ci presentiamo al vertice londinese?

Rispetto al summit di Bruxelles dello scorso anno, ci presentiamo senza dubbio con relazioni migliori con altri Paesi europei, come la Francia, e con una posizione più bilanciata espressa dalle linee programmatiche del ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Sostanzialmente, tale posizione segue quella adottata negli anni precedenti, ma averla messa nero su bianco in un documento ufficiale è un segnale più forte.

Quali sono gli obiettivi da perseguire?

Credo che il punto cruciale sia riconoscere che i temi prioritari per la Nato non sono il Mediterraneo, il nord Africa e il Medio Oriente. È dunque giusto portare tali dossier al tavolo dell’Alleanza, ma occorre anche restare nel dibattito ed essere propositivi in merito ai grandi temi della Nato. In altre parole, non bisogna più limitarsi ai tradizionali punti dell’agenda italiana, ma allargare lo sguardo con posizioni consolidate e bilanciate anche alle questioni che interessano maggiormente gli alleati.

In programma c’è un bilaterale tra Giuseppe Conte e Donald Trump. Arriveranno nuovi avvertimenti sul 5G cinese?

Per gli Stati Uniti la sfida della Cina va ben oltre il 5G. È una sfida economica, geopolitica e strategica su cui il Congresso e gli altri centri decisionali americani stanno prendendo posizione sempre di più. È una spinta politica a considerare la Cina in un contesto strategico di sicurezza, ed è probabile che tale spinta arrivi ancora da Trump con i tratti distintivi di “animale politico” che lo caratterizzano. In ogni caso, l’atmosfera che c’è a Londra indica che per gli Stati Uniti le sfida cinese rappresenta qualcosa di sistemico. Gli alleati europei lo devono tenere bene a mente nelle relazioni bilaterali con Washington e nei contesti multilaterali come la Nato.

In definitiva, il vertice dimostrerà che l’Alleanza non è in “morte cerebrale”?

Sicuramente dimostrerà che c’è un forte dinamismo in ambito Nato. Si parla anche di una riflessione strategica sul futuro dell’Alleanza che potrebbe essere avviata il prossimo anno. Ci sono delle opportunità che l’Italia può e deve cogliere per poter dire la sua. La situazione è infatti in movimento, sia per Trump, Macron ed Erdogan, sia per un contesto internazionale che si dimostra sempre più fluido. La Nato mostra dunque l’agilità nell’affrontare nuove questioni, e vecchi problemi in modo nuovo. Per l’Italia è importante essere presente in modo pro-attivo. Nell’agenda dell’evento di oggi “Nato engages”, con esperti e personalità politiche come il premier canadese Justin Trudeau o il presidente polacco Andrzej Duda, non c’era neanche un italiano, né il riferimento al Mediterraneo. Era un side event rispetto al vertice tra capi di Stato e di governo, ma deve far riflettere.

ultima modifica: 2019-12-03T10:50:13+00:00 da Stefano Pioppi

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