Olanda, Austria, Danimarca e Svezia. Sono loro (con il velato sostegno di Berlino) i quattro che lavorano per abbassare il bilancio dell’Ue. Dall’altra parte ci sono “gli amici della coesione”, con Italia e Spagna in testa. A farne le spese potrebbero essere Spazio e Difesa, settori strategici per la Penisola che ora (con Romania e Portogallo) presenterà una controproposta

Una fumata più nera non poteva arrivare dal vertice straordinario del Consiglio europeo di Bruxelles. Le distanze sul bilancio dei prossimi sette anni sono ancora incolmabili tra chi vorrebbe un’Unione più ambiziosa (compresa l’Italia) e chi punta a contenere la spesa, con in testa il noto gruppo dei cosiddetti “quattro frugali”: Olanda, Austria, Danimarca e Svezia. A farne le spese potrebbero essere due settori strategici su cui la Commissione europea aveva alzato le aspettative, e per cui anche la Penisola chiede maggiori risorse: Spazio e Difesa.

LA FUMATA NERA

Tra sessioni plenarie, tanti bilaterali e numerosi incontri di gruppi ristretti, a dare l’idea dello stallo è stato il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, che ha parlato dei “negoziati più difficili della storia”. Come notato dallo stesso premier Giuseppe Conte, si fronteggiano d’altra parte visioni dell’Ue differenti, ulteriormente complicate dal buco di risorse causato dall’uscita del Regno Unito. Semplificando, si fronteggiano due schieramenti: i quattro frugali che puntano a contenere il bilancio sotto l’1% del Pil complessivo, mantenendo il “rebate” (rimborso per i contributori netti al budget comune) e riducendo le risorse per agricoltura e coesione; e gli “amici della coesione”, quindici Paesi tra cui spiccano Italia, Spagna e Portogallo che sostengono invece esattamente l’opposto.

IL NON PAPER DELLA COMMISSIONE…

Il compromesso è difficile, pur partendo dalla proposta presentata lo scorso 14 febbraio dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel, frutto già di diversi mesi di negoziati. Lo ha dimostrato la stessa Commissione, che nel pomeriggio di ieri ha provato a far circolare una nuova proposta (il non paper) con un aumento delle risorse per la politica agricola e il mantenimento del rebate. In tutto, il bilancio risulterebbe comunque inferiore rispetto a quello di Michel, in linea con le richieste dei “quattro frugali”.

…E IL PARADOSSO

A farne le spese, sarebbero il programma spaziale (con meno 900 milioni) e la Difesa, che perderebbe totalmente 1,5 miliardi previsti per la mobilità militare. Dimezzata (da 8 miliardi a 4,5) la European Peace Facility, lo strumento off-budget per finanziare le missioni della politica di sicurezza e difesa comune (Csdp) in Paesi esterni all’Unione su cui la proposta originaria della Commissione parlava addirittura di 10,5 miliardi di euro. Il non paper è stato già accantonato ma dà l’idea delle difficoltà negoziale. È apparso difatti paradossale che i tagli in esso contenuti sono stati proposti dalla stessa Commissione targata Ursula Von der Leyen che aveva chiesto “un’Unione più geopolitica”, ereditando dal precedente esecutivo cospicui piani per Difesa e Spazio.

LE DICHIARAZIONI

Ora si riparte con la consapevolezza di distanze davvero ampie. Italia, Romania e Portogallo, tutti amici della coesione, elaboreranno una controproposta. I temi spaziali e della difesa rischia di rimanere ai margini del dibattito, e quindi più esposti a eventuali tagli. D’altra parte, tra i big apparsi alla stampa a margine del Consiglio europeo, hanno parlato del nuovo Fondo europeo di difesa (Edf) solo Emmanuel Macron e Josep Borrell. Il primo conserva l’ambizione di guidare l’Europa della Difesa. Il secondo ha ereditato da Federica Mogherini il compito di promuoverla in un’ottica condivisa e inclusiva. “Se vuoi essere un player, hai un prezzo da pagare – ha detto Borrell prima del vertice a Bruxelles – noi abbiamo bisogno di più difesa e sicurezza e di costruire capacità”.

LE TRE PROPOSTE

In ogni caso, tutti i segnali indicavano che il Consiglio europeo potesse chiudersi senza un accordo. La stessa proposta inviata ai leader dal presidente Michel nel giorno di San Valentino appariva non in linea con le richiesta di Paesi come Francia e Italia, con la Germania più defilata e per alcuni vero artefice del blocco compatto dei “quattro frugali”. La proposta di Michel poggiava sul box predisposto a dicembre dalla presidenza finlandese del Consiglio dell’Ue, frutto dei primi negoziati condotti del Consiglio Affari generali. Sebbene Michel prevedesse un leggero rialzo rispetto alla proposta finlandese (da 1.087 miliardi a 1.095), la distanza su numeri della Commissione (1.134 miliardi) appariva ancora ampia.

IL RUOLO DEL PARLAMENTO

Una distanza maggiore emergeva al confronto con la proposta del Parlamento europeo, rilasciata già a novembre 2018 e confermata lo scorso ottobre per 1.324 miliardi. Non a caso, l’organo legislativo dell’Ue è sul piede di guerra per mantenere alto il livello d’ambizione, con il presidente David Sassoli che ha già avvertito sulla possibilità che l’aula di Strasburgo non voti la proposta su cui dovranno convergere i Paesi membri. Sotto la lente ci sono anche Spazio e Difesa, che il Parlamento vorrebbe mantenere a livelli importanti.

I TAGLI ALLO SPAZIO…

D’altra parte, la Commissione aveva proposto a giungo del 2018 per il Programma spaziale ben 16 miliardi di euro, di cui circa 9,7 miliardi per Galileo ed Egnos (le infrastrutture satellitari per navigazione e puntamento, il cui obiettivo resta l’affrancamento dal sistema americano Gps) e 5,8 miliardi per il sistema europeo di osservazione della Terra, Copernicus. Dal box della presidenza finlandese emergeva una riduzione a 12,7 miliardi, solo leggermente corretta dalla proposta di Michel (fino a 13,2 miliardi). Ma l’Ue ha ambizioni notevoli sul settore spaziale, anche alla luce della prossima riforma della governance che dovrà introdurre l’Agenzia spaziale dell’Ue (Euspa) e ridefinire i rapporti con l’Agenzia spaziale europea (Esa).

…E ALLA DIFESA

Ancora maggiore il taglio subito dalla Difesa, grande novità del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027. La Commissione aveva proposto 13 miliardi per il nuovo Fondo europeo di difesa (Edf), di cui 8,9 per lo sviluppo di capacità (nella formula del cofinanziamento), e 4,1 per la ricerca. Numeri basati su programmi-pilota già avviati sul tema: l’azione preparatoria per la ricerca nel campo della difesa (Padr, 90 milioni per tre anni 2017-2019) e il Programma europeo di sviluppo dell’industria della difesa (l’Edidp, con 500 milioni per il biennio 2019-2020). Nonostante gli interessi specifici dei singoli Paesi, l’ambizione francese per guidare il settore e i difficili negoziati sulle regole di erogazione, l’aumento delle risorse per la Difesa comune è pressoché comune a tutti i Paesi membri. Eppure, il settore è stato travolto dalla revisione al ribasso.

NUMERI E AMBIZIONI

Il box finlandese ha portato a dimezzare l’Edf fino a 6 miliardi, solo parzialmente rinvigorito dalla proposta di Michel, salita a 7 miliardi. Ancora più strano il destino dei finanziamenti per la mobilità militare, punto caro anche alla Nato, con il programma “Connecting Europe facility”. La Commissione proponeva 6,5 miliardi, ridotti a 2,5 dai negoziati finlandesi e addirittura a 1,5 dalla proposta del presidente Michel. Nel “non paper” della Commissione, scompare totalmente.

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