Ecco le capacità che le Forze armate possono mettere a disposizione del Paese nell'emergenza Coronavirus. Il commento del generale Mario Arpino, già capo di Stato maggiore della Difesa. Particolarmente coinvolto il ministro Guerini, originario di Lodi, già sindaco e presidente di provincia

Non solo immobili per la quarantena e presidi delle zone isolate. Le Forze armate possono fare la loro parte nell’emergenza coronavirus anche con il servizio sanitario militare e le eccellenze nel campo del trasporto speciale e d’urgenza. Vantano poi “la reattività di risposta” tipica di chi risponde agli ordini, essenziale in situazioni che richiedono rapidità. L’importante, ci spiega il generale Mario Arpino, già capo di Stato maggiore della Difesa, è che “gli ordini siano strutturati e coordinati”.

L’IPOTESI MILITARE

Ieri, dopo il decreto del governo, è arrivata dal Viminale l’ordinanza che dispiega 500 uomini a presidio dei 43 varchi, unica via per entrare ed uscire dalle aree focolaio, tra lodigiano e padovano. L’ipotesi di impiegare anche militari dell’Esercito, come aveva detto il premier Giuseppe Conte, resta l’estrema ratio, anche per evitare che cresca l’allarmismo (“saggia idea”, secondo Arpino). In ogni caso, “i militari devono essere sempre preparati a tutto, anche a fronteggiare le emergenze sul territorio nazionale”, ha notato il generale. La parola d’ordine è “coordinamento”. Difatti, ha aggiunto, “in un sistema coordinato le Forze armate possono fare molto, soprattutto nei primi momenti dell’emergenza mentre il sistema civile nazionali si organizza”.

LA TERZA MISSIONE DELLE FORZE ARMATE

È la terza missione della Difesa, scritta a chiare lettere sul Codice dell’ordinamento militare. Dopo la difesa dello Stato e il contributo alla pace e alla sicurezza internazionale attraverso le organizzazioni di cui l’Italia è parte, alle Forze armate spettano “concorso nelle attività di protezione civile su disposizione del governo, concorso alla salvaguardia delle libere istituzioni e il bene della collettività nazionale nei casi di pubbliche calamità”. L’impiego dei militari per la “terza missione” della Difesa è ormai noto a tutti. L’operazione Strade sicure ci ha abituato alla vista di uomini e donne in divisa per le nostre città. Tra terremoti, emergenze neve e inondazioni, sono tanti gli eventi emergenziali che hanno registrato l’intervento (sempre apprezzato) della Forze armate.

LE STRUTTURE PER LA QUARANTENA

Il primo contributo è di natura logistica, con le strutture che potranno essere utilizzate per la quarantena, come già fatto dal Centro sportivo olimpico nella città militare della Cecchignola per i connazionali rientrati dalla Cina. Tra le Forze armate, “è l’Esercito ad avere maggiore disponibilità di locali da poter rendere disponibili; si tratta di immobili – spiega il generale Arpino – non più occupati viste le riduzioni al personale degli ultimi anni”. Sono già utilizzabili? “Forse ci sarà bisogno di ristrutturarli, ma se l’esigenza fosse di lungo periodo, ci sarà modo di farlo; i cinesi impiegano poche settimane per realizzare interi ospedali; credo che noi saremmo in grado di attivare immobili utilizzati in passato”.

LA RICERCA MILITARE

Poi c’è il sistema di sanità militare. “Mantiene in stato di salute all’incirca 200mila uomini, Carabinieri compresi, con capacità di ricerca e un centro, a Firenze, dedicato a tenere aggiornata la farmaceutica militare”. I medici militari, “anche grazie al lavoro presso gli ospedali civili, sono sempre ben aggiornati”. Certamente, spiega Arpino, “l’università resta il regno della ricerca, ma anche la Difesa può dare il suo contributo”. A tutto questo si aggiunge “la capacità reattiva che solo le Forze armate possono esprimere”. È la risposta rapida dei militari agli ordini dei superiori. “L’importante – nota il generale – è che gli ordini siano ben organizzati e strutturati, e che vengano presi dalle autorità ascoltando i capi delle Forze armate”.

LE CAPACITÀ DI TRASPORTO

Oltre l’Esercito, anche Marina e Aeronautica “hanno capacità per situazioni come questa e credo anche la volontà di metterle a disposizione del Paese”. Per quanto riguarda l’Arma azzurra, nota Arpino, “ha da tempo capacità di trasporti sanitari speciali grazie al lavoro portato avanti dal Centro sperimentale volo”. È stato evidente da subito anche per il Coronavirus. I connazionali bloccati a Wuhan dopo lo scoppio dell’emergenza (compreso Niccolò, costretto a restare qualche giorno in più per la febbre) e poi quelli a bordo della Diamond Princess sono rientrati in Italia grazie al velivolo da trasporto KC767 dell’Aeronautica militare appositamente attrezzato. Tale capacità è nel bagaglio d’esperienza dell’Arma azzurra sin da quanto fatto cinque anni fa in occasione dell’Ebola.

IL MINISTRO DI LODI

In questa particolare situazione c’è poi da annoverare il coinvolgimento diretto del ministro Lorenzo Guerini, originario di Lodi, già sindaco del Comune lombardo e primo presidente della Provincia. Sin dalle prime ore di venerdì, quando iniziavano ad aumentare i numeri del contagio, il titolare di palazzo Baracchini assicurava “massima collaborazione e tempestività da parte della Difesa per la disponibilità di eventuali risorse e strutture militari necessarie e per garantire tutto il massimo supporto per la gestione di questa situazione”. Per “avere un quadro più chiaro possibile delle misure da intraprendere”, annunciava di recarsi personalmente in loco, rassicurando sul fatto che “l’Italia ha tutte le capacità per affrontare questa situazione nel migliore dei modi”.

OTTANTA CARABINIERI NELLA PROVINCIA

Nelle ore successive si collegava dalla prefettura di Lodi con il comitato nazionale di Procedura civile, annunciando di aver già richiesto al generale Giovanni Nistri, comandante dell’Arma dei Carabinieri “l’invio di un rinforzo all’attività del Comando provinciale di Lodi”. Ottanta in tutti i militari inviati nella provincia, “preventivamente istruiti ed equipaggiati per l’emergenza” insieme a “un ambulatorio mobile e supporto medico per il personale impiegato”.

“GLI SFORZI IN CAMPO”

La nota più lunga è però arrivata nella tarda serata di sabato, quando i numeri hanno iniziato ad assumere dimensioni più consistenti: “Vivo nel Lodigiano, sono cresciuto qui e amo questa terra e la sua gente”. Poi i ringraziamenti, al prefetto e alle Forze dell’ordine “per il lavoro che stanno facendo, così come tutte le altre istituzioni a partire da quelle sanitarie; ho constatato oggi direttamente con mano – spiegava il ministro – gli sforzi che stanno mettendo in campo, la professionalità, la competenza, il lavoro e credo siano le prime garanzie per affrontare al meglio questa situazione che insieme verrà certamente superata”.

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