Il capodanno in piazza mi è sempre piaciuto perché ha quel sapore di libertà e di scoperta tipico della giovane età. Quest’anno sono stata in piazza del Campo a Siena, per me una delle piazze più belle del mondo, con la sua inconfondibile forma a conchiglia, i palazzi maestosi, la Torre del Mangia, la fonte Gaia, per vedere lo spettacolo di Paolo Ruffini Up&Down Un capodanno normale”, sotto la regia di Lamberto Giannini e la consulenza artistica di Claudia Mazzeranghi, organizzato dall’amministrazione comunale senese per festeggiare l’arrivo del 2020.

Un One man show che ha visto sul palco Paolo Ruffini, Claudia Campolongo al pianoforte e sette attori disabili della Compagnia Mayor Von Frinzius, cinque di loro con sindrome di Down, uno affetto da autismo ed uno in carrozzina.

“Up&Down” da Ottobre 2019 ha fatto il giro dei più importanti teatri italiani e sarà possibile vederlo fino a Marzo 2020. Ma, inutile dirlo, la scenografia naturale di Piazza del Campo, gremita di gente fin dalle 21, non ha rivali.

La serata è stata aperta dalle Voci Sole, fra cui la stessa Claudia Campolongo, un gruppo di cantanti provenienti dal mondo del musical che hanno scaldato bene l’atmosfera con le cover di vari autori rock, pop e reggae, fra cui il grande Bob Marley. Poi è arrivato Ruffini come sempre prontamente ironico e autoironico, anche nelle interazioni con il pubblico, brillante e goliardico nel tipico spirito labronico. Non è più il Ruffini dei doppiaggi per l’associazione cinematografica il Nido del Cuculo, ma un Ruffini più maturo e pur sempre fedele a se stesso, al suo carattere ed alle sue origini.

Il tema dello spettacolo sono le relazioni, con la scuola, la musica, il cinema, lo sport, il futuro, l’amore e naturalmente la diversità. La normalità non esiste e la diversità non può e non deve essere un problema. Essere “up” o “down” in fondo è uno stato d’animo. La “sindrome di up” può essere imparata proprio dai ragazzi down.

Questo è il messaggio forte dell’happening, il filo rosso che attraversa tutta la manifestazione, insieme a molte riflessioni, in gran parte autobiografiche, battute, umorismo. Sulla scuola e sugli studenti vivaci (“Gli studenti vivaci vanno tenuti in classe e li va fatta una carezza”) oppure sull’amore (Ruffini ha chiamato sul palco una coppia tra il pubblico di ultrasettantenni sposati da 50 anni per sapere come hanno fatto a resistere così tanto tempo). Da sottolineare, oltre al divertimento, la valenza culturale di una attività teatrale che intende sensibilizzare il pubblico su questioni così importanti e al tempo stesso delicate.

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