Stefano Bonaccini è ri-eletto Presidente dell'Emilia Romagna con il PD che resta primo partito col 34,7% dei voti. Matteo Salvini ottiene comunque un ottimo risultato per la Lega che è secondo partito con il 31,9%. Alcune riflessioni sono d'obbligo.

Stefano Bonaccini è stato ri-eletto Presidente della regione Emilia-Romagna e con un margine ampio rispetto alla sua avversarsia, Lucia Borgonzoni che – in questo caso non è per dire, ma è di fatto – nemmeno suo padre ha votato.

Bonaccini ha totalizzato il 51,4%  pari a 1.191.980 voti, mentre Borgonzoni il 43,6% con 1.010.669 voti. In Emilia-Romagna era possibile il voto disgiunto, ossia, si poteva votare il Presidente e una qualsiasi altra lista.

In base ai dati riportati su Repubblica.it (su dati del ministero degli interni) il Partito Democratico è il primo partito con il 34,7% dei voti a seguire la Lega con il 31,9%, poi Fratelli d’Italia all’8.6%. Scomparso o quasi il Movimento 5 Stelle al 4,7% dei voti (più del suo candidato Presidente, che si è fermato a, 3,5%).

Cosa può significare tutto questo?

La regione è “a sinistra” con una coalizione che – a fronte di un’altissima partecipazione elettorale, che alcuni sostengono essere dovuta anche alle manifestazioni delle Sardine delle ultime settimane – supera il 51%, ma è avanzata – e in modo preoccupante – la destra, quella nazionalista e xenofoba.

La cosa è preoccupante e non va presa sotto gamba: Lega e Fratelli d’Italia insieme, infatti, totalizzano oltre il 40% dei voti espressi.Con la destra “moderata” di Forza Italia ridotta all’insignificanza.

Il PD è dunque l’unica formazione politica che ha raccolto forte consenso sul territorio presentanto un ottimo candidato. Le liste collegate a Bonaccini hanno totalizzato, invece,  % di voto relativamente basse – ad eccezione della lista “Bonaccini Presidente”, trainata evidentemente dal nome del candidato. +Europa, PSI e verdi sono quasi inesistenti. La lista di sinistra – Coraggiosa – tiene con un 3,8%, e potrà eleggere assieme a Bonaccini Presidente dei consiglieri.

L’esito delle elezioni regionali poteva essere diverso se la Lega avesse presentato un altro candidato. Più conosciuto ma, soprattutto, più rispettato. Quindi, dopo il giubilo per l’esito di queste elezioni di chi si oppone alla deriva salviniana, nazionalsita e xenofoba – e a tratti anche confessionale – deve esserci l’azione concreta, perché le altre tornate elettorali potrebbero invece riservare brutte soprese.

La Lega è saldamente il secondo partito e da sola ottiene il 31,9% dei voti. Fratelli d’Italia è il terzo partito in Emilia-Romagna. Uno scenario che fino a qualche anno fa era inimmaginabile.

Per assurdo, malgrado la sconfitta in Calabria, il PD è primo partito anche in questo caso, con il 15% dei voti. Lega e Forza Italia a pari merito con il 12,5%. In questo caso il voto disgiunto non era un’opzione e il contesto politico  e sociale è molto più frastagliato. Unico dato comune è il pessimo risultato del M5S che si ferma al 6,2% dimostrando di essere, a livello locale, tornato a livelli di insignificanza della prima fase (2009-2013) della sua esistenza.

Quindi, il PD resta l’unica opzione politica credibile alternativa a questa destra. Come scrivevo tempo fa, il partito ha al suo interno le risorse umane e politiche per reagire e creare un’alternativa seria e credibile. Ora, al lavoro per costruirla, l’alternativa. Le sfide elettorali non sono finite.

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