Boschi, Italia Viva e il garantismo. L’opinione di Ocone

Boschi, Italia Viva e il garantismo. L’opinione di Ocone
Renzi e Boschi parlano in maniera strumentale o è una battaglia di civiltà a cui veramente credono? Ciò che conta è che qualcuno impugni la bandiera, oggi molto stropicciata, del garantismo. Casomai per una fortuita convergenza fra interessi e idealità

“Questo Pd è sempre più populista”. Parole forti quelle di Maria Elena Boschi nell’intervista concessa a Giovanna Casadio di Repubblica uscita stamattina. E un impegno serio: Italia Viva non accetterà “derive giustizialiste” perché “puntiamo a difendere lo stato di diritto”. Tattica politica? Necessità di contraddistinguersi dal Pd e crearsi un’identità forte da poter poi spendere elettoralmente, a maggior ragione nel momento in cui l’altro partito da sempre garantista, Forza Italia, è in profonda crisi di identità e per molti osservatori sta procedendo inesorabilmente verso un tracollo parlamentare ed elettorale? E non suona un po’ strano che Matteo Renzi, che ha contribuito forse più di tutti a far nascere il Conte bis, abbia cominciato a sparare sul governo già dal giorno seguente la sua nascita? Non c’è forse la necessità di conquistare non solo visibilità, ma spazi e potere, tirando la corda fino a un momento prima che si spezzi e faccia cadere il governo, nel frattempo incassando sul terreno delle nomine e affini quanto più possibile?

In sostanza, il “garantismo” è giocato da Renzi e da Boschi in maniera strumentale o è una battaglia di civiltà a cui veramente credono? È proprio sincera Boschi quando dice che “dovendo scegliere tra difendere un ideale o difendere la poltrona, noi scegliamo l’ideale”? Ovviamente ognuno avrà le sue risposte a queste questioni, ma in verità le intenzioni ultime in politica contano poco. Almeno sul momento. Così come la stessa “sincerità”, che è un valore morale fondamentale, in politica non è un valore.  Su quest’ultimo terreno ciò che conta è che qualcuno impugni la bandiera, oggi molto stropicciata, del garantismo. Casomai per una fortuita convergenza fra interessi e idealità.

Il garantismo non è, infatti, un’opzione fra le altre a partire dalle quali poter scegliere pragmaticamente di volta in volta la migliore, quasi che si potesse essere “né giustizialista né garantista”, come con infelice espressione ha detto il presidente del Consiglio. Ma è semplicemente parte integrante di quei valori pre- o metapolitici che dovrebbero avere il consenso di tutti in un paese civile. Cosa che purtroppo non è più così per l’Italia da un pezzo. Certo, intuire la “sincerità” o meno di una proposta politica può servire per anticipare il gioco futuro di un partito (detto altrimenti: in un domani anche prossimo quelli di Italia Viva potrebbero passare dall’altra parte del campo se ne scorgessero la maggiore convenienza?). Ma anche in questo caso siamo su un terreno politico e non morale.

Se però ci poniamo su un altro livello, come si addice a chi riflette sulle cose della politica, dobbiamo appunto osservare che in realtà la “deriva giustizialista” paventata da Boschi ormai è cosa compiuta in Italia. La politica da queste parti non vuole e non sa difendersi, nemmeno oggi che il consenso per certa magistratura d’assalto è calato enormemente. Anzi i suoi attori ciecamente utilizzano la giustizia per sconfiggere gli avversari, in un gioco infinito che oggi li vede carnefici e domani probabili vittime. Non si può che fare allora  affidamento su chi politicamente è dalla propria parte in un dato momento e soprattutto sperare che sia la società civile a far sentire forte una voce “garantista” ai partiti politici.

Il fatto, ad esempio, che gli avvocati, da una parte, e alcune frange della magistratura, dall’altra, abbiano negli ultimi tempi rotto il conformismo finora imperante tra gli operatori di giustizia, è un segno importante e da non sottovalutare.

ultima modifica: 2020-02-13T12:50:13+00:00 da Corrado Ocone

 

 

 

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