Irlanda al voto, nazionalisti in vantaggio e minaccia Brexit

Irlanda al voto, nazionalisti in vantaggio e minaccia Brexit
Sinn Fein, ex braccio politico dell’Ira, è primo nei sondaggi. Ma in caso di vittoria i numeri non basterebbero per formare il governo, mentre gli elettori esigono una risposta ai - non pochi - problemi interni

L’Irlanda vota oggi in elezioni legislative anticipate. E al centro della campagna elettorale ci sono i rischi della Brexit per il Paese vicino del Regno Unito. Ed è che il divorzio tra l’Unione europea e il Regno Unito non è finito, anzi, questa sarebbe solo la prima parte, secondo le parole del premier.

Lo scorso 31 gennaio, con la formalizzazione della Brexit, il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord è diventato la nuova frontiera tra il Regno Unito e l’Europa. Le dinamiche dovrebbero restare invariabili fino alla fine dell’anno, ma da Bruxelles è partito l’avvertimento: nel caso in cui non si  trovasse un’intesa sul rapporto futuro, il rischio di una rottura sarebbe inevitabile.

Così Varadkar si è concentrato per accreditarsi come la figura più adeguata per portare avanti quest’accordo.

Di fronte alla minaccia di una Brexit senza accordo, con devastati effetti sull’economia dell’Irlanda, il partito Fianna Fail aveva deciso di sostenere il governo di Fine Gael. Ma l’alleanza si è inquinata con diversi scandali di corruzione, problemi del sistema sanitario del Paese e un aumento della crisi delle abitazioni.

Dagli scontri tra le due formazioni politiche, il partito nazionalista Sinn Fein ne ha tratto vantaggio. L’ultimo sondaggio Ipsos MRBI, uscito sul quotidiano Irish Times lo colloca con il 25% dei voti. Il partito è l’ex braccio politico dell’Esercito Repubblicano Irlandese (Ira).

I nazionalisti Sinn Fein sono per la prima volta in vantaggio di Fianna Fail (con il 23%) e il Fine Gael (con il 20%). È per questo che sono stati invitati a partecipare ad un dibattito elettorale nell’emittente pubblico RTE, anche se all’inizio il confronto televisivo era previsto solo tra Varadkar e Martin.

Tuttavia, in caso di conferma di questi numeri, i risultati (storici) non basterebbero per fare formare il governo a Sinn Fein; il partito guidato da Mary Lou McDonald (nella foto) avrebbe bisogno di un’alleanza per creare un esecutivo di coalizione.

Agli elettori, invece, sembrano preoccupare più della Brexit i problemi interni come la crisi del sistema sanitario e la mancanza di abitazioni. Queste sono le due priorità citate nei sondaggi, mentre l’uscita del Regno Unito dall’Europa è al numero 12.  Secondo l’organizzazione Focus Ireland il numero di famiglie irlandesi senza tetto è aumentato del 280% da dicembre de 2014 ad oggi.

Marco Varvello, Bureau chief Rai per il Regno Unito, ha spiegato in un focus per l’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), che l’ascesa di Sinn Féin è un chiaro effetto della Brexit sulla politica irlandese: “Se la frammentazione del quadro politico irlandese dovesse essere confermata, con Sinn Féin alla pari con Fianna Fáil e Fine Gael, proverebbe che l’uscita britannica dall’Ue ha aumentato le tendenze centrifughe nel Regno Unito. Scozia ma anche Ulster dunque”.

Inoltre, l’analista sostiene che “l’ipotesi di una riunificazione delle due Irlande, che è parte del programma di Sinn Féin, non appartiene al campo della fantapolitica: negli accordi del Venerdì Santo del 1998 è espressamente prevista la possibilità di un referendum per la riunificazione dell’isola, qualora se ne verificassero le condizioni”.

ultima modifica: 2020-02-08T13:30:41+00:00 da Rossana Miranda

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